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News dal mondo della Sanità

19 Aprile 2015

CATANIA – Un grande momento di confronto tra la categoria dei medici e il mondo politico si è tenuto stamattina a distanza di circa due settimane dalla denuncia della Guardia di Finanza nei confronti di 937 medici catanesi dichiarati prescrittori inappropriati di alcuni farmaci per l’osteoporosi.

A proporre l’iniziativa è stato l’Ordine dei medici della provincia di Catania con in testa il suo presidente Massimo Buscema che ha dovuto in più momenti sintetizzare e, a volte, ricondurre alla serenità un dibattito talvolta dai toni accesi. Segno della grande sofferenza che sta attraversando, in questi giorni, la categoria dei medici.

Una folta presenza di deputati europei, regionali, nazionali bipartisan si è riunita al fine di trovare una soluzione ad un problema che, secondo quanto ripetuto più volte durante il dibattito, risulta essere “un oltraggio alla classe medica e rischia di diventare un problema sociale”.

Ormai da tempo sia il Codacons sia l’Ordine dei medici di Catania hanno evidenziato come l’indagine della Guardia di finanza, su disposizione della Procura, ha avuto come diretto risultato quello di fare abbassare drasticamente le prescrizioni dei farmaci per i quali i medici risultano indagati. Dopo la conclusione delle indagini, difatti, le prescrizioni sarebbero diminuite dell’80% per i farmaci dell’osteoporosi e del 50% per tutte le altre tipologie di medicinali.

Inoltre sin dal 2 febbraio il Codacons ha fatto presente il grave problema dei medici indagati per eccessive prescrizioni ma l’Asp ha loro risposto attraverso un comunicato stampa accusando il segretario Francesco Tanasi di “terrorismo e di allarmismo poiché si trattava di normali procedure di verifica e che non c’era alcun reale motivo per cui preoccuparsi“.

L’indagine inoltre sembrerebbe gravata da un importante errore metodologico che consisterebbe nell’aver considerato come unica possibilità per la rimborsabilità di questi farmaci l’esecuzione di un esame MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata, ovvero l’esame per misurare la densità minerale ossea, n.d.r.) mentre la famigerata nota 79 prevede altre tre opzioni perfettamente riconosciute dal servizio sanitario regionale e cioè quello di pazienti cortisonati, con pregresse fratture vertebrali e femorali.

Mentre secondo Pippo Di Giacomo, presidente della commissione Sanità dell’Ars, fatti così clamorosi e generalizzati sarebbero il frutto di una distorsione del sistema.

L’unica proposta avanzata per uscire da una situazione che rischia di mettere ancora una volta la Sicilia nell’occhio del ciclone in quanto a disfunzioni di sistema e poca affidabilità è, secondo Di Giacomo, la presentazione da parte dei medici di una “documentazione da proporre alla politica, al governo e al Parlamento per valutare se sono state effettivamente chieste documentazioni in maniera impropria”.

Riportiamo, di seguito, alcuni degli interventi dei deputati presenti durante l’incontro.

Giovanni Burtone, deputato nazionale PD:  “Il medico sa che questa polemica può rappresentare una rottura tra la sanità e l’opinione pubblica. Le battute demagogiche per seguire il facile populismo portano solo a rotture insanabili. Grava un peso sia sulla classe medica, che ha visto arrivare la lettera dell’asp con le richieste di risarcimento economico, sia sul cittadino stesso. Il medico ha il dovere di prevenire e determinare un risparmio per il paziente. Bisogna chiedere al governo nazionale di rispondere in merito alla questione”.

Nino D’Asero, capogruppo del Nuovo Centrodestra all’Ars:L’intervento della guardia di finanza e della Corte dei Conti porta a chiarire le posizioni di ogni medico. La nota 79 va modificata ma le politiche populistiche non portano a nulla. La politica deve tornare a dire le cose come stanno”.

Gino Ioppolo, deputato regionale della lista Musumeci: “Credo che quest’indagine sia diabolica perché infierisce sulle scelte di cura del medico. Sul piano politico bisogna chiarire che nessuno si può sostituire al medico sulla scelta della cura. La nostra regione e la sanità sono ingovernabili. Bisogna tutelare la libertà di scienza e coscienza del medico. Guai se le prescrizioni dovessero crollare. Il governo regionale dovrebbe fare chiarezza al suo interno e compiere dei passi importanti per intavolare un‘interlocuzione con chi indaga”.

Dino Fiorenza, deputato regionale catanese Pds-Mpa: “Propongo una class action da parte bei medici”.

Maria Luisa Albanella, deputato nazionale PD  “Credo che tutto questo nasca dalla voglia di mettere in dubbio la sanità regionale e nazionale. Quest’indagine va eliminata perché è sicuramente frutto di un errore. Bisogna vedere se questo errore sia stato fatto in buona o in cattiva fede”.

Giuseppe Berretta, parlamentare nazionale del PD: “Dinanzi ad un tentativo demagogico per indurre preoccupazione, i medici stanno portando avanti un’operazione di verità. Questa vicenda va archiviata al più presto. Bisogna chiedere al Prefetto di intervenire, al governo nazionale di dare delle indicazioni chiare e chiedere alla magistratura di indagare sulle responsabilità. Poi mi chiedo: ma perché sempre Catania? Perché quest’aggressione alla sanità catanese? Credo che a Catania abbiamo punte di eccellenza che bisogna tutelare non bistrattare”.

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11 Marzo 2015

ROMA – Sono due gemelli, un maschio e una femmina, i primi due bambini italiani nati con la fecondazione assistita eterologa. E’ avvenuto a Roma nella clinica Alma Res Fertility, diretta da Pasquale Bilotta. Un traguardo reso possibile dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile scorso che ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vietava questa tecnica. E la notizia della nascita dei due bimbi coincide con l’undicesimo anniversario della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, entrata in vigore il 10 marzo del 2004. I due bambini, che sono in buone condizioni di salute, ha spiegato Bilotta, sono nati da una donna di 47 anni che tentava da 15 anni di avere un figlio. La gravidanza è stata possibile attraverso la donazione di ovociti a fresco con la tecnica Icsi. E’ stato utilizzato il trasferimento in utero di due embrioni allo stadio di blastocisti, cioè mantenuti in incubatore nel laboratorio fino al quinto giorno di sviluppo.

Il parto è avvenuto prematuramente alla 36ma settimana mediante taglio cesareo, per un distacco di placenta. I bambini e la mamma sono ora “in perfetta salute”. Dopo le polemiche seguite alla sentenza della Consulta, la notizia arrivata da Roma è accolta con soddisfazione da Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni. “Mi auguro – commenta – che su questa bella notizia non si scatenino sterili polemiche, ma tutti esprimano gioia per la nascita di questi gemelli. Ricordo quanto ha scritto la Consulta nella sentenza di cancellazione del divieto di fecondazione eterologa dello scorso aprile: ‘Deve anzitutto essere ribadito che la scelta di tale coppia diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi, libertà che, come questa Corte ha affermato, sia pure ad altri fini ed in un ambito diverso, è riconducibile agli articoli 2, 3 e 31 della Costituzione'”. Come si è arrivati alla nascita dei due bambini.

I genitori dei gemellini si erano rivolti a Bilotta nei primi mesi del 2014. “La fertilità della donna era risultata del tutto compromessa oltre che dall’età, 47 anni, anche da una riserva ovarica (produzione di ovociti) drasticamente ed irrimediabilmente danneggiata da una patologia a carico delle ovaie, l’endometriosi, responsabile del 45% dei casi di infertilità femminile”, spiega Bilotta. La coppia è stata quindi sottoposta a fecondazione assistita eterologa con donazione di ovociti ottenuti a fresco mediante tecnica Icsi. Bilotta è stato coadiuvato dall’embriologo, Luigi Muzii e dalla ginecologa Talia Capozzolo. “È stato utilizzato – aggiunge il medico – il trasferimento in utero di due embrioni allo stadio di blastocisti, cioè mantenuti in incubatore nel laboratorio sino al quinto giorno di accrescimento. Tecnica, questa, che incrementa in modo significativo le percentuali di successo della procedura”. Per la fecondazione, prosegue, “è stato utilizzato il liquido seminale del marito.

La selezione della donatrice, come suggerito dalle linee guida delle società scientifiche internazionali, è avvenuta basandosi sulla compatibilità del gruppo sanguigno e considerando le caratteristiche fenotipiche della donna ricevente, cioè colore degli occhi e dei capelli, carnagione, corporatura. Tutte le donatrici sono state sottoposte ad analisi generali, genetiche, metaboliche ed infettive ed hanno ricevuto un rimborso spese, come indicato dalla attuale normativa”. A luglio l’esito del test di gravidanza è risultato positivo, con valori molto elevati di beta hcg, in accordo con il riscontro ecografico di una gravidanza gemellare, il cui decorso è stato seguito molto da vicino da Bilotta e dalla sua equipe in quanto la gravidanza è stata complicata sotto diversi punti di vista.

Per mutazioni genetiche, in primo luogo, che comportavano un elevato rischio trombotico per la gestante, e, in secondo luogo, per l’età e la gemellarità che rappresentano un aumentato fattore di rischio per tutte le donne in gravidanza. Novità in arrivo per la legge 40. Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere “smontata” pezzo per pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e alla Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato quattro divieti, tra cui l’ultimo è stato quello di fecondazione eterologa.

Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate. Come spiega una scheda dell’associazione Luca Coscioni, che ha seguito legalmente diverse coppie in questi anni, è prevista per il 14 aprile infatti l’udienza davanti alla Consulta in cui verrà discussa la legittimità costituzionale del divieto diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti, il divieto di fecondazione eterologa e di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie infertili, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali. “E’ un bilancio positivo quello di questi 11 anni – afferma Filomena Gallo – perché sono stati cancellati i divieti più brutti, grazie al lavoro delle associazioni di pazienti come la nostra, a cui si sono rivolte molte coppie. E’ stata una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute”. Questi 11 anni hanno però evidenziato, conclude Gallo, “la distanza e l’inadeguatezza del Parlamento sui temi che riguardano la libertà delle persone. Sarebbe opportuno che intervenisse prima della Consulta, ma credo che rimarremo delusi ancora una volta”.

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11 Marzo 2015

Il Consiglio superiore della Sanità esprime il parere sul contraccettivo d’emergenza. Test di gravidanza, invece, solo se l’anamnesi induce al sospetto che ci sia stata fecondazione. Ora deve decidere il ministro della Salute.

Prescrizione obbligatoria per il contraccettivo d’emergenza della cosiddetta ‘pillola dei 5 giorni dopo’, indipendentemente dall’età della richiedente e test di gravidanza solo se l’anamnesi induce ad un sospetto di fecondazione in corso. E’ questa, secondo quanto si apprende, la posizione espressa dal Consiglio superiore di Sanità nel parere richiesto dal ministro Lorenzin sulla questione. In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che “il farmaco EllaOne debba essere venduto in regime di prescrizione medica indipendentemente dall’età della richiedente”.

“Ciò soprattutto per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”. “Il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il parere che temevano. A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo, cioè potranno usare la pillola ‘dei 5 giorni dopo’ solo con la ricetta medica, al contrario di quanto accade in tutta Europa dove si può acquistare liberamente perchè non si tratta di un farmaco abortivo ma di un contraccettivo di emergenza (agisce ritardando l’ovulazione). Solo pochi giorni fa il parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”. Così Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd della Camera.

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11 Marzo 2015

PALERMO – Altra sentenza, altra mazzata. Il Tar di Catania ha bocciato la decisione con la quale il governo di Rosario Crocetta, nell’agosto scorso, aveva revocato le nomine di Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò a direttori generali delle aziende sanitarie catanesi (rispettivamente al Policlinico di Catania e al Cannizzaro, sempre nel capoluogo etneo). Solo l’ultimo pasticcio nella gestione della Sanità siciliana. E la bocciatura, che riguarda nello specifico il caso di Pellicanò (il Tar si è espresso sul suo ricorso), ma che si estende a quello analogo di Cantaro, in questo caso, assume contorni persino imbarazzanti.

L’Avvocatura dello Stato, infatti, che aveva inizialmente espresso un parere favorevole alla revoca di quella nomina, che sarebbe giunta, secondo l’Avvocato dello Stato Giuseppe Dell’Aira, quando era già in vigore il decreto Renzi che stoppa gli incarichi ai manager in pensione, ha deciso di rinunciare alla difesa dell’esecutivo regionale. Con una motivazione molto semplice, rivelata già in un articolo di alcune settimane fa di Live Sicilia: il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia aveva diramato una circolare con la quale veniva precisata la norma del governo centrale. Un atto dal quale si desumeva chiaramente che la Regione siciliana non avesse alcun motivo di revocare le nomine di Cantaro e Pellicanò.

Un concetto ribadito già a metà dicembre dall’Avvocato dello Stato Patrizia Scardillo che ha ritenuto “inopportuna l’assunzione della difesa della Regione stante il contrasto di posizione di queste ultime rispetto a quella assunta da Organo di vertice dell’Amministrazione dello Stato della quale l’Avvocatura dello Stato è il naturale patrocinatore”. Se proprio vuole, aggiunge l’Avvocato dello Stato, la Regione si faccia difendere dal proprio Ufficio Legale. Lo stesso organo che aveva “avallato” la scelta di Crocetta di revocare quelle nomine decide che la Regione stessa “è indifendibile”, dopo la circolare della Madia. Una posizione, quella più recente dell’Avvocatura che non “smentirebbe” il primo parere, giunto quando non era ancora stata emanata la circolare.

A dire il vero, proprio quel parere dell’Avvocato dello Stato Dell’Aira era stato al centro di furiose polemiche. Sfociate persino in un fascicolo aperto dalla Procura di Catania, anche in seguito alle dichiarazioni del presidente della Commissione Salute all’Ars, Pippo Digiacomo, che parlò addirittura di un parere “orientato”. Accuse gravi e tutte da provare, certamente. Ma ciò che il Tar conferma nella propria sentenza è l’errore dell’esecutivo regionale.

Nelle scorse settimane l’assessore alla Salute Lucia Borsellino aveva provato a portare in giunta la vicenda dei manager, chiedendo, appunto, di definire l’iter di revoca per le nomine di Cantaro e Pellicanò, sulla scorta proprio del parere di Dell’Aira. Un parere che, in sintesi, afferma che il rapporto di lavoro si definisce all’atto della firma del contratto. Firma che sarebbe giunta dopo l’entrata in vigore del decreto Renzi. Il decreto Renzi “stoppa-pensionati” entra in vigore il 25 giugno. Cantaro e Pellicanò vengono nominati il 24 giugno. Il giorno prima. Secondo l’avvocato della Regione, Romeo Palma, interpellato per primo dal governo regionale, quei manager possono regolarmente insediarsi. Ma il governatore non è così sicuro. Così ecco la decisione di chiamare in causa l’avvocato dello Stato Dell’Aira. Quest’ultimo la pensa diversamente: il conferimento dell’incarico si concluderebbe con la stipula del contratto. Che sarebbe giunto solo con il divieto di Renzi già in vigore. Una interpretazione della norma smentita in maniera plateale dalla circolare del ministro Marianna Madia.

Il governo Renzi infatti decide, a dicembre, di fornire l’interpretazione “autentica” della propria norma. E sull’interpretazione, i dubbi sono pochi: “La data alla quale occorre fare riferimento, ai fini dell’applicazione del divieto, – scrive il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia – è quella della nomina o del conferimento dell’incarico, quindi dell’atto con il quale l’autorità titolare del relativo potere vi ha proceduto, indipendentemente da adempimenti successivi, come gli atti di controllo. Non incorrono nel divieto e rimangono soggetti alla disciplina precedente – aggiunge il ministro – gli incarichi a soggetti in quiescenza conferiti precedentemente alla suddetta data, anche se alla stessa data il trattamento economico o compenso non era ancora stato definito”.

Ed è proprio il contratto a disciplinare trattamento economico e compenso. Ma il contratto, che era “decisivo” secondo l’Avvocato dello Stato, è del tutto ininfluente per chi ha deciso e scritto quella norma. La revoca delle nomine di quei manager era immotivata. E adesso anche l’Avvocatura dello Stato ci ha “ripensato”. Decidendo di rinunciare alla difesa della Regione. Che ha perso, di fronte al Tar e sarà costretta a revocare i propri decreti. Ancora una volta. Le reazioni “Ancora una sentenza sberla sulla sanità siciliana. Stavolta era ampiamente prevedibile. Cosa farà adesso il governo Crocetta? Inutile, forse, attendersi la stessa solerzia e velocità avute per annunciare la rinuncia all’appello sul noto caso Humanitas.

Presidente Crocetta e (ancora una volta) assessore Borsellino: verrà data esecuzione alla sentenza dei giudici o farete ancora finta di nulla?”. Lo dichiara il deputato regionale della Lista Musumeci, Gino Ioppolo. “La sentenza del Tar, che annulla la delibera di revoca del dott. Pellicano’ a direttore generale dell’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, è l’ulteriore riprova del pressapochismo e del dilettantismo con i quali opera il governo regionale, che sta lasciando sprofondare la sanità siciliana in una imbarazzante situazione di caos e confusione. Sin dal primo momento avevamo denunciato l’atto contraddittorio posto in essere dal duo Crocetta-Borsellino, per altro contestato anche da alcuni appartenenti alla stessa maggioranza di governo.

Alla guida della nostra Sicilia c’è dunque una pericolosa armata Brancaleone, incapace di operare per il bene comune”, lo dichiara Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “La sentenza del TAR di Catania che ha bocciato la decisione dal governo regionale di revocare le nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie catanesi è l’ennesima sentenza che sbugiarda il governo regionale in materia di sanità. E’ l’ennesima sentenza che certifica i pasticci quotidiani prodotti nella gestione della sanità in Sicilia”. Lo dichiara Angelo Collodoro, segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Cimo. “E’ l’ennesima sentenza – prosegue – che dà l’idea dello stato confusionale in cui brancola il governo regionale. E’ l’ennesima sentenza che ribadisce lo stato d’incertezza con cui si va avanti in sanità e che investe la programmazione e la pianificazione, basti pensare alle conseguenze che avrà sulla Rete Ospedaliera Regionale la sentenza Humanitas, ovvero la rivisitazione di quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ed oggi due tra le più grandi aziende siciliane si trovano a dovere ricominvciare. Ciò che emerge è la mancanza di certezza del diritto negli atti promulgati dal governo regionale in materia di sanità. E’ la mancanza di credibilità del governo stesso nonostante questi proceda arrogantemente e presuntuosamente senza un minimo di confronto con le parti sociali. Si perde nella notte dei tempi l’ultimo incontro tra governo e sindacati dei medici che più volte hanno sottolineato l’importanza di sfuggire alle logiche della vecchia politica per dare una “svolta rivoluzionaria” che è rimasta solo negli “slogans”di questo governo. Le conseguenze le pagano tutti i giorni operatori sanitari e cittadini prigionieri di un’incertezza stagnante che crea paralisi e talvolta uccide”.

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10 Marzo 2015

La nomina di Angelo Pellicanò è legittima. A stabilirlo è la Quarta Sezione del TAR Sicilia con sede distaccata a Catania Il ricorso presentato dal manager della sanità Angelo Pellicanò, prima nominato direttore generale dell’ospedale Cannizzaro e poi revocato dalla Regione a causa dell’interpretazione della nuova norma che impedisce ai pensionati di ricoprire incarichi nella pubblica amministrazione se non “esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno”, ha chiarito i dubbi e le incertezze durati oltre sette mesi.

La nomina era legittima, ma nulla restituirà alla sanità e ai siciliani il tempo trascorso con disservizi presso le strutture ospedaliere che di fatto sono rimaste vacanti, con la presenza di commissari che hanno operato con atti temporanei, impedendo attraverso l’assenza del direttore generale, la possibilità di fare una programmazione e limitando gravemente gli atti necessari per il buon funzionamento dei nosocomi. Il commissariamento ha di fatto mantenuto una Sanità precaria. Angelo Pellicanò era stato nominato Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania, poi, a seguito di una serie di pareri contrastanti da parte degli uffici competenti della regione e dell’avvocatura dello Stato, il Decreto del presidente della Regione, in autotutela, aveva annullato la sua nomina.

Un chiarimento sulla legittimità della nomina era stato fatto direttamente dal ministro Marianna Madia che attraverso una circolare, spiegava la reale applicazione della norma che nel caso di specie ammetteva la nomina dei manager. A seguito di quel parere si susseguirono una serie di audizioni anche in commissione sanità dove Lucia Borsellino prendeva atto della circolare mentre Rosario Crocetta asseriva l’intervenuta mancanza di fiducia nei confronti dei due manager prima nominati e poi revocati Pellicanò e Cantaro.

La nomina dei due professionisti era stata preceduta da una lunga e complessa fase di valutazione dei curricula di centinaia di candidati, con l’intervento anche di società esterne lautamente pagate e la valutazione definitiva di un comitato di saggi. Nonostante il possesso di tutti i requisiti e l’essersi classificati ai primi posti nella classifica degli idonei, la loro nomina era stata revocata ed adesso la sentenza del TAR di Catania rimette tutto in discussione, ordinando esplicitamente alla Regione Sicilia di colmare immediatamente la vacanza creata nella gestione di due dei più importanti nosocomi dell’intero paese.

Simona Scandura

Articolo orginale 

17 Febbraio 2015

Folla di autorità e cittadini per la presentazione alla Città di “Fabbrica”,una fondazione animata da professionisti, imprenditori, politici, persone di tutte le estrazioni e provenienze, decise ad opporre la propria “buona volontà” al degrado ed alla rassegnazione. 

Che ci sia tanta gente, ma davvero tanta, in cerca di occasioni, opportunità, strumenti per liberarsi da quella apatia tipica dei momenti di crisi e smarrimento ne abbiamo avuto conferma questo sabato mattina.

Centinaia di persone hanno invaso la via Indaco di Catania, in zona Ciminiere, per accedere alla splendida struttura recentemente recuperata dall’arch. Sebi Costanzo, il Sal, divenuta in brevissimo tempo punto di riferimento di una serie di iniziative imprenditoriali e culturali.La location è stata scelta non a caso dai promotori dell’iniziativa, come esempio della possibilità di realizzare opere belle ed utili anche partendo dai luoghi più degradati di questa incredibile Catania. Ed è proprio il dichiarato amore per questa città che ha unito persone decisamente diverse tra loro in una iniziativa dagli esiti imprevedibili.

Sono, rigorosamente in ordine alfabetico, Giuseppe Caudo, Antonio Fiumefreddo, Marco Forzese, Franco Luca e Adolfo Messina (qui gli interventi di Beppe Lumia e Giuseppe Caudo)

A presentare la nuova fondazione, moderati dal giornalista Salvo Fallica, è stato  per primo Antonio Fiumefreddo che ne ha tracciato le linee guida: divenire “punto di riferimento per tutti quanti abbiano voglia di impegnarsi per il superamento di un modo di intendere i propri rispettivi ruoli che ha tenuto ai margini le persone per bene e consegnato l’intero sistema a delinquenti ed affaristi.”

C’è un’intera regione fatta di tante persone capaci, in grado di rispondere alle esigenze di una società che ha bisogno di concretezza e serietà: “è il momento di metterci la faccia, di costituire una vera e propria lobby, alla luce del sole, in grado di costringere chi ha responsabilità politiche ad operare nell’interesse della gente, unendo professionisti, imprenditori, studenti, lavoratori, mamme e figli in una alleanza contro quanti vorrebbero continuare a speculare in maniera indegna del denaro pubblico”.

E l’avvocato Fiumefreddo approfitta dell’occasione per lanciare un appello di stingente attualità: Lucia Borsellino non deve dimettersi, il percorso di risanamento delle istituzioni siciliane non può perdere un suo simbolo così importante e non si deve soccombere alla violenza di chi ha interesse ad interrompere con ogni mezzo quanto sinora fatto.”

Lo smantellamento di un sistema incancrenito da mafia e corruzione comporta certamente costi gravosi che spesso vengono confusi con fallimenti, ma è necessario superare con determinazione i momenti difficili perché sono proprio uesti che indicano che vola strada è quella giusta e basta guardare da dove provengono le accuse per comprenderne la volgare strumentalizzazione.Adolfo Messina ha ricordato la genesi di questa iniziativa simile ad un sogno che si avvera mentre Giuseppe Caudo è partito dalle parole di Papa Francesco per ricordare che le vittime di corruzione e malapolitica sono tutte le persone deboli e che la politica ha oggi più che mai il dovere di dare risposte concrete.

Marco Forzese ha salutato i tanti amici che da oltre vent’anni lo seguono in un percorso che oggi vive una svolta significativa e lo impegna a dare il proprio contributo ad un’operazione verità, per smascherare quanti utilizzano la politica per fare affari e occupare potere e chi invece può andare a testa alta per le scelte fatte.In sala numerose autorità, dal deputato nazionale Giuseppe Berretta al presidente della Scuola di Medicina Francesco Basile e il preside della facoltà di Economia della Link Campus University Vito Branca, i deputati regionali Nicola D’Agostino, Nino D’Asero, Dino Fiorenza, Lino Leanza, Concetta Raia.E ancora il vice sindaco di Catania Marco Consoli, gli assessori Girlando e Bosco, il presidente della SAC Bonura e l’amministratore delegato Mancini, la presidente di Asec Trade Francesca Garigliano.

A concludere i lavori il senatore Giuseppe Lumia che ha sottolineato l’importanza di un’iniziativa che può contribuire a colmare quel vuoto di capacità progettuale che è il vero handicap della società siciliana e condanna un intero popolo alla marginalità.Dopo gli interventi di alcuni imprenditori che hanno mostrato la possibilità di avere successo anche in una terra così difficile, il saluto del sindaco di Catania Enzo Bianco.

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