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11 Marzo 2015

Il Ministero della Salute, dopo l’ispezione effettuata sulla rete del sistema nascite siciliano, ha individuato sei punti su cui la Regione dovrà intervenire immediatamente e senza rallentamenti La Regione Sicilia è inadempiente nel percorso nascita dal 2012, pur avendo usufruito di finanziamenti specifici dal 2009. Questa è la notizia che si legge oggi sul quotidiano La Sicilia. Il documento di diffida arriva a seguito dell’ispezione ministeriale avviata dopo la morte della piccola Nicole Di Pietro, condotta dal Comitato LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Numerose le falle individuate nel sistema nascite improntato dalla regione, nei confronti delle quali – sempre secondo gli esperti del Ministero – è necessario intervenire con particolare urgenza. Sotto questo punto di vista pare che il ministro Beatrice Lorenzin abbia dato un ultimatum ai vertici della regione: entro il 30 giugno 2015 dovranno essere svolti gli interventi definiti, per l’appunto, improcrastinabili. I punti su cui si dovrà intervenire sono sei: il servizio di trasporto in emergenza della madre e del neonato, i punti nascita, le Unità di terapia intensiva neonatale e le subintensive, il piano di formazione, nonché l’integrazione ospedale-territorio e l’attività dei comitati Percorso nascita regionale e Percorso nascita aziendali.

Dopo i recenti casi di cronaca, molta attenzione è riservata alla prima questione. Infatti, per il servizio di trasporto in emergenza della madre e del neonato, la regione dovrà individuare al meglio le modalità di gestione del modello organizzativo, elaborare i protocolli operativi per la gestione della comunicazione tra cliniche private, ospedale e 118, e attivare i servizi nelle aeree non coperte dal servizio. Proprio quella smagliatura nella rete organizzativa sino ad adesso attuata che ha portato alla morte della neonata lo scorso 12 febbraio Per i sei punti individuati dal Ministero si dovrà procedere senza rallentamenti: in caso di inadempienze verrà nominato un commissario ad acta, che interverrà nella realizzazione delle misure prescritte in caso di ulteriore inadempienza. Nel documento c’è anche un’altra data, quella del 31 dicembre 2015. Entro questo termine, infatti, il Ministero della Salute effettuerà un report di controllo sulle misure attuate.

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18 Febbraio 2015

Bisogna far sì che, mentre la Procura e il Ministero lavorano nei rispettivi ambiti di competenza per far luce sulla tragedia, quanto avvenuto sia un monito anche per ripensare un modello di assistenza neonatale per molti versi invecchiato e ormai fuori dalla logica dei tempi.

Quella consumatasi pochi giorni fa in Sicilia – con la morte della neonata rimasta vittima, dopo aver subito gravi complicanze post-nascita, della mancanza di posti in cui essere ricoverata – è stata una tragedia che ha lasciato sgomento l’intero Paese. I sentimenti di lutto e di dolore, che mi permetto di aggiungere sul piano personale sento particolarmente forti come ginecologo, si accompagnano anche a una riflessione su quanto la triste vicenda ha fatto emergere. L’Italia, come confermato annualmente dagli organismi internazionali, è un Paese il cui Servizio sanitario nazionale ha grandi virtù. Ma al tempo stesso, come ogni “macchina” complessa, è un insieme di molti “ingranaggi” che necessitano di controlli e revisioni. E’, questo, il caso della rete dei punti nascita italiani.

La necessità, nei fatti condivisa sul piano istituzionale, deve ora trovare finalmente una concreta attuazione. Il riferimento va da un lato al “piano punti nascita” formulato ormai cinque anni fa dal Ministero della Salute allora retto dal Ministro Fazio, dall’altro alla relazione conclusiva dell’indagine parlamentare sui punti nascita varata nel 2012 dalla Commissione d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sui disavanzi sanitari regionali.

 Quei due documenti disegnavano un quadro della rete dei punti nascita con problemi e necessità di intervento che – come drammaticamente confermato da quanto accaduto in Sicilia – è necessario affrontare. In sostanza sia il Ministero della Salute che la Camera (che nel suo complesso, con il voto unanime dell’Assemblea del febbraio 2012, approvò la relazione della Commissione d’inchiesta) convennero su alcuni punti ben precisi. In particolare:

– era necessario affrontare il tema della frammentazione sul territorio dovuta alla presenza di punti nascita con un numero di parti annui inferiori agli standard internazionali (fissati in una forbice tra 800 e 1.000), sotto i quali le statistiche affermano in modo inequivocabile che non vi sono le necessarie condizioni di sicurezza per le partorienti e per i nascituri e mancano, a fronte di un numero di parti a volte di massimo 5-6 al mese, dotazioni tecnologiche in grado di fronteggiare le emergenze;
– bisognava avviare con coraggio un piano di chiusure ed accorpamenti in strutture di eccellenza con tecnologie, livelli di formazione del personale e capacità gestionali in grado di servire H24 i territori di riferimento, in primo luogo grazie alla presenza ovunque di sale operatorie e reparti di rianimazione altrimenti oggi assenti nelle strutture più marginali.

Evidentemente azioni di riforma e modernizzazione di questo tipo rischiano di scontrarsi con contestazioni e proteste, a volte avallate dagli amministratori locali per motivi politico-elettorali, di chi non vuole vedersi privare di strutture mediche di prossimità. Ma se queste strutture, per quanto vicine, non sono in grado di garantire standard qualitativi e di sicurezza al passo con le esigenze di salute, allora bisogna avere il coraggio di accettare cambiamenti.

La Procura di Catania, nel comunicato di sabato, ha affermato che le indagini procedono anche in merito “alla valutazione di responsabilità per omissione con riferimento alla messa a disposizione delle unità di rianimazione neonatale, alle segnalazioni di insufficienza di quelle funzionanti, alla previsione di meccanismi atti a far fronte ad emergenze nella situazione data”. Non voglio e non sono in grado di entrare nella specifica vicenda oggetto dell’indagine (della quale non si può far altro che attendere con rispetto le conclusioni): ma desidero evidenziare come i temi su cui Ministero della Salute e Camera hanno fornito ormai alcuni anni fa indirizzi alle Regioni sono purtroppo rimasti in buona parte lettera morta.

In tale contesto sento forte l’esigenza – anche come relatore nella scorsa Legislatura di quella approfondita indagine parlamentare sui punti nascita portata avanti anche in sintonia e collaborazione con le società scientifiche, quindi con criteri rigorosi e oggettivi – di un appello concreto a tutte le Istituzioni oggi deputate a intervenire, dal Ministero della Salute alle Regioni, perchè drammi come quello di Catania non si ripetano più e perchè, quindi, vengano attuate misure ormai non più rinviabili.

Queste considerazioni significano, nel concreto, che la decisione del Ministro Lorenzin di avviare un’indagine su quanto avvenuto con l’invio di ispettori da Roma è un’iniziativa giusta e da sostenere. Ma non solo: bisogna far sì che, mentre la Procura e il Ministero lavorano nei rispettivi ambiti di competenza per far luce sulla tragedia e per dare quelle risposte che i genitori della neonata attendono con ansia, quanto avvenuto sia un monito anche per ripensare un modello di assistenza neonatale per molti versi invecchiato e ormai fuori dalla logica dei tempi.

On. Benedetto Fucci (FI)
Segretario Commissione Affari Sociali della Camera
Relatore dell’inchiesta parlamentare sui punti nascita

16/02/215

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18 Febbraio 2015

Le dimissioni dell’assessore alla Salute siciliano Lucia Borsellino «non erano richieste», ma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha inviato una task force sul posto, si aspetta chiarezza e verità sul caso della piccola Nicole, la neonata morta in ambulanza dopo essere stata rifiutata da tre ospedali di Catania. «Nessuno aveva chiesto le sue dimissioni – dichiara – così come nessuno le ha chiesto di ritirarle, quindi ognuno faccia le proprie valutazioni».

La ministra della Salute si è mostrata molto colpita dalla vicenda: «E’ una di quelle situazioni che non ti fanno dormire la notte. Vedere le foto della mamma quando era incinta – spiega – non è una cosa che può lasciare indifferenti. Bisogna rimuovere le falle del sistema perché non si ripeta più. Ci sono segnali preoccupanti per quanto riguarda l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza e dei protocolli per la programmazione, ma non mi posso pronunciare finché non avrò in mano i dati delle ispezioni fatte».

Nel pool inviato dal ministero, spiega Francesco Bevere, il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, «ci sono anche professionisti di Agenas, esperti tra i più capaci nel dirimere le tematiche dell’organizzazione delle emergenze. Agenas farà il suo lavoro rendendo possibile un approfondimento laddove richiesto».

Il punto sulle indagini. Dai primi atti degli ispettori del ministero della Sanità in Sicilia emerge che la casa di cura in cui Nicole è nata – la Casa di Cura Gibiino – non ha segnalato la gravità del caso alle Unità di terapia intensiva neonatale contattate e che il 118 avrebbe dovuto inviare la bambina nell’Unità di terapia intensiva neonatale più vicina, a Messina. Che aveva la disponibilità del posto letto ma non è stata contattata perché fuori distretto.

Le persone indagate dalla Procura per omicidio colposo sono nove: 5 medici che hanno operato tra la clinica privata dove è avvenuto il parto e il trasferimento in ambulanza della piccola, 2 persone del 118 e altre 2 di altrettante unità di terapia intensiva neonatale. «Stiamo verificando – ha spiegato il procuratore di Catania, Giovanni Salvi – le responsabilità penali. È una vicenda dolorosa e occorrerà tempo».

Il fronte dei medici punta il dito sulle difficoltà in cui versa la sanità italiana in seguito ai tagli e alla cattiva gestione L’Anaao Assomed siciliano, il principale sindacato dei medici, contesta il «comportamento irresponsabile delle figure istituzionali» che in «un affrettato clima di irrazionale scarica-barile» hanno fatto ricadere le responsabilità sui medici. «Come mai – si chiede il sinadacato – ad oggi non è stato attivato il Servizio di trasporto emergenze neonatali (Sten) nel bacino Catania, Ragusa, Siracusa?».

Per l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica (Aaroi-Emac), è accaduto a Catania ma potrebbe accadere a Roma come a Milano, se si taglia sulla sicurezza: «Ormai da diversi anni – sottolinea il presidente Alessandro Vergallo – le riduzioni di spesa hanno la meglio sulla sicurezza. Se non si ammette quest’evidenza, qualunque approccio al problema è inutile».

Rosanna Magnano

16/02/2015

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