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News dal mondo della Sanità

14 Marzo 2015

E’ una strana storia quella denunciata dall’associazione di categoria dei medici dirigenti Anaao Assomed, che riesce a spiegare meglio di altre cose come viene amministrato il settore sanità in Sicilia Hanno vinto un concorso ma non sono stati mai assunti, pur essendo mantenuti in servizio con contratti a tempo determinato. E’ l’incredibile vicenda di quattro medici chirurghi dell’Azienda ospedaliera “Policlinico-Vittorio Emanuele”, di cui abbiamo già parlato su Sudpress, che da 12 anni sono bloccati in una sorta di limbo burocratico: pur avendo vinto un concorso, e successivamente immessi in ruolo, non sono mai stati formalmente inquadrati nella pianta organica.

La storia inizia quando i quattro medici, nel lontano 2003, vinsero il concorso per dirigente medico. Solo nel 2012, però, venne emanata dall’azienda ospedaliera la delibera con la quale si prevedeva l’immissione in ruolo dei dirigenti medici vincitori del concorso nelle rispettive discipline. Incredibilmente, però, dalla graduatoria vennero assunti tutti gli aventi diritto, tranne quelli – per l’appunto – di chirurgia generale. “Sembra un vera e propria persecuzione nei nostri confronti e non capiamo onestamente il perchè” commenta amareggiata la dott.ssa Silvana Latino, una dei medici coinvolti dalla vicenda. Il prossimo 15 marzo scadrà l’ultimo contratto a tempo determinato dei quattro medici che adesso rischiano addirittura il mancato rinnovo. Al danno, però, si aggiunge la beffa.

 Perchè in questa storia i lati oscuri sembrano essere più d’uno. Infatti, in virtù dello stesso concorso, l’Azienda ospedaliera ha provveduto ad assumere tre dirigenti medici in pediatria e uno in anatomia patologica, anche se in tali discipline esiste un esubero di quindici unità, così come è dato leggere nella lettera che l’associazione di categoria Anaao Assomed, tramite il proprio segretario regionale Pietro Pata, ha deciso di inviare all’assessore alla Sanità Lucia Borsellino e, per conoscenza, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. A rendere ancora più nebulosa la vicenda, però, si aggiunge anche il fatto che l’Azienda ha trattenuto in servizio alcuni dirigenti medici di chirurgia generale, nonostante questi abbiano superato i 65 anni e maturato dunque i requisiti per la quiescenza, così come previsto dalla normativa applicabile in materia. “Tra l’altro in chirurgia ci sono dirigenti medici non appartenenti alla nostra disciplina.

Anche se con una direttiva assessoriale del 2009 è stato imposto alle Aziende ospedaliere di procedere alla riallocazione dei medici in esubero, questo non è mai stato fatto da noi. Il nostro d’altronde è un esubero fittizio, perchè chirurgia generale possiede in pianta organica composta anche da medici non operanti nella nostra disciplina e che in realtà fanno altro, e ciò impedisce la nostra assunzione” aggiunge la dott.ssa Latino, parlando anche delle ripercussioni sull’efficienza della struttura e del suo intervento sanitario. “Faremo un esposto alla Procura della Repubblica, per denunciare le illegittimità riscontrate in questa vicenda.

E’ giusto che la Magistratura faccia luce su una situazione oggettivamente opaca. Anche l’opinione pubblica deve sapere: deve conoscere i veri motivi che portano l’abbassamento della qualità dell’intervento sanitario. Deve capire il perchè, ad esempio, dei rinvii degli interventi chirurgici o delle visite. Questa è una questione che riguarda in primo luogo i cittadini” sottolinea il segretario regionale di Anaao Assomed Pietro Pata. L’intervista alla dott.ssa Elisabetta Lombardo e a Pietro Pata, rispettivamente a capo della segreteria aziendale e regionale di Anaao Assomed.

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18 Febbraio 2015

Per la Commissione Pediatria del Sindacato, un Ssn che si rispetti dovrebbe attivarsi per monitorare l’attuazione delle linee guida sui punti nascita nelle Regioni, piuttosto che aspettare l’evento avverso per indignarsi e ricercare colpevoli. Soprattutto il taglio dei Pl non deve colpire quelli di Terapia intensiva neonatale

“Gli accertamenti di responsabilità in corso ci diranno se l’evento fosse realisticamente evitabile e l’indagine della magistratura farà il suo corso. Speriamo soltanto che, alla fine, non siano i medici e gli operatori sanitari ad essere riconosciuti come colpevoli, dopo aver letto le immancabili dichiarazioni del mondo della politica, le minacce di commissariamento, gli annunci di dimissioni, di commissioni d’inchiesta, di interventi dei Nas e le promesse di responsabili che pagheranno”.

È quanto dichiara in una nota la Commissione Pediatria Anaao Assomed che lancia alcuni quesiti: “Può la politica sfilarsi dalle responsabilità, dichiarando sconcerto e sorpresa? Oppure, più realisticamente, dovrebbe assumersi la responsabilità di omissioni di organizzazione e di controlli, che ci consegnano la percezione di un sistema pletorico e magari costoso, quanto differenziato per aree geografiche e disorganizzato?”.

“Un Servizio Sanitario Nazionale che si rispetti, soprattutto dopo l’accordo Stato Regioni del 2010 – sottolinea il sindacato –  dovrebbe attivarsi per monitorare l’attuazione delle linee guida nelle varie realtà regionali, piuttosto che aspettare l’evento avverso per indignarsi e ricercare colpevoli. Chiedere che ogni punto nascita, pubblico e privato, sia dotato di una Terapia Intensiva Neonatale mi pare velleitario. Ma che ogni punto nascita sia dotato di una assistenza neonatale efficiente e dedicata h. 24 ci sembra doveroso. Una rete neonatale efficiente prende in carico il paziente dal momento dell’attivazione, garantendo un monitoraggio dei posti letto di terapia intensiva ed un trasporto protetto con personale ed attrezzature dedicate (STEN).Tutto questo si chiama organizzazione in rete. A chi tocca il dovere di renderne esecutiva l’applicazione? E speriamo pure che, nel taglio generalizzato di posti letto, effetto della spending review, non sia finito anche il taglio di posti letto di Terapia Intensiva Neonatale”.

16/02/2015

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10 Febbraio 2015

06 FEB – “Decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogati il comma 13 dell’articolo 41 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e il comma 6-bis dell’articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66”. Questa disposizione contenuta nell’art. 14 della Legge 161/2104 conclude una lunga battaglia condotta, vittoriosamente, dall’ Anaao Assomed a difesa del diritto al riposo e alla determinazione di un tempo massimo di lavoro settimanale per i dirigenti medici e sanitari dipendenti del SSN.

La storia
L’Unione europea dispone dal 1993 (Direttiva 104/1993 CE) di standard comuni che disciplinano l’orario di lavoro, applicati dal 2000 (Direttiva 34/2000 CE) a tutti i settori dell’economia. La direttiva sull’orario di lavoro è una pietra miliare dell’Europa sociale, poiché assicura una protezione minima a tutti i lavoratori contro orari di lavoro eccessivi e contro il mancato rispetto di periodi minimi di riposo. Nel novembre 2003 la Direttiva 88/2003 CE, una sorta di testo unico sull’organizzazione dell’orario di lavoro, raccoglie i criteri “minimi” relativi a riposi, pause, ferie, orario massimo di lavoro, lavoro notturno. Per il riposo giornaliero la misura considerata “minima” dalla CE è quella di 11 ore consecutive nell’arco di 24 ore, partendo dall’inizio dell’ attività, mentre il tempo di lavoro massimo settimanale è individuato in 48 ore, comprendenti anche le quote di lavoro straordinario.

In Italia le Direttive 104/1993 e 34/2000 sono state recepite nell’aprile del 2003 come D.Lgs. 66.
La direttiva europea dà fondamenta giuridiche alla evidenza che periodi lavorativi prolungati producono effetti negativi sulla salute degli interessati ed aumentano il rischio d’errore. Il D.Lgs 66/2003 all’art. 1 definisce riposo adeguato: “Il fatto che i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza, della fatica o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute a breve o a lungo termine”.

Nel dicembre 2007, con la Legge Finanziaria 2008, per questioni di natura economica, è stata decisa a tavolino, e concordata tra le diverse forze politiche, una deregulation totale degli orari di lavoro del personale medico e sanitario. In alcune fasi del suo iter questa idea ha raggiunto aberrazioni tali che i medici avrebbero potuto lavorare anche due giorni di fila senza che ciò fosse illecito. Sono stati quindi creati supporti legislativi impropri per modificare l’art. 7 (riposo giornaliero) e l’art. 4 (durata massima dell’orario di lavoro settimanale) del D.Lgs 66/2003 con cui si era stata recepita in Italia la direttiva europea sulla organizzazione dell’orario di lavoro. I governi allora in carica (prima Prodi, poi Berlusconi) negavano ai medici e ai dirigenti sanitari quel diritto alla salute che è inalienabile e costituzionalmente garantito, a dispetto della palese illegittimità delle modifiche alla direttiva europea, di non pochi dubbi di co-stituzionalità e degli effetti nefasti di tale decisione sulla salute dei lavoratori e su quella dei pazienti.

Mentre in ambienti lavorativi come quello dei trasporti, del volo e dell’industria nucleare, il problema del rischio legato alla fatica degli addetti è stato affrontato molti anni fa, nel campo della sanità ospedaliera il calo della performance o l’errore in campo clinico sono stati considerati come episodi sporadici anche quando vere e proprie catastrofi sono state attribuite a stanchezza derivante da turni di lavoro prolungati. Ma la letteratura scientifica internazionale collega direttamente la deprivazione del riposo e gli orari prolungati di lavoro dei medici ad un netto incremento degli eventi avversi e del rischio clinico per i pazienti, coinvolgendo il tema della sicurezza delle cure e quindi la tutela della salute dei cittadini che si rivolgono alle strutture ospedaliere.

L’intervento dell’Unione Europea (2012/2014)
Dopo ripetute sollecitazioni da parte dell’ Anaao Assomed e della FEMS, la CE ha chiesto all’Italia le motivazioni del non rispetto della direttiva (2012). La difesa del governo si è basata essenzialmente sul ruolo dirigenziale dei medici del SSN. Ma i medici attivi nel SSN, ancorché classificati quali “dirigenti”, non sempre godono delle prerogative o dell’autonomia dirigenziale, ben specificate dalla CE, durante il loro lavoro. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi (i cosiddetti professionals) tali prerogative non sussistono, in presenza di un rapporto di lavoro contrattualizzato basato sugli orari di lavoro e non solo sui risultati, per cui non possono essere tenuti fuori dalle tutele relative ai riposi e ai tempi massimi di lavoro.
Non ritenendo valide le giustificazioni addotte, la CE nei primi mesi del 2014 ha aperto una procedura di infrazione presso la Corte di Giustizia Europea. Solo a questo punto il Governo italiano, per evitare la condanna, e le pesanti penalizzazioni economiche derivanti, con l’art. 14 della Legge 161/2014 ha finalmente cancellato “errori” reiteratamente sostenuti dai vari governi in carica, rinviando, però, l’applicazione delle norme comunitarie sull’orario di lavoro di un altro anno.

In conclusione, dopo 8 anni sono stati accertati e “certificati” dalla Comunità europea i diritti dei medici e dirigenti sanitari italiani alle 48 ore di lavoro medie settimanali ed al riposo minimo garantito di 11 ore ininterrotte ogni 24 e, quindi, la violazione di tali diritti e l’illecito di chi, per il ruolo rivestito, avrebbe dovuto applicare la direttiva, e non lo ha fatto anche allo scopo di ottenerne un vantaggio.

Ora molti vorrebbero mettere il “cappello” su questa indubbia vittoria Anaao, raccontando senza pudore palesi bugie, anche quelli che nel 2007/2008, come provano documenti epistolari, hanno ritenuto opportuno non impegnarsi nell’impresa negandone addirittura i fondamenti giuridici.

Le prospettive
Se, come è precisato nella stessa Direttiva 88/2003 CE, e in numerose sentenze delle Corte di Giustizia (vedi in particolare le sentenze SIMAP e Jaeger), è valido il suo automatico adeguamento nel corpo delle leggi del singolo Stato, indipendentemente dall’atto formale del recepimento, vengono a cadere le leggi dello Stato, sia antecedenti che successive ad essa, che ne ostacolino la corretta applicazione. Allora, anche il rinvio previsto dall’articolo 14 della Legge 161 del 2014 deve essere considerato nullo e, sulla scorta delle due sentenze Fuss della Corte di Giustizia, i medici stessi hanno diritto sia al risarcimento economico per i turni non rispettosi del riposo minimo e per le ore effettuate oltre il dovuto (Fuss 1) sia ad un indennizzo per la mancata osservanza in sé della Direttiva da parte dello Stato (Fuss 2).

Anaao sta strutturando un sistema di azione legale che chieda, al governo e/o alle amministrazioni, il giusto risarcimento, utilizzando i tabellini orari mensili mai contestati per dimostrare sia l’orario eccedente settimanale sia il mancato rispetto del riposo minimo giornaliero o settimanale ed il mancato godimento delle ferie annuali.

L’azione è diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto ad una indennità:
– per ciascuna ora di superamento del limite delle 48 ore di lavoro settimanale (compresi gli straordinari);
– per le ore di mancato riposo: su base giornaliera (minimo 11 ore obbligatorie tra la fine di un turno e l’inizio del successivo);; su base settimanale (24 ore di riposo settimanale a cui si aggiungono le 11 ore di riposo del giorno lavorativo precedente); su base annuale (almeno quattro settimane di ferie).
La richiesta può essere effettuata anche per i riposi non goduti negli ultimi dieci anni, anche se il lasso temporale considerato dipenderà da come il Giudice qualificherà l’azione proposta. In sede di giudizio potrebbero infatti essere riconosciuti i compensi per i riposi non goduti negli ultimi 6 anni.

Il dato culturale ed organizzativo importante è che Medici e Dirigenti sanitari si riprendono il tempo perduto, mettendolo a disposizione del proprio benessere psicofisico o alla vita familiare, contro l’abuso fatto del loro lavoro professionale stressando oltre ogni legittimità orari e tempi di lavoro. E mettendo a rischio la sicurezza delle cure.

Carlo Palermo
Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed

Sergio Costantino
Segretario Anaao Assomed Azienda Policlinico Milano

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