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News dal mondo della Sanità

11 Marzo 2015

Il convegno, organizzato da Adiconsum Sicilia, si è posto l’obiettivo di trovare un dialogo tra i maggiori esponenti del mondo della sanità. Secondo l’associazione per garantire una buona sanità è necessario che la voce dei cittadini venga ascoltata; uno dei passi principali per poter attuare ciò è la realizzazione della Legge Regionale 5 del 2009 secondo cui è l’ammalato ad essere posto al centro del servizio sanitario e non la struttura ospedaliera.

Più servizi per il cittadino, più vicinanza all’ammalato, potenziamento della rete d’emergenza, centralità dell’azione dei medici e maggiore comunicazione. Questi gli aspetti da verificare e migliorare secondo Adiconsum Sicilia. Le stesse proposte sono state sostenute da molti dei relatori presenti tra cui Pietro Giordano, presidente Nazionale Adiconsum, Placido Bramanti- direttore IRCCS, Vincenzo Romeo- Presidente Regionale Adiconsum Sicilia, Emanuele Bonomo- Presidente territoriale Catania Adiconsum e Massimo Buscema- presidente dei Medici di Catania.

Assente al convegno invece l’assessore regionale della Sanità, Lucia Borsellino. Proprio il dipartimento socio sanitario di Adiconsum Sicilia ha condotto un indagine conoscitiva per cercare di comprendere il grado di soddisfazione del cittadino e ha esposto i risultati nel corso del dibattito tenutosi presso la Cappella Bonajuto a Catania. L’indagine ha previsto la compilazione di alcuni questionari in diverse località siciliane, tra cui Palermo, Trapani, Siracusa, Ragusa, Messina e Catania.

I questionari, anonimi, sono stati sviluppati in nove domande elaborate secondo una scale di gradimento da “per nulla” a ” moltissimo”. I dati raccolti, come spiega Salvatore Alizio- Adiconsum Messina- hanno permesso fin da subito di verificare la sfiducia degli utenti nei confronti dei servizi di sanità. Degrado, disservizio, scarsa attenzione, tempi di attesa lunghissimi, mancanza di interlocutori sono alcuni delle segnalazioni. Addirittura il 75% degli utenti è risultato poco o per nulla soddisfatto dei servizi sanitari del proprio territorio. C’è solo un piccolo 1% a definirsi “molto contento”. Inoltre, più del 40% degli intervistati ha dichiarato di essere insoddisfatto del servizio pubblico. Ad aggravare il quadro della situazione risultano le difficoltà riscontrate per le lunghe attese che spesso costringono i pazienti a rivolgersi a strutture private, le modalità di prenotazione delle visite e lo scarso ascolto o gentilezza da parte dei dipendenti.

“Le risposte ai questionari che più mi hanno colpito sono quelle legate all’accoglienza, ascolto, rapidità e qualità di informazioni”- comunica il presidente Romeo e prosegue- “ciò ci fa comprendere che i cittadini sanno perfettamente che sono in periferia rispetto al sistema sanitario. Non sono tutelati e lo avvertono”. Per quanto riguarda nello specifico Catania, l’analisi dei dati per l’azienda ospedaliera Garibaldi, il Policninico Vittorio Emanuele e l’ospedale Cannizzaro ha ancora sottolineato elementi sconfortanti.

Per il 93% degli utenti intervistati il livello della sanità territoriale è medio -basso. Ancora negativi i dati circa l’accoglienza o l’ascolto presso gli ospedali sopra elencati. Le informazioni, la rapidità, i tempi di attesa e le risorse economiche degli ospedali sono ancora dati che lasciano insoddisfatte la maggior parte degli intervistati. “Interessante è stato capire come i cittadini vogliano capire come vengono spesi i soldi e le risorse nella sanità”- ha affermato Vincenzo Romeo nel corso del convegno. Non si può pensare ad un miglioramento della rete sanitaria senza pensare alla necessità di migliorare la comunicazione tra sanità e pazienti.

“Il cittadino ha bisogno di conforto e assistenza e deve essere al centro del sistema”- afferma Emanuele Bonono e prosegue- “potenziare gli strumenti, semplificare la comunicazione, ridimensionare la governance politica: questi sono i punti da cui si dovrebbe partire”. E proprio a questa affermazione se ne legano molte altre. I relatori presenti infatti si sono soffermati sull’importanza di una sanità utile al cittadino. La struttura e la rete sanitaria deve accelerare il processo comunicativo e fare da garante per la salute del paziente. Il cittadino dovrebbe essere in una posizione centrale, ma così non è. Quindi, chi lo è? a questa domanda risponde ancora il presidente Romeo sostenendo che “purtroppo il centro del sistema sanitario è conteso da molti. “Un ambito fin troppo centrale è e rimane la politica. Troppo spesso- prosegue Romeo- non c’è un rapporto equilibrato tra interessi politici e interessi del cittadino. I ritardi nella nomina dei dirigenti, ad esempio, non sono legati al paziente ma ad altri interessi” Un altro degli aspetti da migliorare è sicuramente quello della maggiore trasparenza sulle attività del servizio sanitario per la tutela del cittadino/ paziente e per garantire una Sanità siciliana più funzionale ed efficiente.

“Troppe cose stanno accadendo qui a Catania nell’ultimo periodo. Se non c’è eccellenza e professionalità come si possono fornire i servizi ai pazienti in modo doveroso?” interviene Massimo Buscema-” Poniamo al centro il paziente e non il potere politico. La politica usa la salute dei pazienti per avere consensi”. La conclusione del dibattito è dedicato all’intervento del direttore IRCCS Bramanti e della dottoressa Rosanna La Placa- segretario generale CISL, i quali sostengono che il problema della sanità è legato alla burocrazia politica. “Si deve intanto modernizzare la medicina, poi ridurre la burocrazia e infine, ma non per importanza, concedere le giuste attenzioni a chi ne ha bisogno”, sostiene Bramanti. “I bisogni e disagi dei pazienti non devono essere secondari” afferma La Placa e poi conclude chiedendo “Si è mai pensato a dare vere e concrete risposte a tutte le domande che si pone ogni giorno chi soffre di qualche particolare patologia? Manca proprio questo, la capacità e volontà di dare certezze e risposte ai bisogni dei pazienti”.

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11 Marzo 2015

PALERMO – Altra sentenza, altra mazzata. Il Tar di Catania ha bocciato la decisione con la quale il governo di Rosario Crocetta, nell’agosto scorso, aveva revocato le nomine di Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò a direttori generali delle aziende sanitarie catanesi (rispettivamente al Policlinico di Catania e al Cannizzaro, sempre nel capoluogo etneo). Solo l’ultimo pasticcio nella gestione della Sanità siciliana. E la bocciatura, che riguarda nello specifico il caso di Pellicanò (il Tar si è espresso sul suo ricorso), ma che si estende a quello analogo di Cantaro, in questo caso, assume contorni persino imbarazzanti.

L’Avvocatura dello Stato, infatti, che aveva inizialmente espresso un parere favorevole alla revoca di quella nomina, che sarebbe giunta, secondo l’Avvocato dello Stato Giuseppe Dell’Aira, quando era già in vigore il decreto Renzi che stoppa gli incarichi ai manager in pensione, ha deciso di rinunciare alla difesa dell’esecutivo regionale. Con una motivazione molto semplice, rivelata già in un articolo di alcune settimane fa di Live Sicilia: il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia aveva diramato una circolare con la quale veniva precisata la norma del governo centrale. Un atto dal quale si desumeva chiaramente che la Regione siciliana non avesse alcun motivo di revocare le nomine di Cantaro e Pellicanò.

Un concetto ribadito già a metà dicembre dall’Avvocato dello Stato Patrizia Scardillo che ha ritenuto “inopportuna l’assunzione della difesa della Regione stante il contrasto di posizione di queste ultime rispetto a quella assunta da Organo di vertice dell’Amministrazione dello Stato della quale l’Avvocatura dello Stato è il naturale patrocinatore”. Se proprio vuole, aggiunge l’Avvocato dello Stato, la Regione si faccia difendere dal proprio Ufficio Legale. Lo stesso organo che aveva “avallato” la scelta di Crocetta di revocare quelle nomine decide che la Regione stessa “è indifendibile”, dopo la circolare della Madia. Una posizione, quella più recente dell’Avvocatura che non “smentirebbe” il primo parere, giunto quando non era ancora stata emanata la circolare.

A dire il vero, proprio quel parere dell’Avvocato dello Stato Dell’Aira era stato al centro di furiose polemiche. Sfociate persino in un fascicolo aperto dalla Procura di Catania, anche in seguito alle dichiarazioni del presidente della Commissione Salute all’Ars, Pippo Digiacomo, che parlò addirittura di un parere “orientato”. Accuse gravi e tutte da provare, certamente. Ma ciò che il Tar conferma nella propria sentenza è l’errore dell’esecutivo regionale.

Nelle scorse settimane l’assessore alla Salute Lucia Borsellino aveva provato a portare in giunta la vicenda dei manager, chiedendo, appunto, di definire l’iter di revoca per le nomine di Cantaro e Pellicanò, sulla scorta proprio del parere di Dell’Aira. Un parere che, in sintesi, afferma che il rapporto di lavoro si definisce all’atto della firma del contratto. Firma che sarebbe giunta dopo l’entrata in vigore del decreto Renzi. Il decreto Renzi “stoppa-pensionati” entra in vigore il 25 giugno. Cantaro e Pellicanò vengono nominati il 24 giugno. Il giorno prima. Secondo l’avvocato della Regione, Romeo Palma, interpellato per primo dal governo regionale, quei manager possono regolarmente insediarsi. Ma il governatore non è così sicuro. Così ecco la decisione di chiamare in causa l’avvocato dello Stato Dell’Aira. Quest’ultimo la pensa diversamente: il conferimento dell’incarico si concluderebbe con la stipula del contratto. Che sarebbe giunto solo con il divieto di Renzi già in vigore. Una interpretazione della norma smentita in maniera plateale dalla circolare del ministro Marianna Madia.

Il governo Renzi infatti decide, a dicembre, di fornire l’interpretazione “autentica” della propria norma. E sull’interpretazione, i dubbi sono pochi: “La data alla quale occorre fare riferimento, ai fini dell’applicazione del divieto, – scrive il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia – è quella della nomina o del conferimento dell’incarico, quindi dell’atto con il quale l’autorità titolare del relativo potere vi ha proceduto, indipendentemente da adempimenti successivi, come gli atti di controllo. Non incorrono nel divieto e rimangono soggetti alla disciplina precedente – aggiunge il ministro – gli incarichi a soggetti in quiescenza conferiti precedentemente alla suddetta data, anche se alla stessa data il trattamento economico o compenso non era ancora stato definito”.

Ed è proprio il contratto a disciplinare trattamento economico e compenso. Ma il contratto, che era “decisivo” secondo l’Avvocato dello Stato, è del tutto ininfluente per chi ha deciso e scritto quella norma. La revoca delle nomine di quei manager era immotivata. E adesso anche l’Avvocatura dello Stato ci ha “ripensato”. Decidendo di rinunciare alla difesa della Regione. Che ha perso, di fronte al Tar e sarà costretta a revocare i propri decreti. Ancora una volta. Le reazioni “Ancora una sentenza sberla sulla sanità siciliana. Stavolta era ampiamente prevedibile. Cosa farà adesso il governo Crocetta? Inutile, forse, attendersi la stessa solerzia e velocità avute per annunciare la rinuncia all’appello sul noto caso Humanitas.

Presidente Crocetta e (ancora una volta) assessore Borsellino: verrà data esecuzione alla sentenza dei giudici o farete ancora finta di nulla?”. Lo dichiara il deputato regionale della Lista Musumeci, Gino Ioppolo. “La sentenza del Tar, che annulla la delibera di revoca del dott. Pellicano’ a direttore generale dell’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, è l’ulteriore riprova del pressapochismo e del dilettantismo con i quali opera il governo regionale, che sta lasciando sprofondare la sanità siciliana in una imbarazzante situazione di caos e confusione. Sin dal primo momento avevamo denunciato l’atto contraddittorio posto in essere dal duo Crocetta-Borsellino, per altro contestato anche da alcuni appartenenti alla stessa maggioranza di governo.

Alla guida della nostra Sicilia c’è dunque una pericolosa armata Brancaleone, incapace di operare per il bene comune”, lo dichiara Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “La sentenza del TAR di Catania che ha bocciato la decisione dal governo regionale di revocare le nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie catanesi è l’ennesima sentenza che sbugiarda il governo regionale in materia di sanità. E’ l’ennesima sentenza che certifica i pasticci quotidiani prodotti nella gestione della sanità in Sicilia”. Lo dichiara Angelo Collodoro, segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Cimo. “E’ l’ennesima sentenza – prosegue – che dà l’idea dello stato confusionale in cui brancola il governo regionale. E’ l’ennesima sentenza che ribadisce lo stato d’incertezza con cui si va avanti in sanità e che investe la programmazione e la pianificazione, basti pensare alle conseguenze che avrà sulla Rete Ospedaliera Regionale la sentenza Humanitas, ovvero la rivisitazione di quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ed oggi due tra le più grandi aziende siciliane si trovano a dovere ricominvciare. Ciò che emerge è la mancanza di certezza del diritto negli atti promulgati dal governo regionale in materia di sanità. E’ la mancanza di credibilità del governo stesso nonostante questi proceda arrogantemente e presuntuosamente senza un minimo di confronto con le parti sociali. Si perde nella notte dei tempi l’ultimo incontro tra governo e sindacati dei medici che più volte hanno sottolineato l’importanza di sfuggire alle logiche della vecchia politica per dare una “svolta rivoluzionaria” che è rimasta solo negli “slogans”di questo governo. Le conseguenze le pagano tutti i giorni operatori sanitari e cittadini prigionieri di un’incertezza stagnante che crea paralisi e talvolta uccide”.

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