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News dal mondo della Sanità

31 Maggio 2015

In un’epoca di ristrettezze e di paura per la sostenibilità dei sistemi sanitari, la parola d’ordine è appropriatezza prescrittiva. Questo si traduce in pratica nella scelta dei farmaci col miglior rapporto costo-efficacia. Ma come si calcola il valore dei farmaci anti-tumorali? La Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) ha messo a punto la Magnitude of Clinical Benefit Scale, un metro di valutazione obiettivo di queste terapie

Quanto vale un farmaco oncologico? Una quantificazione non facile di sicuro, perché tra gli elementi da considerare c’è anche la vita umana, fatta magari di appena pochi mesi; ma porsi questa domanda è ormai imprescindibile se si vuole garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari e un’equa ripartizione delle risorse sanitarie tra cittadini affetti diverse patologie.

A dare una risposta concreta alla spinosa questione ci prova la European Society of Clinical Oncology (ESMO), attraverso la sua ‘Magnitude of Clinical Benefit Scale’ (ESMO-MCBS), presentata oggi a Chicago in occasione del congresso degli oncologi americani (ASCO) e pubblicata in contemporanea su Annali of Oncology. Nelle intenzioni della società di oncologia europea questo strumento dovrebbe assistere i medici nel valutare in maniera obiettiva e non condizionata quali siano i farmaci anti-tumorali più efficaci per i loro pazienti.

“Se da una parte è intuitivo che il valore di qualunque nuovo trattamento anti-cancro è determinato dall’entità dei suoi benefici clinici, rapportata al suo costo – afferma Nathan Cherny, Direttore del Servizio di Dolore Oncologico e Medicina Palliativa, dipartimento di Oncologia Medica Shaare Zedek Medical Center, Israele –  ad oggi non era mai stato messo a punto uno strumento per definire in maniera standardizzata questo criterio”.

L’ESMO-MCBS rappresenta invece un approccio strutturato e razionale per la stratificazione dei benefici clinicamente rilevanti di un farmaco. Sul numero odierno di Annals of Oncology viene pubblicato un lavoro che descrive il significato del progetto e che riporta i primi risultati del suo impiego sul campo, presso 77 centri di oncologia e relativi a 10 tipi di tumore diversi.

Questo metro di valutazione viene presentato oggi anche a Chicago, nell’ambito della sessione congiunta ESMO/ASCO ‘Global Perspective on Value’ all’interno del congresso annuale dell’ASCO.
 
“Come organizzazione scientifica internazionale, impegnata nell’interesse della comunità oncologica mondiale – sostiene Rolf A. Stahel, Presidente dell’ESMO – siamo preoccupati del fatto che alcuni farmaci oncologici approvati dall’EMA, l’ente regolatorio europeo, non siano poi di fatto disponibili o alla portata di tutti i pazienti ai quali potrebbero essere prescritti. L’ESMO-MCBS ha appunto lo scopo di mettere in evidenzia quali farmaci, tra tutti quelli approvati, presentino dei grandi benefici clinici e debbano per questo essere sostenuti in tutt’Europa, per garantirne un rapido accesso ai pazienti, soprattutto quando questi farmaci vengano raccomandati, attraverso i criteri basati sull’evidenzia, adottati dalle Linee Guida di Pratica Clinica dell’ESMO”.
 
A partire da oggi l’ESMO adotterà questo ‘metro’ in maniera prospettica a tutti i nuovi farmaci che saranno approvati dall’EMA. I farmaci che otterranno i punteggi più alti in questa scala di valutazione, saranno messi in dovuto rilievo nelle linee guida dell’ESMO, con la speranza che questo velocizzi le procedure, all’interno dei diversi Stati, per metterli a disposizione dei pazienti.
 
Questo strumento rappresenta un approccio razionale e strutturato che permette di interpretare i dati e le analisi disponibili, riducendo i bias di giudizio relativi ai diversi farmaci, sia quelli improntati ad un eccessivo ottimismo, che quelli anti-innovazione.
 
“In assenza di un approccio standardizzato per misurare l’entità del beneficio clinico di un farmaco – sostiene Elisabeth G.E. de Vries, Dipartimento di Oncologia Medica, University Medical Center Groningen, Università di Groningen (Olanda), Condirettore della Task Force ESMO-MCBS – le conclusioni e le raccomandazioni derivate dagli studi clinici sono state spesso messe sotto accusa, anche perché troppo spesso, nuovi farmaci con benefici del tutto modesti rispetto alle vecchie terapie sono stati presentati come innovazioni vere, quando non ‘rivoluzionarie’. L’applicazione del metro di giudizio rappresentato da questo nuovo strumento consentirà invece di ridurre queste distorsioni, frutto di una sovrastima o di giudizi esageratamente benevoli, ma anche di quelle derivanti da atteggiamenti nichilisti”.

La ‘scala’ si compone di due parti applicabili rispettivamente ai farmaci nei contesto ‘curativo’ o ‘palliativo’, che sono stati tenuti ben distinti tra loro.

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17 Maggio 2015

In Italia colpisce circa 6000 persone ogni anno, e risulta essere attualmente l’ottava neoplasia più diffusa al mondo. E’ il carcinoma del cavo orale, una neoplasia ancora non molto conosciuta ma che si rivela spesso fatale soprattutto se individuata in ritardo (il tasso di mortalità, a 5 anni dalla diagnosi è di oltre il 70%). 

Nella sua fase iniziale il tumore del cavo orale si presenta frequentemente attraverso lesioni pre-cancerose come macchie o placche bianche e/o rosse, piccole erosioni o ulcere all’interno della bocca. Pericolosamente sottovalutate, queste condizioni patologiche iniziali vengono spesso etichettate dai pazienti come “infiammazioni”. Per sensibilizzare la popolazione sulla fondamentale importanza di una diagnosi precoce per ridurre l’incidenza di questa forma tumorale altamente invalidante e per sottolineare il ruolo basilare della prevenzione – quando il carcinoma viene rilevato e curato nella sua fase iniziale è possibile ottenere una guarigione completa e avere un indice di sopravvivenza dell’80% – sabato 16 maggio torna nelle principali piazze d’Italia l’Oral Cancer Day, giunto alla nona edizione, l’appuntamento con la tutela della salute del cittadino e la prevenzione del tumore del cavo orale, organizzato da Fondazione ANDI onlus grazie ai suoi volontari, i dentisti ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Raggiungendo le postazioni informative o le unità mobili di screening allestite nelle piazze i cittadini avranno la possibilità di ricevere materiale divulgativo e di consultare direttamente i dentisti circa i fattori di rischio e gli stili di vita da adottare per prevenire questa neoplasia. In questa occasione i dentisti ANDI motiveranno inoltre le persone a recarsi dal proprio dentista di fiducia per una visita di controllo gratuita e fino al 31 ottobre saranno loro stessi disponibili a organizzare visite presso i propri studi. L’elenco delle piazze è disponibile sul sito www.oralcancerday.it.

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10 Maggio 2015

Una molecola che trasforma i tumori al seno aggressivi in forme più curabili. È l’ultimo successo di un gruppo di ricerca finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) che quest’anno compie 50 anni. Un bel regalo a chi, in mezzo secolo, ha raccolto fondi tali da erogare oltre un miliardo di euro (1.081.191.924) in progetti di ricerca e borse di studio. Cinquant’anni che hanno domato uno dei tumori più temibili e mortali, quello al seno, trasformandolo da incurabile in curabile. E questo per ben 9 donne colpite su 10.

La battaglia contro il tumore al seno «triplo negativo»

La sfida al cancro però continua. C’è ancora molto da fare soprattutto contro quelle forme che colpiscono il seno e non rispondono a nessuna delle armi, anche «intelligenti», oggi disponibili. Si chiamano «triplo negativi» i più ostici e ostili. Uno studio sostenuto dall’Airc ha aperto una strada: una molecola potenzialmente in grado di disinnescare le super difese di queste forme tumorali. La molecola si chiama miR-100 e sembra in grado di controllare la sopravvivenza e la capacità delle cellule staminali tumorali di differenziarsi in forme «triplo negative». Le staminali del cancro sono il «motore» che alimenta la crescita della malattia e la comparsa di recidive dopo le diverse cure. «Nelle staminali dei triplo-negativi – spiega Silvia Giordano, responsabile dell’Oncologia molecolare all’Istituto di ricerca e cura del cancro a Candiolo (Torino) e una delle autrici dello studio pubblicato sulla rivista Oncotarget – la quantità di miR100 è ridotta. La nostra ricerca ha evidenziato come il ripristino dei suoi livelli normali modifica le staminali delle forme tumorali triplo-negative rendendole più aggredibili e incapaci di rigenerare il male». Diventano staminali di tumori curabili con gli ormoni anti-estrogeni.

Prospettive future

Non solo. C’è anche un farmaco made in Italy contro le staminali dei triplo-negativi che ha avuto il via libera della Fda (agenzia del farmaco statunitense) per una sperimentazione su 190 malate in oltre 60 centri del mondo. Sperimentazione il cui termine è previsto nel 2018. Massimo Cristofanilli, direttore dell’oncologia del Jefferson Breast Care Center di Filadelfia, uno dei «cervelli» italiani accasati negli States guida la sperimentazione: «Il tumore triplo-negativo della mammella rappresenta ancora una sfida fondamentale per l’oncologia. La ricerca si è concentrata su nuove cure in grado di colpire direttamente un recettore espresso dalle staminali tumorali ( Cancer stemcells o Cscs ) che non rispondono alla chemio e innescano le metastasi. In questo filone si inserisce il reparixin , molecola frutto della ricerca italiana (Dompé), che agisce sul microambiente in cui si sviluppano le Cscs rendendolo loro sfavorevole». Infine, la rivista Cell di oggi ci racconta una nuova vittoria scientifica ottenuta nei laboratori del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge: per la prima volta sono stati creati dei tumori in laboratorio, aprendo così la via a cure su misura.
Si vede sempre più la luce in fondo al tunnel, anche grazie ai fondi che raccoglie l’Airc. Domenica con le azalee: un regalo alla mamma, un regalo alla ricerca italiana.

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16 Marzo 2015

Aiom, Airo, Cipomo, Siu e Siuro siglano un accordo per una comune strategia: “Servono percorsi di cura condivisi e centri di riferimento, lavoro in team, e definizione requisiti minimi delle strutture per trattare la malattia”. A dicembre una consensus conference da cui nascerà un documento subito operativo.

16 MAR – Uniti nella lotta ai tumori della prostata, della vescica, del rene, del testicolo e del pene. Cinque società scientifiche – Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Airo (Associazione italiana radioterapia oncologica), Cipomo (Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri), Siu (Società italiana di urologia) e Siuro (Società italiana di urologia oncologica) hanno siglato un accordo per realizzare un vero e proprio team multidisciplinare urooncologico. Obiettivo: migliorare il dialogo fra gli specialisti per creare percorsi di cura condivisi e uniformi su tutto il territorio, individuare i centri di riferimento e favorire il lavoro in team, definendo anche i requisiti minimi che le strutture devono raggiungere per trattare queste malattie. Numeri importanti quelli dei tumori urologici. Il cancro della prostata, nel 2014 ha fatto registrare 36mila nuove diagnosi, è il terzo più frequente (11% di tutti i casi) e quello della vescica, con circa 26mila nuovi casi (21mila tra gli uomini e 5mila tra le donne), si colloca al quinto posto (7%).

“In Italia siamo all’avanguardia nella gestione dei pazienti colpiti dalle neoplasie urooncologiche, come dimostrano le alte percentuali di sopravvivenza nel carcinoma della prostata (91%), del testicolo (94%) e della vescica (80%) – commentano i Presidenti delle Società scientifiche coinvolte, Carmine Pinto (Aiom), Riccardo Maurizi Enrici (Airo), Gianpiero Fasola (Cipomo), Maurizio Brausi (Siu) e Giario Conti (Siuro) – ma persiste ancora la problematica della comunicazione fra urologo, oncologo, radioterapista e le altre figure chiave coinvolte. Partendo da questa base, come società scientifiche ci siamo riuniti e abbiamo dato vita ad un processo per la condivisione culturale e la definizione del team multidisciplinare per i tumori urologici.

Si tratta infatti di un processo insieme culturale e clinico-organizzativo. La patologia oncologica in ambito urologico necessita sempre più di una formazione e di un approccio di questo tipo. In quest’ambito rientrano alcune fra le neoplasie più frequenti nella popolazione italiana”. “Abbiamo costituito cinque gruppi di lavoro – continuano i presidenti – che si occuperanno di temi specifici, che spaziano dall’organizzazione all’analisi della gestione economica fino agli aspetti istituzionali e normativi. Il risultato del loro lavoro sarà formalizzato il prossimo dicembre durante una Consensus Conference a Milano in cui i rappresentanti delle società scientifiche con il board dei presidenti saranno chiamati a produrre un documento condiviso, che diventerà immediatamente operativo. In questo processo saranno coinvolti i rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni dei pazienti”.

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