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News dal mondo della Sanità

31 Luglio 2015

31 LUG – Gentile Direttore ,
leggo con attenzione gli interventi di politici ed economisti che la medicina la conoscono solo attraverso i media e non si sono mai “sporcati le mani” sul campo,come noi chirurghi e poco ne sanno di management ed organizzazione ospedaliere! E’ ora che gli amministratori pubblici abbiano il coraggio di dire che non sarà più possibile mantenere un sistema di tutela della salute equo,universalistico, solidale e di qualità. Ciò che era assicurato gratuitamente ai nostri genitori,non sarà più concesso a noi ed ai nostri figli, Politici ed economisti hanno sempre visto la sanità come un costo,quando invece è ricerca,è innovazione,è studio,è prevenzione: per ogni euro investito in prevenzione se ne risparmiano 6 in terapie.

Nell’ambito della nostra categoria serpeggia molta rabbia, impotenza e frustrazione, come hanno più volte ribadito i presidenti delle tre maggiori specialità chirurgiche (ortopedia, chirurgia e ginecologia: Sic, Siot,Sigo e Acoi). Noi chirurghi vogliamo tornare ad essere i protagonisti e non semplici spettatori della riforma del SSN ,sottolineando il concetto che la professione medica è la soluzione ai problemi e non la causa degli stessi,come sembrerebbe emergere dall’ultima manovra sulla sanità. Ad ogni nuovo congresso che frequentiamo ormai non parliamo più di tecniche chirurgiche innovative,ma ci aggiorniamo sul numero di denunce ricevute.

Noi medici-chirurghi siamo accerchiati da una società “Law-satured”,una società strapiena di diritto,di regole giuridiche,di linee guida dalle provenienze più diverse,con un diritto invadente in troppi settori medici e,tuttavia assente, laddove sarebbe indispensabile.

Io,chirurgo ortopedico, assisto ad una “giuridicizzazione” della medicina,ad una spinta eccessiva alla proceduralizzazione della cura che mi soffoca e mi impedisce di curare adeguatamente il malato,che voi politici, voi economisti chiamate utente, distruggendo completamente il rapporto medico-paziente! Ci costringete ad una cultura medica ed assistenziale orientata in termini economicisti-difensivistici e particolarmente attenta alla pre-costituzione di cause giustificative del nostro operato per avvalercene in corso di futuri contenziosi.

Io chirurgo ortopedico mi trovo accerchiato da sei “avversari”:
1) il paziente che è preda della sindrome risarcitoria e/o da indennizzo e mi utilizza come proprio ammortizzatore sociale;

2) l’amministrazione ospedaliera che fa i suoi interessi e difende se stessa, scaricando sul chirurgo gli oneri giudiziari,legati alle carenze organizzative,strutturali e di organico che sono presenti in quasi tutti i nosocomi. Noi medici non siamo più disposti a mettere la faccia dietro scelte sciagurate (UO lasciate senza primario,dotazioni organiche non garantite,macchinari obsoleti o mancanti,straordinari non pagati,turni lavorativi massacranti,etc…) e da oggi in avanti chiedo a tutti i colleghi di segnalare alla Procura Generale della Repubblica ed alla Corte dei Conti tutte le consulenze sospette, tutti gli sprechi e tutti gli elementi di disorganizzazione contro cui dobbiamo combattere quotidianamente;

3) la Corte dei Conti che ci condanna a pagare per danno erariale (siamo alla beffa!!);

4) le nostre RC professionali,le assicurazioni, che non ci tutelano ;infatti,se conviene transare, transano, indipendentemente dal fatto che il chirurgo sia colpevole o meno. Inoltre, le assicurazioni considerano e conteggiano come sinistri anche le semplici richieste di risarcimento, le informazioni di garanzia e le denunce senza alcun seguito,facendo così lievitare i costi delle RC professionali;

5) i media, che non vedono l’ora di trovare il capro espiatorio e di sbattere il “mostro-medico” in prima pagina, enfatizzando il vittimismo dei pazienti e dei loro congiunti,prima ancora di sapere come si sono svolti i fatti;

6) la magistratura, che considera il paziente, sempre e comunque,l’anello debole della catena, quando così non è.

Mi chiedo perché noi medici dobbiamo risarcire personalmente i danni ai cittadini e per i magistrati questa regola non valga e debba pagare lo Stato, cioè i cittadini stessi. È indispensabile depenalizzare l’atto medico. L’atto medico persegue il bene dell’individuo e non è esente da rischi, quindi se il chirurgo deve operare in serenità, deve avere le stesse tutele e garanzie che ha il magistrato quando giudica. Noi chirurghi siamo stanchi nel fisico e nella psiche e viviamo un profondo disagio, che nasce da un equivoco di fondo: curare non significa guarire,mentre oggi si vuole negare l’idea stessa della complicanza e della morte, insita nella malattia stessa.Da sempre negli ospedali si nasce, ci si ammala e si muore per cause del tutto naturali o per complicanze insite nella patologia stessa.

La medicina non è una scienza esatta, non poggia su basi di solido granito, ma su ben più traballanti palafitte. Non voglio giustificare l’errore che, quando c’è ed è comprovato, va perseguito nelle sedi opportune, ma continua, purtroppo, a non essere recepita nell’opinione pubblica la differenza fra complicanza, insuccesso ed errore. Qualsiasi insuccesso o complicanza è attribuita ad un “errore medico” innescando meccanismi di rivalsa che, nella maggior parte dei casi, terminano nella completa assoluzione del chirurgo . Ricordiamoci che l’87% dei chirurghi viene assolto ed i 2/3 dei sinistri denunciati vengono chiusi senza seguito (Dati Rapporto Ania), ma dopo l’evento, il chirurgo denunciato non sarà più quello di prima e modificherà l’approccio con il paziente.

Io mi chiedo, chi pagherà il “pretium doloris” del chirurgo accosato ingiustamente? E’ indispensabile iniziare a controdenunciare i pazienti che ci citano in giudizio arbitrariamente,in base all’articolo 96 del codice di procedura civile(Lite Temeraria),come ha fatto la sottoscritta nei confronti di un paziente. Tra pochi anni avverrà come in Svezia o negli Usa, dove i pazienti più problematici verranno rifiutati e vagheranno di specialista in specialista,preda della cosiddetta “Sindrome di Ulisse”, non trovando più nessun chirurgo che li vorrà operare. Tutto questo per il rischio di denunce. I giovani medici già adesso si stanno allontanando dalle scuole di specialità a rischio, leggasi ortopedia e ginecologia.

E’ indispensabile sapere che il chirurgo non è infallibile e il chirurgo più bravo è quello che,nonostante l’esperienza, sbaglia meno. Non è più accettabile che il nostro lavoro sia considerato a rischio zero. La mancata guarigione non sempre è imputabile ad un colpevole ed è vano e inutile cercare l’errore laddove questo non esiste. Voi Politici,Economisti siete bravi solo a parlare ed a ragionare ex post,ma che ne sapete del forte disagio della nostra categoria? Che soluzioni avete individuato per restituire serenità al lavoro dei camici bianchi, sempre più ingabbiati nel cappio della paura delle denunce ingiuste. Il giudice quando ci giudica,spesso a distanza di anni dall’evento,ha bisogno di documenti,di fatti su cui basarsi per assolverci o meno,per questo ci dobbiamo tutelare richiedendo esami e consulenze. E’ bello e comodo giudicare senza aver mai praticato la medicina. Sappiate che i pazienti in tempi di crisi ci considerano il loro ammortizzatore sociale e pretendono di essere guariti e non curati e tutto questo avviene anche per colpa nostra che abbiamo fatto credere ad una medicina onnipotente. Oggi la malattia deve essere guarita ad ogni costo, non esistono più le complicanze e deve comunque essere trovato un colpevole anche quando il colpevole non esiste.

Attorno al mondo della sanità circolano troppi avvoltoi che hanno fiutato l’affare e propongono ai pazienti la denuncia del medico anche quando non ci sono basi ragionevoli per una causa (ricordate Grisham ne “L’uomo della pioggia”?) . Solo il motore economico muove questo perverso meccanismo e la vicenda giudiziaria danneggia irrimediabilmente il chirurgo accusato a torto , tanto da modificarne l’approccio con il malato e minarne la serenità in sede di intervento. Ricordo che la denuncia penale esiste solo in Italia, Messico e Polonia. Assurdo!

La lotta è impari: il chirurgo è sempre più solo e modifica il suo approccio diagnostico/terapeutico, orientandosi verso una medicina sempre più difensivistica, in cui ci perdono tutti gli attori di questo triste teatrino. Cosa credete che con le vostre leggi ed i vostri decreti ridurrete la pratica della medicina difensiva? Noooo, gli esami li continueremo a prescrivere, solo che diremo al paziente: questo esame il SSR lo passa e questo no!
E’ora di dire basta, lo dobbiamo a noi stessi,alla nostra dignità,ai valori professionali in cui finora abbiamo creduto ed ai paz. che si affidano alle nostre cure.

La nostra professione viene sconfitta nei suoi valori etici e morali e noi,addetti ai lavori,siamo lasciati soli a combattere, ma è un incontro di boxe truccato,in cui uno dei due pugili ha entrambe le braccia legate dietro la schiena.

Quali potrebbero essere le soluzioni?
1) Depenalizzare l’atto medico. Nel nostro Paese la giurisdizione in campo medico risale al codice Rocco (1930) e manca di adeguata specificità. Nel codice penale l’errore medico è paragonato a un atto di delinquenza comune, mentre così non è. Deve essere definito che cosa si intende per atto medico ed il Parlamento si deve far carico del problema, sbloccando la legge 50 che fissa nuove regole assicurative.

2) Limitare la responsabilità medica,alla colpa grave, definita come azione determinata da “negligenza inescusabile”, come è definita quella che regolamenta i casi di responsabilità dei magistrati (Art.3,Legge 117 del 1988).

3) Limitare i risarcimenti attraverso parametri economici equi e uniformi, come avviene in altri paesi europei. È necessario stabilire un tetto ai risarcimenti: è previsto per i magistrati, per i notai, perfino per gli albergatori. Per noi medici no! Inoltre, se un aereo cade, l’indennizzo agli eredi è limitato dalla Convenzione di Varsavia; se un treno deraglia, l’indennizzo è limitato dal regolamento delle ferrovie. Perché per le cause mediche non c’è limite all’indennizzo?

4) Definire dei protocolli operativi e linee guida validati dalle nostre società scientifiche, ma realmente chiari ed efficaci.

5) Creare una adeguata copertura assicurativa efficace e garantita per il medico. Le tutele assicurative devono essere complete e devono prevedere la retroattività per almeno 10 anni e la postuma.Se è obbligatorio per il medico essere assicurato deve essere obbligatorio per le compagnie assicurare,
6) Attuare il fondo di garanzia istituito dal Dl Balduzzi per rifondere le vittime da malpractice.È indispensabile istituire quanto prima questo fondo, simile al fondo vittime della strada, che liquidi i danni arrecati al paziente o un fondo vittime dell’alea terapeutica, come esiste in Francia, che liquidi i danni arrecati al paziente per le complicanze imprevedibili e imprevenibili.

7) Iniziare a contro denunciare il paz. per l’art. 96 del cpc:”Lite temeraria”,al fine di scoraggiare le iniziative giudiziali che non hanno ragione d’essere e nell’interesse pubblico all’impiego corretto del processo civile (trib.Roma sentenza del 18/10/2006 ) e pretendere un risarcimento per i danni morali e materiali patiti per l’accusa ingiusta, pari al corrispettivo richiesto dal paziente in sede di giudizio.

8) Gli Ordini dei medici/Federazioni/Società medico-chirurgiche denuncino alla Procura della Repubblica, per l’art. 658 cp ( procurato ingiustificato allarme), quelle associazioni che affermano che vi sono 45.000 morti evitabili all’anno per malasanità,123 morti al giorno.

Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirugo ortopedico 

 

Articolo originale

8 Febbraio 2015
Si è chiuso da qualche giorno, il “II Corso teorico-pratico di tecniche chirurgiche di base”, organizzato dall’associazione socio-culturale Axada Catania. Il corso è stato un’ottima occasione per entrare nel mondo della chirurgia partendo dalle sue basi

Sono stati oltre 100 i giovani medici e gli studenti che hanno preso parte al corso, cimentandosi con aghi, fili, pinze e “zampe di maiale”, prendendo così maggiore confidenza con la strumentazione chirurgica ed i materiali di sutura. Una buona partecipazione preannunciata dai risultati della prima edizione del corso, svoltosi l’anno scorso e dunque riproposta, anche per l’elevato numero di richieste pervenute all’Associazione.

L’obiettivo principale del corso è stato quello di insegnare o approfondire i principi di base riguardo la strutturazione di una sala operatoria e l’asepsi in ambiente operatorio, lo strumentario chirurgico di base, i materiali necessari per le suture, le pratiche di sutura, i principali nodi chirurgici, la classificazione e la gestione delle ferite.

Il corso è stato in inaugurato sabato 10 Gennaio 2015 presso il Policlinico Universitario etneo alla presenza, tra gli altri, del Presidente dell’associazione Axada, Dott. Salvatore Giovanni Vitale, e del Prof. Salvatore Costa, docente di Chirurgia Generale del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’ateneo catanese. L’incontro inaugurale è stata l’occasione per trattare trattato gli argomenti di base della chirurgia: la sala operatoria, come è strutturata ed il comportamento idoneo da tenere al suo interno, la strumentazione chirurgica, aghi e fili chirurgici e le ferite, con la loro gestione e il loro trattamento.

Alla parte teorica ha fatto seguito la seconda parte del corso, quella pratica, in cui piccoli gruppi di iscritti al corso hanno avuto la possibilità di “imparare facendo”, esercitarsi e prendere confidenza con le procedure di preparazione chirurgica (lavaggio delle mani, inserimento di guanti e camici sterili, preparazione del campo chirurgico), con gli strumenti del chirurgo (aghi e fili, pinze, forbici) e con le tecniche di base (nodi chirurgici, suture e rimozione dei punti di sutura).

Il corso è stato patrocinato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Catania, e dalla S.P.I.G.C. (Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi). Questo corso inoltre rientra nell’ambito del Progetto CARE (Continous Advances for Reaching Excellence) promosso dalla stessa Axada Catania, progetto che ha nella formazione concreta e nel “fare” una delle sue prerogative principali.

“Il corso di tecniche chirurgiche di base” – ha dichiarato il Presidente di Axada, Dott. Salvatore Giovanni Vitale – “è stato di certo un’opportunità concreta, i giovani medici e gli studenti, di aggiungere un piccolo tassello alla propria formazione medica fatta sia di teoria, fondamento del sapere scientifico, sia di pratica, fondamento dell’attività quotidiana del buon medico”.

“Questo corso” – ha puntualizzato Vitale – “si inscrive nell’ambito del Progetto CARE (Continous Advances for Reaching Excellence) promosso dall’associazione socio-culturale Axada Catania. Tale progetto, in un periodo di grande razionalizzazione dei costi sanitari, si propone di innalzare gli standard formativi, puntando su qualità, pragmatismo e rigore scientifico, senza gravare sulle risorse destinate alla formazione con oneri economici aggiuntivi. “

“Scopo del progetto – conclude Salvo Vitale-  è la creazione di un fitto network di partner universitari, istituzionali, ospedalieri e territoriali, che sia un punto di riferimento per l’organizzazione di training e workshops specialistici teorico-pratici per medici specializzandi, giovani specialisti, odontoiatri in formazione ed altri professionisti della sanità. il metodo didattico è incentrato su un forte pragmatismo, con lo scopo di agevolare i giovani nella crescita clinica e nel potenziamento di conoscenze, competenze e professionalità”.

Mattia S. Gangi

 

Fonte Originale

 

12 Dicembre 2014

E’ una giornata importante per la chirurgia siciliana, ma più in generale per la sanità pubblica della nostra regione. Per la prima volta tutti i protagonisti che ruotano intorno al mondo della sanità hanno partecipato ad un tavolo comune con l’intento di trovare soluzioni economiche, organizzative e politiche ai vari problemi che oggi investono il settore della chirurgia.

L’organizzatore dell’evento, il Professore Francesco Basile, Presidente della Scuola di Medicina e Direttore della Clinica Chirurgica di Catania, ha spiegato alla folta platea dei partecipanti l’idea che egli condivide con l’assessore Lucia Borsellino, ovvero quella di ripensare alcune procedure organizzative in modo da garantire eccellenza a costi ridotti :

“Oggi colloquieremo con l’assessorato e le dirigenze dei reparti ospedalieri per trovare soluzioni ai problemi che presenta la chirurgia catanese – ha dichiarato Francesco Basile – E’ vero, sono tanti e diversi, ma quello che riteniamo improntate è fornire al paziente le cure appropriate, con le migliori tecnologie, le attrezzature di qualità ma anche con un occhio particolare ad evitare gli sprechi. Questo è l’obiettivo caro sia alla nostra dirigenza che all’assessorato. Io credo che da questo convegno potranno scaturire delle proposte concrete, credo che qualcosa si possa fare. Si tratta di piccole procedure in più da seguire, che garantiscono una migliore organizzazione, ma che nel lungo periodo portano a miglioramenti nell’erogazione del servizio”.

“Se riusciamo ad acquistare solo quello che serve – conclude il Professore Basile -attraverso nuove metodologie di gestione della sala operatoria, per le quali abbiamo voluto qui con noi un ingegnere di Parma, riusciremo in questo intento. Una delle soluzioni possibili, ad esempio, è l’uso sempre più massiccio delle nuove tecnologie di informatizzazione delle sale operatorie”

Ma qual’è la vera novità che il congresso di ieri rappresenta per lo scenario catanese? A questa domanda risponde il responsabile scientifico dell’evento, il Professore Antonio Biondi, anch’egli chirurgo e Vice Presidente dell’Ordine dei Medici di Catania : ” Siamo molto felici perché questo incontro rappresenta un successo. La novità è quella di essere riusciti a mettere insieme tutti gli attori che ruotano intorno alla sanità. Non solo i clinici, ma anche tutti gli amministrativi e tutti i dirigenti dell’assessorato alla salute. Questo è un evento unico in Sicilia e credo che da questa giornata verranno fuori delle grandi idee, delle proposte che potranno risolvere alcuni dei problemi che riguardano la sanità e la chirurgia in particolare”.

Il tema della valutazione della prestazione sanitaria, non solo in chirurgia, attraverso un ripensamento delle procedure è centrale nel discorso dell’assessore Lucia Borsellino, la quale ha sottolineato l’importanza della sanità che da “costo” deve diventare “investimento” :

“Il tema di oggi – dichiara l’Assessore Borsellino – approfondisce l’ambito della chirurgia ma non può non essere riferito ad altre discipline, per le quali la misurazione dell’appropriatezza fa riferimento a metodologie molto precise. I temi affrontati saranno tanti e particolari, come quella della ricerca sanitaria e biomedica. A questo si collegano anche le novità della nuova rete ospedaliera, che sostanzialmente rappresentano una migliore distribuzione delle risorse, che rende più omogenea la distribuzione delle specialità”.

A sottolineare la necessità di un confronto tra le parti è il Presidente dell’Ordine dei Medici, Professor Massimo Buscema, il quale durante il suo intervento ha sottolineato come sia fondamentale un coinvolgimento di tutti gli attori del mondo della sanità nei cambiamenti che avverranno in seguito all’applicazione della nuova rete ospedaliera :

“Oggi è un momento importante per la nostra sanità, un plauso in particolare va fatto al Professore Basile e al Professore Biondi per aver voluto questo incontro in cui le varie componenti della sanità si mettono a confronto. In questo momento di crisi economico questo è molto importante al fine di fornire ad ogni costo un prodotto di eccellenza ai nostri pazienti. Questo è infatti impossibile senza il coinvolgimento di tutti gli attori che operano nel mondo della sanità, i quali devono essere coinvolti in prima persona in tutti i processi di ripensamento delle procedure”.

Il Magnifico Rettore Pignataro ha sottolineato infine il ruolo della Ricerca nell’individuazione delle innovazioni necessarie al cambiamento:  ”Oggi la sostenibilità è legata alla tematica dell’appropriatezza delle cure, all’aspetto dell’innovazione tecnologica. e dunque della Ricerca universitaria . Quest’ultima è infatti fondamentale per migliorare i risultati sia in termini di salute, che in termini di risparmio”.