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News dal mondo della Sanità

17 Maggio 2015

A Torino il pm Guariniello ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con ipotesi di reato omissione di cure e lesioni colpose. Il governo non avrebbe assicurato alle Regioni le somme necessarie a garantire a tutti i malati la costosissima terapia (40 mila euro a trattamento) che ‘cancella’ la malattia.

Omissione di cure e lesioni colpose: sono le due ipotesi di reato formulate dal procuratore torinese Raffaele Guariniello nel fascicolo aperto un mese fa a carico di ignoti sui costi sostenuti dalle Regioni (in questo caso la Regione Piemonte) per il Sofosbuvir che cura l’epatite C. Il superfarmaco, in commercio da circa un anno, è alla base di un trattamento che guarisce completamente (con percentuali di casi vicine al 99%) dalla malattia, ma che costa quasi 40 mila euro. Secondo l’ipotesi su cui lavora la procura torinese, però, le Regioni non avrebbero ricevuto dallo Stato i fondi necessari per assicurare le terapie a tutti i malati del territorio di competenza. Nel caso del Piemonte, si tratta di circa duemila pazienti.

L’inchiesta torinese riaccende il dibattito sui costi del medicinale e rischia di aprire un caso che avrebbe effetti pesanti sulle casse dello stato. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nei mesi scorsi ha trattato con le aziende produttrici  per avere uno sconto sul prezzo del medicinale che in farmacia resta alla portata solo dei malati ricchi. Un accordo è stato raggiunto tra l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e la produttrice Gilead. D’altra parte, il servizio sanitario nazionale, che dovrebbe assicurare a tutti l’accesso alla terapia, non è in grado di assumere una decisione che avrebbe un impatto finanziario pesantissimo sulle casse pubbliche. Il sofosbuvir, al momento dell’ingresso in commercio, malgrado il costo è stato il farmaco che ha superato ogni record di vendite sull’immediato nella storia della medicina, facendo volare i conti della casa produttrice.

Secondo il magistrato, le Regioni si sarebbero attivate per garantire le cure necessarie ai casi più gravi, ma non avrebbero ricevuto il necessario aiuto dallo Stato, nonostante lo scorso anno sia stata approvata una legge per finanziare la somministrazione di farmaci innovativi. Di conseguenza, il numero di pazienti in cura con il Sofosbuvir è di gran lunga inferiore a quello dei malati complessivi. In Piemonte, realtà sulla quale si incardina l’inchiesta torinese, i casi di epatite C sono circa 2 mila e per citare solo il caso dell’ospedale Molinette di Torino, i cui dati sono a disposizione del pm, appena 100 malati sono attualmente trattati con il superfarmaco, mentre altri 600 sono in lista d’attesa. A livello nazionale, i malati di epatite C sono circa un milione e mezzo e di questi circa 30 mila avrebbero bisogno della terapia in termini di urgenza assoluta.

Nella sua replica, l’Aifa sostiene che le notizie diffuse in queste ore sul  prezzo del ‘superfarmaco’  “sono largamente imprecise”. L’Agenzia italiana del farmaco spiega che per il farmaco Sovaldi ha “concluso un accordo negoziale a un prezzo medio di gran lunga più basso di tutta l’Europa. I pazienti attualmente registrati in trattamento con questo farmaco sono oltre 7.000 anche se – aggiunge in una nota – permangano preoccupanti variabilità regionali”.

L’Aifa aggiunge che “non è vero che lo Stato non ha stanziato le risorse nè che queste debbano arrivare ai singoli centri prima che il farmaco possa essere prescritto. La legge parla chiaramente di rimborsabilità e dato che il contratto con la azienda farmaceutica è fatto secondo un accordo per prezzo/volumi tanti più pazienti entrano in trattamento tanto meno lo paghiamo. Chi non sta prescrivendo o dispensando il farmaco nonostante i pazienti rientrino nei criteri identificati dall’Aifa – conclude la nota – dovrà assumersi le responsabilità di una simile scelta”.

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12 Marzo 2015

Dagli esami diagnostici “inutili” dovuti alla medicina difensiva passando per i Lea, la fecondazione eterologa, i vaccini con uno sguardo anche alle questioni di politica nazionale. Sono molti gli argomenti trattati dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante un ‘liveblog’ presso la sede dell’Ansa. Punto più importante è quello sugli sprechi da evitare. “Gli esami diagnostici inutili legati alla medicina difensiva costano all’Italia 13 miliardi di euro l’anno” ha affermato la Lorenzin evidenziando come si stia lavorando a “protocolli stringenti per le direzioni generali che evitino gli sprechi, a partire dagli esami che si fanno durante la gravidanza”. Nuovi Lea Il Ministro ha parlato anche dei nuovi Lea. “Abbiamo finito il lavoro ormai da un mese, così come sul nomenclatore delle protesi.

Noi siamo intervenuti con un impatto finanziario molto minore rispetto a quello che si pensava, abbiamo calcolato intorno a 415-420 milioni di euro, una sostenibilità che ci dovrebbe mettere al riparo anche dalla Corte dei Conti. Spero che le Regioni chiudano entro giugno i loro lavori”. Sui ticket invece bisognerà ancora attendere. “Sui ticket invece l’operazione è più complicata, perché essendo in campo una riforma del fisco la riforma dei ticket deve essere agganciata a questa. Noi vogliamo agganciare le prestazioni al reddito reale, e per questo il Mef ha elaborato diverse opzioni, fra cui l’utilizzo dell’Isee, ma non possiamo farlo finché la riforma fiscale non sarà varata”. Fumo in macchina va vietato “Fosse per me sarebbe già legge, ma aspettiamo il Parlamento – ha spiegato -.

Il vero risultato è far capire agli adulti che fumare in macchina con i bambini dentro fa male ai bambini. Abbiamo tutti gli studi fatti ormai da anni sul fumo passivo, e i danni che vengono arrecati sono veramente tanti. E’ innanzitutto un atto di civiltà, io ne continuo a parlare e spero che il messaggio sia arrivato, e spero che il Parlamento vari presto la legge”. Calo di nascite in Italia La Lorenzin ha poi parlato del fatto che in Italia negli ultimi anni c’è stato un evidente calo di nascite. “Nel 2050, con i tassi di natalità attuali, nel nostro Paese non nasceranno più figli”, ha dichiarato. “Bisogna cominciare a centrare il problema con politiche attive, questo sarà un tema dei prossimi governi, di qualunque colore. Il 18 di marzo dovremmo avere i risultati del tavolo sulla fertilità che ho istituito, da cui elaborare nuove iniziative”, ha aggiunto.

Alleanze di governo Una battuta anche sulle alleanze di governo, da lei che è esponente del Nuovo centrodestra, ha detto: “Per quanto riguarda le alleanze future, noi stiamo lavorando con una alleanza di governo solida e leale che punta a riformare il Paese”, dice il ministro della Salute. “Quello che accadrà nel 2018 – ha proseguito Lorenzin – lo vedremo, noi vogliamo costruire un’area popolare in Italia che al momento non c’è”.

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11 Marzo 2015

Il Consiglio superiore della Sanità esprime il parere sul contraccettivo d’emergenza. Test di gravidanza, invece, solo se l’anamnesi induce al sospetto che ci sia stata fecondazione. Ora deve decidere il ministro della Salute.

Prescrizione obbligatoria per il contraccettivo d’emergenza della cosiddetta ‘pillola dei 5 giorni dopo’, indipendentemente dall’età della richiedente e test di gravidanza solo se l’anamnesi induce ad un sospetto di fecondazione in corso. E’ questa, secondo quanto si apprende, la posizione espressa dal Consiglio superiore di Sanità nel parere richiesto dal ministro Lorenzin sulla questione. In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che “il farmaco EllaOne debba essere venduto in regime di prescrizione medica indipendentemente dall’età della richiedente”.

“Ciò soprattutto per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”. “Il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il parere che temevano. A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo, cioè potranno usare la pillola ‘dei 5 giorni dopo’ solo con la ricetta medica, al contrario di quanto accade in tutta Europa dove si può acquistare liberamente perchè non si tratta di un farmaco abortivo ma di un contraccettivo di emergenza (agisce ritardando l’ovulazione). Solo pochi giorni fa il parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”. Così Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd della Camera.

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11 Marzo 2015

Il Ministero della Salute, dopo l’ispezione effettuata sulla rete del sistema nascite siciliano, ha individuato sei punti su cui la Regione dovrà intervenire immediatamente e senza rallentamenti La Regione Sicilia è inadempiente nel percorso nascita dal 2012, pur avendo usufruito di finanziamenti specifici dal 2009. Questa è la notizia che si legge oggi sul quotidiano La Sicilia. Il documento di diffida arriva a seguito dell’ispezione ministeriale avviata dopo la morte della piccola Nicole Di Pietro, condotta dal Comitato LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Numerose le falle individuate nel sistema nascite improntato dalla regione, nei confronti delle quali – sempre secondo gli esperti del Ministero – è necessario intervenire con particolare urgenza. Sotto questo punto di vista pare che il ministro Beatrice Lorenzin abbia dato un ultimatum ai vertici della regione: entro il 30 giugno 2015 dovranno essere svolti gli interventi definiti, per l’appunto, improcrastinabili. I punti su cui si dovrà intervenire sono sei: il servizio di trasporto in emergenza della madre e del neonato, i punti nascita, le Unità di terapia intensiva neonatale e le subintensive, il piano di formazione, nonché l’integrazione ospedale-territorio e l’attività dei comitati Percorso nascita regionale e Percorso nascita aziendali.

Dopo i recenti casi di cronaca, molta attenzione è riservata alla prima questione. Infatti, per il servizio di trasporto in emergenza della madre e del neonato, la regione dovrà individuare al meglio le modalità di gestione del modello organizzativo, elaborare i protocolli operativi per la gestione della comunicazione tra cliniche private, ospedale e 118, e attivare i servizi nelle aeree non coperte dal servizio. Proprio quella smagliatura nella rete organizzativa sino ad adesso attuata che ha portato alla morte della neonata lo scorso 12 febbraio Per i sei punti individuati dal Ministero si dovrà procedere senza rallentamenti: in caso di inadempienze verrà nominato un commissario ad acta, che interverrà nella realizzazione delle misure prescritte in caso di ulteriore inadempienza. Nel documento c’è anche un’altra data, quella del 31 dicembre 2015. Entro questo termine, infatti, il Ministero della Salute effettuerà un report di controllo sulle misure attuate.

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