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News dal mondo della Sanità

18 Febbraio 2015

Le dimissioni dell’assessore alla Salute siciliano Lucia Borsellino «non erano richieste», ma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha inviato una task force sul posto, si aspetta chiarezza e verità sul caso della piccola Nicole, la neonata morta in ambulanza dopo essere stata rifiutata da tre ospedali di Catania. «Nessuno aveva chiesto le sue dimissioni – dichiara – così come nessuno le ha chiesto di ritirarle, quindi ognuno faccia le proprie valutazioni».

La ministra della Salute si è mostrata molto colpita dalla vicenda: «E’ una di quelle situazioni che non ti fanno dormire la notte. Vedere le foto della mamma quando era incinta – spiega – non è una cosa che può lasciare indifferenti. Bisogna rimuovere le falle del sistema perché non si ripeta più. Ci sono segnali preoccupanti per quanto riguarda l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza e dei protocolli per la programmazione, ma non mi posso pronunciare finché non avrò in mano i dati delle ispezioni fatte».

Nel pool inviato dal ministero, spiega Francesco Bevere, il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, «ci sono anche professionisti di Agenas, esperti tra i più capaci nel dirimere le tematiche dell’organizzazione delle emergenze. Agenas farà il suo lavoro rendendo possibile un approfondimento laddove richiesto».

Il punto sulle indagini. Dai primi atti degli ispettori del ministero della Sanità in Sicilia emerge che la casa di cura in cui Nicole è nata – la Casa di Cura Gibiino – non ha segnalato la gravità del caso alle Unità di terapia intensiva neonatale contattate e che il 118 avrebbe dovuto inviare la bambina nell’Unità di terapia intensiva neonatale più vicina, a Messina. Che aveva la disponibilità del posto letto ma non è stata contattata perché fuori distretto.

Le persone indagate dalla Procura per omicidio colposo sono nove: 5 medici che hanno operato tra la clinica privata dove è avvenuto il parto e il trasferimento in ambulanza della piccola, 2 persone del 118 e altre 2 di altrettante unità di terapia intensiva neonatale. «Stiamo verificando – ha spiegato il procuratore di Catania, Giovanni Salvi – le responsabilità penali. È una vicenda dolorosa e occorrerà tempo».

Il fronte dei medici punta il dito sulle difficoltà in cui versa la sanità italiana in seguito ai tagli e alla cattiva gestione L’Anaao Assomed siciliano, il principale sindacato dei medici, contesta il «comportamento irresponsabile delle figure istituzionali» che in «un affrettato clima di irrazionale scarica-barile» hanno fatto ricadere le responsabilità sui medici. «Come mai – si chiede il sinadacato – ad oggi non è stato attivato il Servizio di trasporto emergenze neonatali (Sten) nel bacino Catania, Ragusa, Siracusa?».

Per l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica (Aaroi-Emac), è accaduto a Catania ma potrebbe accadere a Roma come a Milano, se si taglia sulla sicurezza: «Ormai da diversi anni – sottolinea il presidente Alessandro Vergallo – le riduzioni di spesa hanno la meglio sulla sicurezza. Se non si ammette quest’evidenza, qualunque approccio al problema è inutile».

Rosanna Magnano

16/02/2015

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17 Febbraio 2015

Il Prof.Antonio Cianci è direttore della clinica ostetrica del Policlinico di Catania. Sulla triste vicenda che ha portato alla morte della piccola Nicole il Professore non ha dubbi: è un problema prettamente organizzativo, la politica deve cambiare. Esiste un problema di organizzazione delle strutture sanitarie in Sicilia, aggravato dalla situazione di incertezza causata dall’assenza dei direttori generali. Tutto questo, secondo il Professor Cianci, è frutto di una gestione politica della Sanità disattenta ai veri bisogni dei operatori che ogni giorno lavorano nelle grandi strutture delle principali città siciliane.

Professore com’è possibile che oggi, nel 2015, una bambina possa morire in questo modo?

“Che sia morta in questo modo è veramente spiacevole. Pur non conoscendo i fatti nello specifico, e sapendo che un neonato può avere problemi alla nascita, sicuramente dovrebbe avere una migliore assistenza e migliori possibilità di sopravvivenza”.

E’ un problema che secondo lei riguarda più la parte medica o quella politica della Sanità?

“Nel caso specifico, non posso dire con precisione di chi sia la responsabilità. E’ certo però che la nostra organizzazione sanitaria è carente perchè la politica non sostiene adeguatamente gli ospedali e l’attività sanitaria siciliana. In particolar modo quegli ospedali, come il Policlinico dove lavoro io stesso, dove viene svolto il peso maggiore dell’assistenza sanitaria. Questi non sono adeguatamente riforniti di medici e personale paramedico e attrezzature rispetto alla mole di lavoro che si svolge”.

Quindi secondo lei è un problema più che altro organizzativo. 

“E’ assolutamente un problema organizzativo. Mi viene in mente quella locuzione latina “mentre Sagunto viene espugnata a Roma si discute”, ecco mi pare che a Palermo si discute ma le persone negli ospedali muoiono o hanno problemi di assistenza, senza che questi vengano minimanente affrontati in maniera celere come richiederebbe la necessità”

Cosa si può fare concretamente per migliorare la situazione, affinché una situazione come questa non avvenga mai più?

“Io credo che ci siano degli ospedali di riferimento nelle regioni e questi debbano essere costantemente aggiornati sia dal punto di vista delle tecnologie che dal punto di vista del personale. Si può fare un piano di ristrutturazione delle strutture ma non si possono coinvolgere ospedali importanti e ambulatori di provincia allo stesso modo, questo è il risultato di queste politiche”.

Cosa sono le UTIN ? come funzionano?

“Le UTIN sono le rianimazioni dei neonati, queste servono per assistere i bambini immaturi o neonati che hanno difficoltà alla nascita, oppure come nel nostro caso neonati che nascono con malformazioni e devono essere subito operati dal chirurgo pediatra. Bene, questi posti di UTIN sono dislocati nei grossi ospedali cittadini ma risultano costantemente occupati, Forse sono insufficienti i posti, le attrezzature ed il personale, ma è certo che ogni volta che nasce un prematuro parte una serie di consultazioni tra le varie UTIN alla ricerca del posto utile. Questo non è possibile, Catania è una grossa città del meridione e deve essere in grado di offrire sempre ricovero ai neonati che nascono con problemi”.

Cosa si sente di dire, infine, alla politica?

“Alla politica mi sento di dire che possono continuare a discutere ma non è possibile pensare che un grande ospedale come il nostro ancora non abbia un direttore generale, che abbia un facente funzioni che ha dei limiti di poteri, e quindi tutte le difficoltà che ogni giorno emergono vengono rimandate al mittente. Questa non è mala sanità è mala politica. Anzi i medici vanno applauditi e lodati per gli sforzi che fanno per portare avanti questi ospedali nonostante le mille difficoltà”.

Mattia S. Gangi

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9 Febbraio 2015

 CASSAZIONE PENALE – La guardia medica non si deve fare carico di attivare personalmente il servizio del “118”. La Corte di Cassazione ha affermato che non può non constatarsi che a mente dell’art. 67 dell’A.C.N. di medicina generale  non rientra nei compiti del sanitario di guardia medica locale quello di assicurare il servizio di eventuale ospedalizzazione dei pazienti dai quali o nell’interesse dei quali egli viene contattato per motivi sanitari. (Sentenza n. 2266/15)

FATTO:  Con sentenza del 24.2.2009 resa all’esito di giudizio ordinario il Tribunale di Reggio Calabria ha riconosciuto L.M. colpevole del reato di rifiuto di un atto di ufficio (art. 328 c.p. , comma 1) per essersi, quale medico di guardia in servizio di continuità assistenziale a Gallico (Reggio Calabria), rifiutato di eseguire visita domiciliare di C.I., richiesta in via di urgenza dalla figlia della paziente il 18.3.2007. Nel pomeriggio del 18.3.2007 la signora C.I., già affetta da ulcera duodenale cronica, avverte forti dolori all’addome e assume un antidolorifico in sua disponibilità, che non migliora la sua condizione, progressivamente peggiorata con il sopraggiungere di vomito e l’acuirsi dei dolori addominali, sino al punto di farla a più riprese svenire. Allarmata, la figlia F.I. alle ore 19.00 circa chiama per telefono la guardia medica e illustra al sanitario di turno, cioè al dott. L., la sintomatologia della madre. Il medico non ritiene di recarsi a controllare di persona lo stato della signora C. e suggerisce alla figlia di chiamare senza indugio il “118” per ospedalizzare la madre, valutando necessario effettuare rapidi controlli strumentali per risalire alle cause della patologia della paziente. La Corte di Appello di Reggio Calabria ritiene censurabile, per i fini di cui all’art. 328 c.p. , comma 1, il “modo” in cui il medico di guardia ha affrontato la situazione. I giudici di appello affermano, infatti, che l’imputato – proprio in virtù della “estrema serietà” della sintomatologia della paziente riferitagli dalla figlia – non potesse astenersi da “una immediata verifica “in loco” delle condizioni di salute della donna” e avrebbe dovuto contattare direttamente il servizio del 118.

DIRITTO: La Corte di Cassazione rileva che é fuori discussione, trattandosi di dato pacifico, che l’imputato, nella sua qualità, ha espresso un corretto giudizio diagnostico sulle condizioni della signora C., fondatamente alimentando il ragionevole sospetto (dolore addominale non attutito dall’assunzione di un antidolorifico e via via aumentato sino a far perdere i sensi alla donna) di un infarto cardiaco in atto e, dunque, di una situazione di assoluta urgenza di ricovero ospedaliero. Illogico si mostra il singolare ragionamento della Corte di Appello secondo cui il L. avrebbe dovuto in ogni caso recarsi a casa della C. e visitarla per constatare di persona un quadro clinico già sufficientemente chiaro alla stregua dei dati informativi forniti al L. dalla figlia della paziente. In secondo luogo non è dato comprendere in qual modo il L., ammesso che fosse stato avvertito, avrebbe potuto ovviare con la sua “autorevolezza” di medico (come si afferma in sentenza) alla momentanea mancanza di autoambulanze per eseguire il ricovero della C.. Ne discende che l’imputato, nell’esercizio della sua funzione di medico di continuità assistenziale (c.d. guardia medica), si è uniformato alle linee guida dettate dall’accordo collettivo nazionale di medicina generale (segnatamente con l’art. 67), operando con coscienza e accortezza professionali inapprezzabili per gli effetti di cui al contestato art. 328 c.p. , comma 1. Ribadendosi che il medico di turno territoriale non è tenuto ad eseguire visite domiciliari per ogni paziente di cui gli si prospettino eventuali patologie sanitarie, priva di pregio deve considerarsi, infine, anche la mancata annotazione sul registro di guardia medica dei contenuti della chiamata telefonica della figlia della C.; contenuti sui quali non sussistono divergenze o dubbi ricostruttivi. Ora non può non constatarsi, come si evidenzia nel ricorso, che a mente dell’art. 67 dell’A.C.N. di medicina generale non rientra nei compiti del sanitario di guardia medica locale quello di assicurare il servizio di eventuale ospedalizzazione dei pazienti dai quali o nell’interesse dei quali egli viene contattato per motivi sanitari. Laonde appare davvero fuori luogo l’inciso argomentativo con cui la sentenza impugnata assegna al dott. L. anche una mansione di “stimolatore per le vie brevi” del servizio “118”.  E’ agevole concludere che nel comportamento tenuto dall’imputato non è configurabile nessun rifiuto di atti dovuti del suo ufficio di medico in servizio di continuità assistenziale suscettibile di integrare il reato ex art. 328 c.p. , comma 1. Pertanto alla luce delle argomentazioni sopra esposte la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste).

A cura di Marcello Fontana – Ufficio Legislativo FNOMCeO