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News dal mondo della Sanità

26 Agosto 2015

La creazione di un vaccino antinfluenzale generale, capace di impedire l’infezione dei più diversi tipi di virus, potrebbe essere più vicina grazie ai risultati di due studi indipendenti condotti da un gruppo dei National Institutes of Health, a  Bethesda, che firma un articolo su “Nature Medicine”, e da ricercatori del Scripps Research Institute e dello Janssen Center of Excellence for Immunoprophylaxis, che pubblicano il loro studio su “Science”.

 

I vaccini antinfluenzali  in genere mirano a sviluppare anticorpi contro una proteina chiave del virus, l’emoagglutinina (HA), che permette al virus di agganciarsi alle cellule dell’ospite. In particolare, l’obiettivo dei vaccini finora messi a punto è la parte della proteina, detta testa, che costituisce il sito di legame con la cellula. La testa della HA muta però frequentemente, creando numerosi nuovi ceppi, e questa è la ragione per cui ogni anno il vaccino antinfluenzale deve essere aggiornato.

I due gruppi di ricerca hanno invece puntato al cosiddetto “gambo” di HA, ossia la parte della proteina che serve da sostegno alla testa e che muta molto di meno.

Nello studio pubblicato su “Nature Medicine”, Gary Nabel, Barney Graham e colleghi hanno creato un vaccino a nanoparticelle che si lega a una particolare parte della emoagglutinina soggetta a minime mutazioni. I vaccini a nanoparticelle sono costituiti da un’impalcatura in grado di legarsi al virus, che alla sua estremità opposta porta un frammento di una proteina batterica che il sistema immunitario dell’ospite è in grado di riconoscere facilmente, così da scatenare la risposta difensiva dell’organismo.

Il vaccino così ottenuto è stato sperimentato iniettandolo a topi e furetti poi infettati con una dose letale del virus  H5N1, responsabile della cosiddetta influenza aviaria. La maggioranza degli animali è sopravvissuta, così come è sopravvissuta la maggioranza dei topi infettati con una dose letale di H5N1 a cui erano stati somministrati anticorpi ricavati da topi precedentemente immunizzati.

Il secondo gruppo di ricerca, diretto da Antonietta Impagliazzo, è invece partito dalla ricostruzione della struttura del gambo della HA del ceppo virale H1N1, responsabile dell’influenza suina. La struttura è stata poi leggermente modificata in modo da rendere più facile il legame con gli anticorpi del sistema immunitario. A partire da questo gambo modificato, Impagliazzo e colleghi sono riusciti a produrre un vaccino che, testato sui topi, li ha completamente protetti dall’infezione  di entrambi i ceppi influenzali  H1N1 e H5N1. I test sulle scimmie con dosi non letali di virus ha mostrato che anche in questi animali si aveva una forte risposta immunitaria al ceppo H1N1, con una notevole riduzione dei sintomi rispetto agli esemplari non vaccinati.

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13 Maggio 2015

È talvolta liquidato come una delle tante malattie dell’infanzia, ma il morbillo è molto più di un semplice sfogo esantematico. In base a uno studio pubblicato su Science, questo virus lascia nel sistema immunitario dei bambini strascichi che durano fino a tre anni dalla fine della malattia, lasciandoli vulnerabili a una serie di infezioni anche più gravi.

 Tutto da rifare. Secondo le analisi dei ricercatori dell’Università di Princeton e della Emory University di Atlanta (USA), il morbillo cancellerebbe la memoria immunitaria delle passate infezioni, compromettendo il lavoro svolto dai globuli bianchi nei primi anni di vita del bambino.

 La buona notizia è che il vaccino contro il morbillo, prevenendo la malattia, proteggerebbe anche dalle infezioni che potrebbero colpire un paziente reduce dal morbillo, pertanto immunodepresso.

Memoria corta. Da tempo si sapeva che il morbillo colpisce il sistema immunitario del malato, uccidendo i linfociti T, cellule fondamentali per la risposta immunitaria che conservano memoria delle passate infezioni. Si pensava che questo effetto durasse un mese o due; ma recenti ricerche sulle scimmie hanno dimostrato che dopo quell’arco di tempo, l’unica memoria che viene recuperata è quella per il virus del morbillo.

 Legame inquietante. L’organismo si “ricorda” quindi della recente infezione, ma è inerme contro altri virus ancora più pericolosi. Se questa “amnesia immunitaria” colpisse anche l’uomo, si dovrebbe notare una forte correlazione tra numero di casi di morbillo e numero di morti infantili per infezioni.

 Michael Mina e i colleghi della Emory University di Atlanta hanno analizzato i dati sulla mortalità infantile in USA, Inghilterra e Danimarca nei decenni precedenti e successivi la diffusione del vaccino antimorbillo (introdotto negli USA a partire dagli anni ’60; in Italia, dal 1976).

 Stretto rapporto. Le morti per infezioni (soprattutto malattie polmonari, diarrea e mengite) sembrano aumentare e diminuire in base ai casi registrati di morbillo; in particolare, l’amnesia immunitaria dovuta al morbillo durerebbe 27 mesi.

 L’effetto è così chiaro che, in ogni anno esaminato, il numero di morti infantili per infezione è strettamente legato al numero di casi di morbillo registrati; nei periodi di epidemia di morbillo, l’immunodeficienza causata dal virus sarebbe responsabile della metà delle morti per infezione.

 Tabula rasa. Ma perché proprio 27 mesi? L’ipotesi è che il virus del morbillo riporti il sistema immunitario del paziente colpito a quello di un neonato. E che da quel momento servano 2-3 anni per esporsi di nuovo a un numero di infezioni sufficienti a ricostituire una solida base di difesa per l’organismo.

 Danni a catena. L’effetto “colpo di spugna” sul sistema immunitario coinvolgerebbe anche gli anticorpi derivanti da precedenti vaccinazioni. In altre parole, non vaccinandosi contro il morbillo si rischia di annullare i benefici derivanti da precedenti vaccini, come quello contro la difterite o la pertosse. Malattie che potrebbero non colpire fino al raggiungimento dell’età adulta, quando si manifestano in forma più grave.

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25 Aprile 2015

Ogni anno ci sono 240mila morti in tutto il mondo causati dal morbillo, eppure la fiducia nei vaccini è ancora poca, nonostante solo nel 2014 abbiano salvato 3 milioni di vite. L’Italia non fa eccezione: lo scorso anno sono stati registrati 1.674 casi di morbillo, circa il doppio rispetto alla Germania. Sulla base di queste cifre preoccupanti Flavia Bustreo, vicedirettore generale, Salute della famiglia, delle donne e dei bambini presso l’Oms lancia l’allarme sugli obiettivi da raggiungere con il Piano d’azione globale per le vaccinazioni in occasione della settimana mondiale dell’immunizzazione (dal 24 al 30 aprile).

Difterite, tetano, pertosse e morbillo. Oggi, i bambini di tutto il mondo sono regolarmente vaccinati contro una crescente gamma di malattie e l’Oms stima che con la vaccinazione si previene, ogni anno, la morte di circa 2 – 3 milioni di persone. Ciononostante, l’Italia è tra i sette Paesi della regione europea (insieme al Kyrgyzstan, Bosnia Erzegovia, Federazione Russa, Georgia, Germania e Kazakhstan) in cui ancora si diffonde il morbillo e dove si sono registrati, nel 2014, oltre 1.600 casi della malattia virale, il doppio rispetto alla Germania .

In Italia, la media della copertura vaccinale è dell’ 88,1% (anno 2013), ben lontano dal 95% fissato come obiettivo per l’eliminazione del Morbillo di quest’anno. L’incidenza maggiore si registra in Liguria, seguita dal Piemonte, dalla Sardegna e dall’Emilia Romagna.

Il morbillo è una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione, che provvede all’immunizzazione durante l’arco di tutta la vita nella maggior parte dei vaccinati. Eppure continua a rappresentare una problematica europea. Nel 2013, sono stati riportati 31.617 casi di morbillo e 8.350 ospedalizzazioni in 36 dei 53 Stati dell’Area Europea Oms.

«Il morbillo è una delle principali cause di mortalità infantile – spiega Bustreo – insieme alla polmonite e alla diarrea. Conduce a circa 240.000 morti l’anno in tutto il mondo. Più del 95% delle morti causate dal morbillo avvengono in paesi a basso reddito con scarse infrastrutture sanitarie, ma se pensiamo che in Europa lo avevamo quasi debellato, oggi i numeri sono tornati a crescere. Abbiamo bisogno di migliorare la fiducia della gente nei vaccini. Con mio grande allarme, abbiamo visto di recente focolai di morbillo in paesi come la Germania e gli Stati Uniti, e non perché i genitori non possono ottenere i vaccini, ma perché hanno scelto di non vaccinare i propri figli. Nel frattempo, in Pakistan, i genitori sono invitati a torto a non proteggere i loro bambini dalla poliomelite. Io considero tutto questo tragico. Come può, chi ha visto morire di morbillo o polmonite un bambino o lottare per la sopravvivenza, non considerare i vaccini come uno dei più bei doni che gli scienziati ci hanno fatto?».

L’immunizzazione contro una malattia può prevenirne un’altra.

Un recente rapporto presentato dal Sage (Stretegic advisory group of experts on immunization), il gruppo di esperti che monitora i progressi del Piano d’azione globale per le Vaccinazioni , rivela che siamo sulla buona strada per soddisfare solo uno dei sei obiettivi fissati per il 2015, quello di migliorare l’accesso ai vaccini nuovi e sottoutilizzati, in particolare per prevenire la polmonite e la diarrea, due delle maggiori cause di mortalità infantile sotto i cinque anni, che sono state introdotte, rispettivamente, in 103 e 52 paesi.

«Tutti gli altri cinque obiettivi per il 2015 – aumentare la copertura dei vaccini contro difterite, tetano e pertosse (DTP 3), porre fine alla trasmissione della poliomielite, sconfiggere il tetano materno e neonatale, debellare il morbillo in quattro regioni del mondo e la rosolia in due regioni, non saranno raggiunti – continua Flavia Bustreo – Alcuni paesi come l’Etiopia, l’Indonesia e la Nigeria hanno compiuto notevoli progressi e hanno tutti una maggiore copertura DTP3. La Nigeria è riuscita a sconfiggere la poliomelite. Cina e India si sono concentrate sul tetano materno e neonatale. Ma milioni di bambini continuano a rischiare la vita perché non sempre ci sono a disposizione le vaccinazioni di cui hanno bisogno».

La priorità: far arrivare i vaccini ai centri di salute

Ciò significa integrare l’immunizzazione con altri servizi sanitari come l’assistenza post-natale per le madri e i loro figli e assicurarsi, ad esempio, che le donne sappiano quanto siano importanti i vaccini per mantenere i loro bambini vivi e in buona salute, e che li possano ottenere.

Assicurarsi che i sistemi sanitari siano sufficientemente forti per seguire le vaccinazioni dei bambini anche in caso di conflitti, disastri naturali e epidemie, escogitando modi sia per migliorarne l’accessibilità che per mantenere i prezzi verso il basso, e migliorando la capacità dei paesi di sostenere il costo delle vaccinazioni riducendolo sulla spesa dei singoli individui, una vera sfida per i paesi a medio reddito, che spesso ricevono meno assistenza dai donatori internazionali.

Un passo avanti importante per la salute delle donne si sta compiendo verso l’immunizzazione contro il papilloma virus che sta dimostrando la sua efficacia nel prevenire il cancro al collo dell’utero. Un nuovo vaccino recentemente scoperto, ora all’ultimo stadio della sperimentazione clinica, potrebbe svolgere un ruolo chiave nel prevenire una futura epidemia di Ebola. Questo è potuto accadere grazie all’impegno profuso dai ricercatori che lavorano duramente per sviluppare nuovi vaccini sempre più efficaci, dai governi che destinano risorse affinché ai bambini dei loro paesi siano garantite le vaccinazioni di cui hanno bisogno, dalle organizzazioni nazionali e internazionali che lavorano per ottenere aiuti salva vita per i bambini che vivono in paesi a basso reddito o a rischio a causa di conflitti, disastri naturali, e altre crisi e grazie anche all’impegno politico e finanziario di alto livello.

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