Ricerca Medico
Albo Online

Eventi

11 Novembre 2015

II Intensive Care Update (II ICU Congress) 

– Focus on Cardiovascular Intensive Care (20 Novembre)

– Focus on Intensive Care, Shock and Cardiovascular Dynamics (21 Novembre)

La manifestazione scientifica, alla quale sono invitati a partecipare studiosi di levatura internazionale e nazionale, rappresenta un’importante occasione di arricchimento delle conoscenze, di scambio di esperienze e di crescita professionale nel campo dell’Anestesia e Rianimazione e Terapia intensiva Generale e Cardiochirurgica. Obiettivo del Congresso è quello di offrire agli specialisti ed agli specializzandi nell’ambito della anestesia, medicina intensiva e dell’emergenza una serie di aggiornamenti monotematici su diversi aspetti fra i quali: nuove tecniche di sostituzione valvolare aortica per via percutanea e nuove valvole aortiche impiantate chirurgicamente; disfunzione cerebrale post-cardiochirurgica; ottimizzazione del paziente sottoposto a chirurgia vascolare maggiore; monitoraggio emodinamico invasivo e non nel paziente di Terapia Intensiva; nuove terapie per la gestione emodinamica del paziente con sepsi severa o shock settico; l’utilizzo dei beta-bloccanti e del levosimendan in pazienti con sepsi; nuove linee guida sulla Rianimazione Cardio-Polmonare dopo Arresto Cardiaco.

Il congresso è organizzato dalla Professoressa Marinella Astuto e dal Dott. Filippo Sanfilippo, in collaborazione con la Scuola di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione dell’Università di Catania e con l’Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.).

All’evento sono stati assegnati 11 crediti ECM disponibili per i primi 100 iscritti e l’iscrizione all’evento sarà gratuita, previa registrazione tramite il sito della Etna Congressi s.r.l.

ICU manifesto digitale

 

Di seguito il programma dell’evento (in formato pdf):

ICU dépliant

10 Febbraio 2015

Apprendiamo a mezzo stampa della volontà delle Regioni di riproporre il progetto di creare un percorso formativo parallelo a quello della formazione specialistica, attraverso l’assunzione dei neo abilitati nelle strutture dei rispettivi Servizi Sanitari Regionali. Già in passato è emersa questa proposta in sede del Tavolo politico ex Art. 22 del Patto sulla Salute, preconizando di fatto il declassamento della formazione post lauream e del ruolo del medico. Si apprende, peraltro, dal comunicato del Coordinatore degli Assessori Regionali della Salute, della volontà di prevedere in questi percorsi paralleli per i formandi “piu’ ore in reparto e meno di didattica“, nonché di intraprendere una “sorta di ritorno al passato”.

A tali affermazioni i Giovani Medici (SIGM) replicano ricordando come, in atto, i medici specializzandi italiani trascorrano già la quasi totalità del loro tempo nelle corsie e nelle strutture dei Policlinici Universitari e delle Aziende Sanitarie delle Regioni, reggendone le sorti e garantendo l’assistenza dei pazienti. Inoltre, ci permettiamo di ricordare come sanità e medicina, che hanno quale punto di origine e di arrivo la salute dei cittadini, esprimano rispetto al passato una complessità tale da rendere inattuali ed inapplicabili i modelli formativi del passato. Per di più, la formazione del medico e delle professioni sanitarie rappresenta un asset strategico del sistema salute e pertanto dovrebbe essere considerata quale volano di sviluppo in una dimensione Europea ed internazionale votata alla competitività e non una voce di costo!

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM), pertanto, rispedisce al mittente tale proposta che appare più mossa da una logica contabile che rischia di creare medici e specialisti di serie A e di serie B, questi ultimi assunti a basso costo, probabilmente per il mero fine di mantenere in vita strutture sanitarie periferiche che andrebbero chiuse o riconvertite.

I Giovani Medici (SIGM) osservano come le Regioni, per sostenere il loro progetto, cerchino di cavalcare lo stato di profondo disagio, in cui versano migliaia di giovani medici abilitati ed abilitandi, ascrivibile all’imbuto formativo tra numero di laureati e contratti di formazione post lauream, alla cui genesi hanno colpevolmente contribuito, non essendo state in grado né di produrre una adeguata programmazione dei fabbisogni di professionalità mediche generaliste e specialistiche, che deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione, nè, in larga parte, di riorganizzare l’assetto della rete assistenziale, che dovrebbe essere maggiormente orientata allo sviluppo delle cure primarie (dove in futuro si potranno aprire i maggiori spazi lavorativi).

Ricordiamo, peraltro, che le Regioni non documentano delle esperienze da portare ad esempio in tema di formazione post laream: queste, infatti, in atto organizzano i corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, gestiti in collaborazione con il sistema ordinistico-sindacale, che esprimo standard formativi non in linea con quelli  UE e che destinano ai giovani corsisti delle misere borse di studio, privandoli peraltro di ogni diritto fondamentale.

Appare, inoltre, quanto meno singolare che tale progetto, già accantonato anche a seguito delle dure critiche mosse dalla nostra Associazione, venga riproposto alla vigilia dell’emanazione del decreto ministeriale sulla riforma di riordino della formazione medica specialistica, quasi a concorrere con il lavoro che stanno profondendo il MIUR ed il Ministero della Salute.

Chiediamo che le Regioni, che dei medici generalisti e specialisti formati si avvalgono, si impegnino maggiormente per superare sprechi, clientele e corruzione in sanità per recuperare risorse preziose da investire nella formazione e nella stabilizzazione dei giovani medici. Siamo convinti che le Regioni possano e debbano compartecipare al finanziamento di contratti di formazione specialistica aggiuntivi per cominciare a colmare da subito il gap tra numero di laureati e contratti di formazione nel post lauream. Siamo, inoltre, a favore della reale integrazione delle reti formative delle scuole di specializzazione di medicina, nonché dell’adozione di indicatori di performance che permettano di identificare ed integrare le strutture con adeguate capacità assistenziali (e quindi formative-professionalizzanti), siano esse universitarie che del Servizio Sanitario Nazionale. A tal fine, chiediamo che le Regioni si spendano per compartecipare all’adozione di tale sistema, unitamente alla definizione di modalità di monitoraggio continuo della sussistenza degli standard e delle performance formative delle scuole di specializzazione, rendendo pubblici i risultati delle valutazioni. Concordiamo anche sul fatto che le Regioni debbano avere maggiori competenze programmatorie sui fabbisogni di professionalità mediche e sanitarie, purchè si dotino di strumenti adeguati per effettuare una previsione del fabbisogno (abbandonando la prassi di basarsi sul dato storico), tarata sullo sviluppo della rete assistenziale, per garantire ai professionisti sia il diritto alla formazione che all’accesso al mondo del lavoro. Ma, soprattutto, chiediamo che si apra un reale e serio confronto con tutti i portatori di interesse, ponendo fine alla stagione degli annunci di riforme calate dall’alto, peraltro in maniera del tutto scoordinata tra le Istituzioni centrali e regionali.

Fonte originale

 

10 Febbraio 2015

<<Esprimiamo soddisfazione a nome delle migliaia di giovani medici specializzandi e aspiranti tali che, ormai dal 2011, attendevano un più volte annunciato, e quanto mai opportuno, riordino della formazione medica specialistica.  La nostra Associazione ha contribuito alla definizione della riforma, cercando di suggerire soluzioni innovative, su tutte, la valorizzazione delle reti formative integrate tra università, ospedali e territorio, da individuare anche sulla base di indicatori di qualità assistenziale.>> – dichiara l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) – <<Altra importante innovazione è rappresentata dalla Scuola di Medicina delle Comunità e delle Scienze delle Cure Primarie, che, se si avrà il coraggio di superare le logiche di parte, potrebbe tradursi da subito in un percorso sperimentale in tutte le Regioni, tale da permettere di avere finalmente medici specialisti a supporto delle cure primarie>>.

<<Sulla razionalizzazione dell’offerta formativa probabilmente si sarebbe potuto osare di più, ma intanto incassiamo il risultato che per molte tipologie di scuole verrà ridotta la durata in maniera da rendere tali percorsi più funzionali e consentire l’accesso al mondo del lavoro in tempi più brevi, allineandoci in larga parte con gli standard UE. Ad altre scuole, la cui durata non varierà, acquisiranno comunque competenze formative aggiuntive. Adesso bisognerà lavorare sull’applicazione della riforma presso ciascuna università, garantendo la possibilità per parte degli specializzandi in corso, iscritti ai primi anni, di optare per il percorso ridotto per quelle scuole interessate dalla riduzione di durata, richiesta fortemente voluta dalla nostra Associazione e recepita nel DL Pubblica Amministrazione grazie ad un emendamento dell’On. Filippo Crimì.  Ricordiamo come dall’immediata applicazione della possibilità di opzione, già prevista dalla norma, si stima che nel breve periodo si potrebbero recuperare dei fondi da reinvestire per finanziare centinaia di contratti di formazione specialistica aggiuntivi. Ma a tal proposito – continuano i Giovani Medici (SIGM) –  ci riserviamo di studiare la versione finale del provvedimento prima di esprimere un giudizio compiuto su quanto tradotto nel Decreto. In ogni caso, confidiamo nella disponibilità della CRUI e della comunità accademica ai fini della implementazione anche di tale aspetto.>>

<<Ringraziamo il MIUR, il Ministero della Salute, il CUN, Consiglio Superiore di Sanità ed il Consiglio Nazionale Studenti Universitari per avere reso possibile il conseguimento di tale traguardo>>.

Dopo la riforma dell’accesso e del riordino delle scuole di specializzazione, rimane in sospeso la proposta di adozione della laurea abilitante in medicina, altra innovazione proposta dai Giovani Medici (SIGM), necessaria per completare il processo di evoluzione del percorso formativo-professionalizzante pre e post lauream di medicina.

Decreto ministeriale

Fonte originale