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17 Luglio 2015

Alcuni farmaci, a causa del loro meccanismo di azione, possono interferire con il meccanismo della termoregolazione o alterare lo stato di idratazione. I consigli dell’Aifa per usare in sicurezza e conservare bene i medicinali durante la stagione estiva.

In questi giorni nel nostro Paese si stanno registrando temperature particolarmente elevate che, unite all’alto grado di umidità e all’esposizione ai raggi solari possono comportare dei rischi per la salute, sia di natura diretta che indiretta. Per questo motivo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) invita a prestare una cautela particolare nell’assumere dei farmaci nel corso del periodo estivo in generale e soprattutto durante le cosiddette “ondate di calore”, perché le condizioni ambientali possono incidere sull’integrità, l’efficacia e la sicurezza dei medicinali.

Farmaci che possono favorire disturbi causati dal caldo
Alcuni farmaci, a causa del loro meccanismo di azione, possono interferire con il meccanismo della termoregolazione o alterare lo stato di idratazione. L’elenco di seguito individua diverse categorie di farmaci che, in base ai meccanismi di interferenza con gli effetti del caldo, possono aggravare gli effetti delle alte temperature sulla salute.

In casi estremi e solo su consiglio del medico curante può essere valutata la necessità di una rimodulazione della terapia.

Anticolinergici
Possono interferire con la termoregolazione, ridurre lo stato di vigilanza, ostacolare la sudorazione

· Antipsicotici
Possono inibire il meccanismo di sudorazione, diminuire la pressione arteriosa e la termoregolazione a livello centrale e ridurre lo stato di vigilanza, rendendo il soggetto incapace di adottare strategie difensive

· Antistaminici
Possono inibire il meccanismo di sudorazione e ridurre la pressione arteriosa

· Antiparkinsoniani
Possono inibire il meccanismo di sudorazione e ridurre la pressione arteriosa, causare vertigini e stato di confusione

· Antidepressivi
Possono ridurre la sudorazione, interferire con la termoregolazione centrale e ridurre lo stato di vigilanza

· Ansiolitici e rilassanti muscolari
Possono ridurre la sudorazione e causare vertigini, diminuire la gittata cardiaca e influenzare il raffreddamento tramite vasodilatazione, possono causare un aggravamento di sintomi respiratori

· Antiadrenergici e beta-bloccanti
Possono influenzare la dilatazione dei vasi sanguigni cutanei, riducendo la capacità di dissipare calore per convezione

· Simpatomimetici
Vasodilatatori, compresi nitrati e regolatori del canale del calcio, possono peggiorare l’ipotensione in soggetti vulnerabili

· Antipertensivi e diuretici
Possono condurre a disidratazione e ridurre la pressione sanguigna; un effetto collaterale comune è l’iponatremia che può essere aggravata da un eccesso di assunzione di liquidi

· Antiepilettici
Possono ridurre lo stato di vigilanza e aumentare lo stato di confusione

· Altre classi di farmaci utilizzati per il trattamento di nausea e vomito, disturbi gastrointestinali, incontinenza urinaria agiscono come anti-colinergici. Possono determinare squilibrio idro-elettrolitico

Come conservare correttamente i medicinali e proteggerli dal caldo
Le corrette modalità di conservazione dei farmaci sono indicate all’interno del Foglio Illustrativo. Qualora non siano specificate, la regola generale prevede che vengano riposti in luogo fresco e asciutto a una temperatura inferiore ai 25°.

In questo modo è possibile assicurarsi che le caratteristiche farmacologiche e terapeutiche si mantengano inalterate per tutto il periodo di validità indicato sulla confezione. Se si espongono i medicinali per un tempo esiguo (una o due giornate) a temperature superiori a 25°, non se ne pregiudica la qualità, ma, in caso di esposizione prolungata, se ne riduce considerevolmente la data di scadenza. Se invece la temperatura di conservazione è specificatamente indicata, non rispettarla potrebbe addirittura renderli dannosi.

Nel caso di viaggi o soggiorni fuori casa i farmaci possono essere trasportati in un contenitore termico e occorre evitare sempre l’esposizione a fonti di calore e alla irradiazione solare diretta.

Ciò è particolarmente importante per alcuni farmaci di emergenza che includono:
· gli antibiotici;
· i farmaci adrenergici (Agonisti adrenergici ad azione diretta: Adrenalina, Noradrenalina, Isoproterenolo, Dopamina, Dobutamina, Fenilefrina, Metoxamina, Clonidina, Metaproterenolo, Terbutalina, Salbutamolo, Metaraminolo);
· l’insulina;
· gli analgesici;
· i sedativi.

Per chi soffre di diabete o di patologie cardiache è fondamentale ricordare che un’alterazione di una dose di un farmaco essenziale, come l’insulina o la nitroglicerina, può essere rischiosa. I farmaci a base di insulina vanno conservati in frigorifero. In caso di lunghi viaggi o se si ha necessità di tenerli in auto per emergenza, devono essere conservati in un contenitore sicuro che li mantenga alla giusta temperatura.

Particolare attenzione va prestata anche agli antiepilettici e agli anticoagulanti. Piccole modificazioni in farmaci come questi possono fare una grande differenza in termini di salute.
Inoltre alcune alterazioni che potrebbero verificarsi in antibiotici e/o aspirina potrebbero causare danni ai reni o allo stomaco. Ma non è tutto: una crema a base di idrocortisone, ad esempio, per effetto del calore potrebbe separarsi nei suoi componenti e perdere di efficacia.

I farmaci per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali che contengono ormoni sono particolarmente sensibili alle variazioni termiche. Questi sono a volte a base di proteine, che per effetto del calore cambiano proprietà. Anche in questo caso vanno conservati in ambienti freschi e a temperatura costante.

Nel caso dei farmaci sottoposti ad aperture successive e ripetute della confezione è importante tenere in considerazione che in questo modo subiscono gli effetti negativi di luce, aria e sbalzi di temperatura che ne possono deteriorare il principio attivo o causarne la contaminazione. Per tali farmaci è possibile annotare sulla confezione la data di prima apertura, facendo sempre attenzione a rispettare il periodo di validità riportato in etichetta.

L’armadietto dei medicinali, a dispetto del nome, è spesso il posto peggiore per conservare i farmaci a causa dell’umidità elevata frequente in bagno. Una buona soluzione può essere rappresentata da un armadio di tela in un ripostiglio, in camera da letto o in un mobile da cucina lontano da fonti di calore.

È importante mantenere i contenitori originali etichettati che sono progettati in maniera tale da proteggere e conservare i medicinali. Ad esempio, quelli oscurati sono usati per i farmaci fotosensibili, mentre i contenitori in vetro vengono utilizzati per medicinali che possono essere adsorbiti2 dalla plastica (per esempio, compresse di nitroglicerina).

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28 Giugno 2015

Mangiare glutine potrebbe fare male anche a chi è solo “sensibile” a questa sostanza. Sembrerebbe infatti causare alcuni sintomi attribuiti erroneamente alla sindrome del colon irritabile: almeno nel 25 per cento dei casi, dunque in un individuo su quattro. Sono i risultati dello studio Glutox, condotto dall’Associazione Italiana Gastroenterologi e endoscopisti ospedalieri e coordinato dal Centro per la prevenzione e diagnosi della malattia celiaca della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Lo studio

E’ partito all’incirca un anno fa con l’obiettivo di reclutare nell’arco di 12 mesi un migliaio di persone sofferenti di svariati disturbi intestinali non correlabili però né a celiachia né ad allergia al frumento, escluse rispettivamente dal dosaggio ematico delle transglutaminasi e dalla biopsia intestinale e da test specifici. Scopo dello studio era da un lato verificare la diffusione della sensibilità al glutine e la causa di insorgenza e dall’altro le eventuali implicazioni su patologie di natura gastro-intestinale.

Celiachia e sensibilità al glutine

Spesso sono confuse per la similarità dei sintomi: gonfiore addominale, intestino irritabile, stanchezza generalizzata, mal di testa. A fare la differenza tra le due condizioni sono però almeno tre variabili: i numeri innanzitutto, significativamente più importanti nella sensibilità al glutine; si stima infatti che possa interessare tra il 5-10 per cento della popolazione per lo più femminile tra i 25 e i 45 anni contro solo l’1 per cento della celiachia (sebbene il dato sia sottostimato). Poi la temporalità, la sensibilità al glutine pare una condizione di intolleranza “transitoria” alla proteina contenuta in elevate quantità in frumento, orzo e segale verso uno stato cronico della celiachia. Infine l’intensità della sintomatologia, più lieve e contenuta nella sensibilità al glutine.

Errore diagnostico

C’è però, nella sensibilità al glutine, una importante criticità: un possibile errore di valutazione diagnostica. Accade infatti che, nella maggior parte dei casi, sintomi gastrointestinali non apparentemente attribuibili ad altre cause o condizioni patologiche vengano riferiti ad una “sensibilità” alla sostanza. Dunque, la diagnosi avviene semplicemente per esclusione. «Questo disturbo – spiega il dottor Luca Elli, responsabile del Centro per lo studio della celiachia del Policlinico di Milano e coordinatore dello studio Glutox, provoca sintomi clinici simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile come dolore addominale, gonfiore e manifestazioni extraintestinali aspecifiche quali eczemi, prurito, cefalea che solitamente insorgono a breve distanza dall’assunzione di glutine ed altrettanto rapidamente regrediscono in seguito a una dieta ad esclusione. Si pone però il problema che alcuni casi non siano correttamente diagnosticati». Per verificare l’esatta origine della sintomatologia, dipendente cioè dall’ingestione di glutine e non da altra causa, i pazienti dello studio sono stati sottoposti per tre settimane a una dieta gluten-free. Passato questo periodo, l’alimento è stato reintrodotto “in cieco” (cioè solo in una parte casuale dei pazienti contro del placebo nell’altra metà) con il risultato che il 26 di essi tornava a manifestare sintomi gravi. «I risultati della ricerca – precisa Elli – permettono di ipotizzare che questi pazienti potrebbero essere sottoposti a una terapia esclusivamente basata sulla dieta, simile a quella per la malattia celiaca, con remissione dei sintomi».

Eccezioni alla regola

In caso di sensibilità al glutine una buona notizia c’è, perché la dieta è meno restrittiva: «Rispetto ai celiaci – conclude Elli – chi soffre di sensibilità alla sostanza, dietro consiglio del medico, potrebbe alternare periodi di astinenza a fasi in cui assumere glutine». Insomma piccole concessioni, ma sempre con moderazione.

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17 Maggio 2015

Nel 2050 la Terra avrà molto probabilmente 9 miliardi di abitanti. L’Expo di Milano si interroga proprio su come riuscire a sfamare in modo sostenibile una popolazione così vasta. In base alle stime degli esperti, di quei 9 miliardi 90 milioni saranno celiaci. Ma l’intolleranza permanente al glutine è ancora largamente sottodiagnosticata: si calcola che ne soffra una persona su 100 però molti ce l’hanno e non lo sanno. Le donne ne soffrono il doppio degli uomini. In Italia quelle che sanno di essere celiache sono appena 115.000, ma si calcola che ve ne siano oltre 280.000 celiache ignare che sono esposte alle complicanze della patologia come osteoporosio menopausa precoce, anemia, problemi di fertilità.

Proprio per informare sui sintomi e aiutare le persone a riconoscerli per iniziare la giusta dieta, domani ha inizio una settimama dedicata all’informazione su un disturbo di cui si parla tanto ma che forse si conosce ancora poco. Si comincia il 16 maggio, Giornata Mondiale della Celiachia e si prosegue fino a venerdì 22 con eventi e appuntamenti di diverso tipo. Prima di tutto si può consultare il sito creato per l’iniziativa, per ottenere informazioni sulla patologia, tramite testi e video da condividere e vario materiale da scaricare per saperne di più sui sintomi, gli esami da fare e la dieta da seguire. Sempre sul sito si potranno consultare le attività che l’Associaizone Italiana Celiachia ha organizzato in collborazione, con aziende, catene di supermercati, ristoranti, enti locali, grazie alla sua rete di Associazioni regionali, sul territorio italiano nel corso della settimana. Si va dalle degustazioni ai corsi di cucina, dagli sconti sui prodotti agli incontri con i nutrizionisti ai dibattiti scientifici.

Ormai l’informazione, completa e corretta, su che cosa sia esattamente la celiachia non manca, e sia il sito della settimana della celiachia sia il sito dell’AIC costituiscono ottime fonti di informazione e approfondimento. Una sezione particolarmente interessante del sito dedicato all’evento è quella che spiega che cosa la celiachia non è. Qualche esempio? Non è un’allergia al frumento (che dipende da meccanismi diversi, è innescata in modo differente e ha conseguenze molto diverse), non è la gluten sensitivity, sulla quale la scienza sta ancora studiando per capirne le cause, non è l’occasione per una dieta dimagrante, in quanto chi non è celiaco non ha motivo per privarsi del glutine, ma anche perché la dieta gluten-free non fa dimagrire.

Soprattutto, da celiaca, trovo utile la considerazione che la celiachia non è un disturbo per il quale si può fare una diagnosi fai-da-te. In presenza di sintomi sospetti, la mossa vincente non consiste nell’eliminare il glutine dalla dieta, bensì nel farsi controllare. Anche perché la celiachia è un disturbo dal quale non si guarisce: meglio essere sicuri di averla davvero prima di dire addio per sempre al glutine.

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10 Maggio 2015

Una molecola che trasforma i tumori al seno aggressivi in forme più curabili. È l’ultimo successo di un gruppo di ricerca finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) che quest’anno compie 50 anni. Un bel regalo a chi, in mezzo secolo, ha raccolto fondi tali da erogare oltre un miliardo di euro (1.081.191.924) in progetti di ricerca e borse di studio. Cinquant’anni che hanno domato uno dei tumori più temibili e mortali, quello al seno, trasformandolo da incurabile in curabile. E questo per ben 9 donne colpite su 10.

La battaglia contro il tumore al seno «triplo negativo»

La sfida al cancro però continua. C’è ancora molto da fare soprattutto contro quelle forme che colpiscono il seno e non rispondono a nessuna delle armi, anche «intelligenti», oggi disponibili. Si chiamano «triplo negativi» i più ostici e ostili. Uno studio sostenuto dall’Airc ha aperto una strada: una molecola potenzialmente in grado di disinnescare le super difese di queste forme tumorali. La molecola si chiama miR-100 e sembra in grado di controllare la sopravvivenza e la capacità delle cellule staminali tumorali di differenziarsi in forme «triplo negative». Le staminali del cancro sono il «motore» che alimenta la crescita della malattia e la comparsa di recidive dopo le diverse cure. «Nelle staminali dei triplo-negativi – spiega Silvia Giordano, responsabile dell’Oncologia molecolare all’Istituto di ricerca e cura del cancro a Candiolo (Torino) e una delle autrici dello studio pubblicato sulla rivista Oncotarget – la quantità di miR100 è ridotta. La nostra ricerca ha evidenziato come il ripristino dei suoi livelli normali modifica le staminali delle forme tumorali triplo-negative rendendole più aggredibili e incapaci di rigenerare il male». Diventano staminali di tumori curabili con gli ormoni anti-estrogeni.

Prospettive future

Non solo. C’è anche un farmaco made in Italy contro le staminali dei triplo-negativi che ha avuto il via libera della Fda (agenzia del farmaco statunitense) per una sperimentazione su 190 malate in oltre 60 centri del mondo. Sperimentazione il cui termine è previsto nel 2018. Massimo Cristofanilli, direttore dell’oncologia del Jefferson Breast Care Center di Filadelfia, uno dei «cervelli» italiani accasati negli States guida la sperimentazione: «Il tumore triplo-negativo della mammella rappresenta ancora una sfida fondamentale per l’oncologia. La ricerca si è concentrata su nuove cure in grado di colpire direttamente un recettore espresso dalle staminali tumorali ( Cancer stemcells o Cscs ) che non rispondono alla chemio e innescano le metastasi. In questo filone si inserisce il reparixin , molecola frutto della ricerca italiana (Dompé), che agisce sul microambiente in cui si sviluppano le Cscs rendendolo loro sfavorevole». Infine, la rivista Cell di oggi ci racconta una nuova vittoria scientifica ottenuta nei laboratori del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge: per la prima volta sono stati creati dei tumori in laboratorio, aprendo così la via a cure su misura.
Si vede sempre più la luce in fondo al tunnel, anche grazie ai fondi che raccoglie l’Airc. Domenica con le azalee: un regalo alla mamma, un regalo alla ricerca italiana.

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17 Aprile 2015

Una delle concause dell’Alzheimer è lo sviluppo di cellule immunitarie anomale, che all’interno del cervello iniziano a consumare in maniera abnorme l’arginina, un amminoacido che concorre a una corretta espressione dei geni. A scoprirlo sono alcuni ricercatori della  Duke University, che in un articolo pubblicato sul “Journal of Neuroscience” hanno dimostrato che bloccando l’azione di queste cellule si rallenta, almeno nel modello animale, la progressione della malattia.

Matthew J. Kan e colleghi hanno usato un particolare ceppo di topi, chiamato CVD-AD, che sviluppa sintomi anatomici (placche amiloidi e fibrille di proteina tau) e comportamentali del tutto simili a quelli dei pazienti umani affetti da Alzheimer.
Monitorando questi topi per tutto il corso della loro vita, i ricercatori hanno constatato che un particolare tipo di cellule immunitarie che risiede stabilmente nel cervello, le cellule della microglia che esprimono il recettore CD11c, iniziava a dividersi e cambiare in corrispondenza delle fasi iniziali della malattia.
In particolare, Kan e colleghi hanno notato che queste cellule abbondavano proprio nelle aree responsabili della memoria – le più colpite dalla malattia – e che la loro presenza era correlata a un forte aumento della produzione di arginasi, un enzima che degrada l’arginina. I livelli di questo amminoacido nel tessuto cerebrale circostante finivano quindi per essere troppo bassi rispetto al fabbisogno dei neuroni.
I ricercatori hanno provato a somministrare a un gruppo di topi, prima dell’insorgenza dei sintomi della malattia, la difluorometilornitina (DFMO), un farmaco noto per la sua capacità di inibire l’attività dell’arginasi. In questi topi si sono sviluppate meno cellule CD11c, meno placche amiloidi e la memoria si è conservata meglio che nei topi non trattati.
“Tutto ciò ci suggerisce che, se si riesce a bloccare questo processo di deprivazione locale di amminoacidi, è possibile proteggere il topo dal morbo di Alzheimer”, ha detto Kan. Va però sottolineato, avvertono i ricercatori, che non si può  pensare di proteggersi con una maggiore assunzione di arginina sotto forma di integratori alimentari, sia perché la quantità di amminoacido che arriva al cervello è strettamente regolata dalla barriera ematoencefalica, sia perché, a meno di non bloccare l’arginasi, esso verrebbe subito degradato.
I ricercatori hanno fatto inoltre un’altra sorprendente scoperta: nelle cellule CD11c anomale era aumentata la produzione di messaggeri chimici che inibiscono il sistema immunitario. “Non è quello che si riteneva che avvenisse nella malattia di Alzheimer”, ha detto Kan. Si pensava anzi, ha continuato Kan, che venissero liberate molecole capaci di stimolare l’attività del sistema immunitario, portandolo ad aggredire anche i neuroni sani.
12 Marzo 2015

Dagli esami diagnostici “inutili” dovuti alla medicina difensiva passando per i Lea, la fecondazione eterologa, i vaccini con uno sguardo anche alle questioni di politica nazionale. Sono molti gli argomenti trattati dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante un ‘liveblog’ presso la sede dell’Ansa. Punto più importante è quello sugli sprechi da evitare. “Gli esami diagnostici inutili legati alla medicina difensiva costano all’Italia 13 miliardi di euro l’anno” ha affermato la Lorenzin evidenziando come si stia lavorando a “protocolli stringenti per le direzioni generali che evitino gli sprechi, a partire dagli esami che si fanno durante la gravidanza”. Nuovi Lea Il Ministro ha parlato anche dei nuovi Lea. “Abbiamo finito il lavoro ormai da un mese, così come sul nomenclatore delle protesi.

Noi siamo intervenuti con un impatto finanziario molto minore rispetto a quello che si pensava, abbiamo calcolato intorno a 415-420 milioni di euro, una sostenibilità che ci dovrebbe mettere al riparo anche dalla Corte dei Conti. Spero che le Regioni chiudano entro giugno i loro lavori”. Sui ticket invece bisognerà ancora attendere. “Sui ticket invece l’operazione è più complicata, perché essendo in campo una riforma del fisco la riforma dei ticket deve essere agganciata a questa. Noi vogliamo agganciare le prestazioni al reddito reale, e per questo il Mef ha elaborato diverse opzioni, fra cui l’utilizzo dell’Isee, ma non possiamo farlo finché la riforma fiscale non sarà varata”. Fumo in macchina va vietato “Fosse per me sarebbe già legge, ma aspettiamo il Parlamento – ha spiegato -.

Il vero risultato è far capire agli adulti che fumare in macchina con i bambini dentro fa male ai bambini. Abbiamo tutti gli studi fatti ormai da anni sul fumo passivo, e i danni che vengono arrecati sono veramente tanti. E’ innanzitutto un atto di civiltà, io ne continuo a parlare e spero che il messaggio sia arrivato, e spero che il Parlamento vari presto la legge”. Calo di nascite in Italia La Lorenzin ha poi parlato del fatto che in Italia negli ultimi anni c’è stato un evidente calo di nascite. “Nel 2050, con i tassi di natalità attuali, nel nostro Paese non nasceranno più figli”, ha dichiarato. “Bisogna cominciare a centrare il problema con politiche attive, questo sarà un tema dei prossimi governi, di qualunque colore. Il 18 di marzo dovremmo avere i risultati del tavolo sulla fertilità che ho istituito, da cui elaborare nuove iniziative”, ha aggiunto.

Alleanze di governo Una battuta anche sulle alleanze di governo, da lei che è esponente del Nuovo centrodestra, ha detto: “Per quanto riguarda le alleanze future, noi stiamo lavorando con una alleanza di governo solida e leale che punta a riformare il Paese”, dice il ministro della Salute. “Quello che accadrà nel 2018 – ha proseguito Lorenzin – lo vedremo, noi vogliamo costruire un’area popolare in Italia che al momento non c’è”.

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