Ricerca Medico
Albo Online

News In Evidenza

14 Gennaio 2016

La Commissione Provinciale per le Medicine non Convenzionali ha recepito l’accordo sancito tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano il 7 febbraio 2013 e le circolari esplicative della FNOMCeO, n. 88 del 22.10.2014 e n. 9 del 21.01.2015, che stabiliscono, a tutela della salute dei cittadini, l’istituzione di numero tre elenchi così distinti:

  1. Agopuntura
    2. Fitoterapia
    3. Omeopatia suddivisa in tre sottoelenchi:
    – Omeopatia
    – Omotossicologia
    – Antroposofia

Tale accordo definisce i criteri  indispensabili della formazione dei medici ai fini dell’inserimento negli elenchi di tali discipline. Giorno 6 febbraio 2016 avrà termine la fase transitoria che permette l’inserimento nei suddetti elenchi secondo l’articolo 10 dell’accordo Stato-Regioni.

Lo stesso giorno 6 febbraio 2016 è fissata la scadenza della procedura di accreditamento dei soggetti pubblici e privati responsabili della formazione. L’accreditamento, i cui criteri sono regolati dagli articoli 5, 6, 7 del summenzionato accordo,  è rilasciato dalla Regione in cui l’Ente ha sede legale e ha valore nazionale.

Le domande di iscrizione agli elenchi dovranno essere compilate come da modello scaricabile dal sito http://www.ordinemedct.it/modulistica/, corredate dalla documentazione necessaria e presentate presso gli Uffici di Segreteria dell’Ordine (Sig.ra Loredana Gianuario tel. 095/4035511 int. 5) entro il 06.02.2016.

Le domande di accreditamento dovranno essere inviate all’Assessorato Regionale alla Salute, Piazza Ottavio Ziino 8, Palermo.

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria dell’Ordine.

Dott.sa Claudia Pricoco

Coordinatore Medicine non convenzionaliMedicineNonConvenzionali-1

12 Marzo 2015

Un rapporto australiano redatto dal National Health and Medical Reseach Council (Nhmrc), il massimo organismo nazionale per la ricerca medica, boccial’omeopatia. Perentoria la relazione recita: «Non esiste malattia per cui vi sia una prova attendibile dell’efficacia dell’omeopatia. Non c’è ragione fondata per dire che funzioni meglio di una pillola di zucchero». E quindi conclude: «Le persone che vi si affidano possono mettere a rischio la propria salute, rifiutando o ritardando trattamenti per i quali esista una buona evidenza di efficacia e sicurezza». Come è stata condotta la ricerca australiana La ricerca, destinata a sollevare polemiche, è stata fatta conducendo un’ indagine su 225 pubblicazioni in tema di omeopatia.

Il responso è stato diffuso dopo essere stato rivisto da una società indipendente, e ripreso dai principali media internazionali. Secondo gli autori del rapporto, gli studi dai quali emerge l’efficacia dell’omeopatia sono lavori di scarsa qualità scientifica, con gravi carenze nel modo in cui sono stati disegnati e senza un numero sufficiente di partecipanti. L’analisi degli esperti australiani ha riguardato anche 57 revisioni sistematiche: studi che analizzano le ricerche di qualità disponibili su una determinata materia, per arrivare a una conclusione di sintesi. Paul Glasziou, presidente del Nhmrc Homeopathy Working Committee, mette le mani avanti: «Ci saranno persone convinte che tutto questo sia un complotto dell’establishment» per favorire altri interessi a discapito dell’omeopatia, «ma speriamo vi siano anche molte persone ragionevoli che possano riconsiderare la vendita, l’utilizzo e la distribuzione di questi prodotti».

La prima replica dall’Australia Puntuale la replica, per ora unica, dell’Associazione australiana di omeopatia (Aha), che fa notare come «milioni di cittadini» del Paese facciano ricorso a questi rimedi. L’Aha raccomanda inoltre al Nhmrc di «adottare un approccio più complessivo nell’analisi dell’efficacia dell’omeopatia. Un metodo in cui si consideri una valutazione economica di larga scala sui benefici di un sistema più integrato, che rispetta e sostiene la scelta dei pazienti nel decidere per la propria salute». E quelle dall’Italia Simonetta Bernardini, Responsabile dell’ Ospedale pubblico di Pitigliano, il primo Centro di Medicina Integrata con l’omeopatia in corsia, commenta coì la notizia del Rapporto australiano: «Diciamo a chiare lettere che questo rapporto australiano di cui si sta tanto parlando non è in nessun modo uno studio scientifico: la scientificità di una ricerca si misura in prima battuta dal fatto che tale ricerca viene pubblicata su riviste scientifiche indicizzate peer-reviewed. Su quale rivista sarebbe stato pubblicato? Nessuna.

Oltre a questo, lascia perplessi l’enfasi mediatica data a un documento che si inserisce nell’ampia letteratura scientifica senza apportare alcuna novità. Il peggiore “bias” è il pregiudizio, ovvero il giudizio basato su informazioni scarse o sul “senso comune”. Tra l’altro, è incredibile che siano stati presi, non so con quale criterio, 225 studi su migliaia di lavori scientifici che documentano quanto siano efficaci i medicinali omeopatici per diverse patologie. Certo che se si scelgono accuratamente i lavori di ricerca che non documentano l’efficacia dell’omeopatia, questa risulterà per forza di cose inefficace. È dal 2006 che su Omeopatia33 si documentano i tanti studi positivi sui medicinali omeopatici, tutti pubblicati su riviste scientifiche indicizzate. Perché di questo nessuno parla? In conclusione, concordo sul fatto che l’omeopatia, quando affidata a mani non mediche, come purtroppo accade spesso in Australia, possa essere pericolosa allontanando i pazienti da corrette diagnosi e per conseguenza da trattamenti appropriati. Per fortuna in Italia sono solo i medici a poterla praticare e questo la rende sempre affidabile e sicura.

Antonella Ronchi, Presidente FIAMO aggiunge: «Perché pronunciare una condanna conclusiva dell’omeopatia, quando il problema è che non c’è sufficiente ricerca o almeno non della qualità attesa da questi ricercatori australiani? Quel che è certo, è che questo tipo di condanne non servono a far progredire la scienza. La cosa che davvero più colpisce di questo lavoro australiano, è l’idea originaria di fare una valutazione complessiva su una strategia terapeutica, che -a rigor di logica- non è mai possibile analizzare “tout court”. È mai stato fatto lo stesso con l’allopatia? La risposta è ovviamente no. Qual è il criterio secondo il quale si dovrebbero riesaminare, nello stesso contesto, studi sui medicinali allopatici per curare l’influenza, l’HIV, l’asma e un’altra sessantina di patologie? Le revisioni, di norma, si fanno su un farmaco o al massimo, su una categoria di farmaci per una determinata patologia , come ad esempio sugli antibiotici per trattare alcune patologie, ma mai su una strategia terapeutica per trattare una varietà di patologie».

Infine, Osvaldo Sponzilli, direttore Ambulatorio medicina anti aging, omeopatia e agopuntura dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma giudica « Molto pretestuoso questo rapporto australiano, che è evidentemente parte di una campagna mediatica che l’Australia sta attuando contro i medicinali omeopatici, sempre più usati dai pazienti di tutto il mondo. La mia esperienza quarantennale, come quella di migliaia di medici al mondo che prescrivono farmaci omeopatici, dice cose ben diverse da queste: in base ai risultati clinici, posso dire che i medicinali omeopatici sono farmaci efficaci, sicuri e utili non solo in patologie “lievi” ma anche patologie croniche, recidivanti e importanti, patologie che spesso non sono state risolte dalla medicina così detta “ufficiale”. Molti pazienti con patologie croniche arrivano alla medicina omeopatica dopo aver sperimentato l’inefficacia delle cure classiche e in una buona percentuale di casi trovano, attraverso la corretta cura omeopatica, risoluzione alle loro patologie.

Dobbiamo tener presente che in molte sperimentazioni, costruite ad arte contro l’omeopatia, non sono chiamati a collaborare medici omeopati. Ci sono migliaia di studi che confermano l’efficacia dei medicinali omeopatici, eppure gli autori di questo testo hanno spesso criticato la qualità degli studi arrivando a concludere che c’è totale assenza di evidenza. Le conclusioni degli autori sono totalmente soggettive, quindi per me questo lavoro non ha alcun valore scientifico. Bisognerebbe davvero indagare come è stato fatto questo rapporto prima di dare notizie di questo tipo».

Articolo originale