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News dal mondo della Sanità

11 Marzo 2015

PALERMO – Altra sentenza, altra mazzata. Il Tar di Catania ha bocciato la decisione con la quale il governo di Rosario Crocetta, nell’agosto scorso, aveva revocato le nomine di Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò a direttori generali delle aziende sanitarie catanesi (rispettivamente al Policlinico di Catania e al Cannizzaro, sempre nel capoluogo etneo). Solo l’ultimo pasticcio nella gestione della Sanità siciliana. E la bocciatura, che riguarda nello specifico il caso di Pellicanò (il Tar si è espresso sul suo ricorso), ma che si estende a quello analogo di Cantaro, in questo caso, assume contorni persino imbarazzanti.

L’Avvocatura dello Stato, infatti, che aveva inizialmente espresso un parere favorevole alla revoca di quella nomina, che sarebbe giunta, secondo l’Avvocato dello Stato Giuseppe Dell’Aira, quando era già in vigore il decreto Renzi che stoppa gli incarichi ai manager in pensione, ha deciso di rinunciare alla difesa dell’esecutivo regionale. Con una motivazione molto semplice, rivelata già in un articolo di alcune settimane fa di Live Sicilia: il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia aveva diramato una circolare con la quale veniva precisata la norma del governo centrale. Un atto dal quale si desumeva chiaramente che la Regione siciliana non avesse alcun motivo di revocare le nomine di Cantaro e Pellicanò.

Un concetto ribadito già a metà dicembre dall’Avvocato dello Stato Patrizia Scardillo che ha ritenuto “inopportuna l’assunzione della difesa della Regione stante il contrasto di posizione di queste ultime rispetto a quella assunta da Organo di vertice dell’Amministrazione dello Stato della quale l’Avvocatura dello Stato è il naturale patrocinatore”. Se proprio vuole, aggiunge l’Avvocato dello Stato, la Regione si faccia difendere dal proprio Ufficio Legale. Lo stesso organo che aveva “avallato” la scelta di Crocetta di revocare quelle nomine decide che la Regione stessa “è indifendibile”, dopo la circolare della Madia. Una posizione, quella più recente dell’Avvocatura che non “smentirebbe” il primo parere, giunto quando non era ancora stata emanata la circolare.

A dire il vero, proprio quel parere dell’Avvocato dello Stato Dell’Aira era stato al centro di furiose polemiche. Sfociate persino in un fascicolo aperto dalla Procura di Catania, anche in seguito alle dichiarazioni del presidente della Commissione Salute all’Ars, Pippo Digiacomo, che parlò addirittura di un parere “orientato”. Accuse gravi e tutte da provare, certamente. Ma ciò che il Tar conferma nella propria sentenza è l’errore dell’esecutivo regionale.

Nelle scorse settimane l’assessore alla Salute Lucia Borsellino aveva provato a portare in giunta la vicenda dei manager, chiedendo, appunto, di definire l’iter di revoca per le nomine di Cantaro e Pellicanò, sulla scorta proprio del parere di Dell’Aira. Un parere che, in sintesi, afferma che il rapporto di lavoro si definisce all’atto della firma del contratto. Firma che sarebbe giunta dopo l’entrata in vigore del decreto Renzi. Il decreto Renzi “stoppa-pensionati” entra in vigore il 25 giugno. Cantaro e Pellicanò vengono nominati il 24 giugno. Il giorno prima. Secondo l’avvocato della Regione, Romeo Palma, interpellato per primo dal governo regionale, quei manager possono regolarmente insediarsi. Ma il governatore non è così sicuro. Così ecco la decisione di chiamare in causa l’avvocato dello Stato Dell’Aira. Quest’ultimo la pensa diversamente: il conferimento dell’incarico si concluderebbe con la stipula del contratto. Che sarebbe giunto solo con il divieto di Renzi già in vigore. Una interpretazione della norma smentita in maniera plateale dalla circolare del ministro Marianna Madia.

Il governo Renzi infatti decide, a dicembre, di fornire l’interpretazione “autentica” della propria norma. E sull’interpretazione, i dubbi sono pochi: “La data alla quale occorre fare riferimento, ai fini dell’applicazione del divieto, – scrive il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia – è quella della nomina o del conferimento dell’incarico, quindi dell’atto con il quale l’autorità titolare del relativo potere vi ha proceduto, indipendentemente da adempimenti successivi, come gli atti di controllo. Non incorrono nel divieto e rimangono soggetti alla disciplina precedente – aggiunge il ministro – gli incarichi a soggetti in quiescenza conferiti precedentemente alla suddetta data, anche se alla stessa data il trattamento economico o compenso non era ancora stato definito”.

Ed è proprio il contratto a disciplinare trattamento economico e compenso. Ma il contratto, che era “decisivo” secondo l’Avvocato dello Stato, è del tutto ininfluente per chi ha deciso e scritto quella norma. La revoca delle nomine di quei manager era immotivata. E adesso anche l’Avvocatura dello Stato ci ha “ripensato”. Decidendo di rinunciare alla difesa della Regione. Che ha perso, di fronte al Tar e sarà costretta a revocare i propri decreti. Ancora una volta. Le reazioni “Ancora una sentenza sberla sulla sanità siciliana. Stavolta era ampiamente prevedibile. Cosa farà adesso il governo Crocetta? Inutile, forse, attendersi la stessa solerzia e velocità avute per annunciare la rinuncia all’appello sul noto caso Humanitas.

Presidente Crocetta e (ancora una volta) assessore Borsellino: verrà data esecuzione alla sentenza dei giudici o farete ancora finta di nulla?”. Lo dichiara il deputato regionale della Lista Musumeci, Gino Ioppolo. “La sentenza del Tar, che annulla la delibera di revoca del dott. Pellicano’ a direttore generale dell’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, è l’ulteriore riprova del pressapochismo e del dilettantismo con i quali opera il governo regionale, che sta lasciando sprofondare la sanità siciliana in una imbarazzante situazione di caos e confusione. Sin dal primo momento avevamo denunciato l’atto contraddittorio posto in essere dal duo Crocetta-Borsellino, per altro contestato anche da alcuni appartenenti alla stessa maggioranza di governo.

Alla guida della nostra Sicilia c’è dunque una pericolosa armata Brancaleone, incapace di operare per il bene comune”, lo dichiara Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “La sentenza del TAR di Catania che ha bocciato la decisione dal governo regionale di revocare le nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie catanesi è l’ennesima sentenza che sbugiarda il governo regionale in materia di sanità. E’ l’ennesima sentenza che certifica i pasticci quotidiani prodotti nella gestione della sanità in Sicilia”. Lo dichiara Angelo Collodoro, segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Cimo. “E’ l’ennesima sentenza – prosegue – che dà l’idea dello stato confusionale in cui brancola il governo regionale. E’ l’ennesima sentenza che ribadisce lo stato d’incertezza con cui si va avanti in sanità e che investe la programmazione e la pianificazione, basti pensare alle conseguenze che avrà sulla Rete Ospedaliera Regionale la sentenza Humanitas, ovvero la rivisitazione di quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ed oggi due tra le più grandi aziende siciliane si trovano a dovere ricominvciare. Ciò che emerge è la mancanza di certezza del diritto negli atti promulgati dal governo regionale in materia di sanità. E’ la mancanza di credibilità del governo stesso nonostante questi proceda arrogantemente e presuntuosamente senza un minimo di confronto con le parti sociali. Si perde nella notte dei tempi l’ultimo incontro tra governo e sindacati dei medici che più volte hanno sottolineato l’importanza di sfuggire alle logiche della vecchia politica per dare una “svolta rivoluzionaria” che è rimasta solo negli “slogans”di questo governo. Le conseguenze le pagano tutti i giorni operatori sanitari e cittadini prigionieri di un’incertezza stagnante che crea paralisi e talvolta uccide”.

Articolo originale 

10 Marzo 2015

La nomina di Angelo Pellicanò è legittima. A stabilirlo è la Quarta Sezione del TAR Sicilia con sede distaccata a Catania Il ricorso presentato dal manager della sanità Angelo Pellicanò, prima nominato direttore generale dell’ospedale Cannizzaro e poi revocato dalla Regione a causa dell’interpretazione della nuova norma che impedisce ai pensionati di ricoprire incarichi nella pubblica amministrazione se non “esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno”, ha chiarito i dubbi e le incertezze durati oltre sette mesi.

La nomina era legittima, ma nulla restituirà alla sanità e ai siciliani il tempo trascorso con disservizi presso le strutture ospedaliere che di fatto sono rimaste vacanti, con la presenza di commissari che hanno operato con atti temporanei, impedendo attraverso l’assenza del direttore generale, la possibilità di fare una programmazione e limitando gravemente gli atti necessari per il buon funzionamento dei nosocomi. Il commissariamento ha di fatto mantenuto una Sanità precaria. Angelo Pellicanò era stato nominato Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania, poi, a seguito di una serie di pareri contrastanti da parte degli uffici competenti della regione e dell’avvocatura dello Stato, il Decreto del presidente della Regione, in autotutela, aveva annullato la sua nomina.

Un chiarimento sulla legittimità della nomina era stato fatto direttamente dal ministro Marianna Madia che attraverso una circolare, spiegava la reale applicazione della norma che nel caso di specie ammetteva la nomina dei manager. A seguito di quel parere si susseguirono una serie di audizioni anche in commissione sanità dove Lucia Borsellino prendeva atto della circolare mentre Rosario Crocetta asseriva l’intervenuta mancanza di fiducia nei confronti dei due manager prima nominati e poi revocati Pellicanò e Cantaro.

La nomina dei due professionisti era stata preceduta da una lunga e complessa fase di valutazione dei curricula di centinaia di candidati, con l’intervento anche di società esterne lautamente pagate e la valutazione definitiva di un comitato di saggi. Nonostante il possesso di tutti i requisiti e l’essersi classificati ai primi posti nella classifica degli idonei, la loro nomina era stata revocata ed adesso la sentenza del TAR di Catania rimette tutto in discussione, ordinando esplicitamente alla Regione Sicilia di colmare immediatamente la vacanza creata nella gestione di due dei più importanti nosocomi dell’intero paese.

Simona Scandura

Articolo orginale 

9 Marzo 2015

Ribaltata la sentenza del giudice del lavoro di Rimini nel 2012 con cui per la prima volta si era riconosciuto un nesso tra la vaccinazione trivalente Mpr (morbillo-parotite-rosolia) e l’insorgenza di autismo in un bambino vaccinato nel 2002. Accolto il ricorso del Ministero della Salute. “Studi irrilevanti smentiti dalla comunità scientifica”.

La corte d’Appello di Bologna ha ribaltato la sentenza del giudice del lavoro di Rimini, che nel 2012 aveva stabilito un nesso tra la vaccinazione trivalente Mpr (morbillo-parotite-rosolia) e l’insorgenza di autismo in un bambino vaccinato nel 2002. La prima sentenza, che condannava il Ministero della salute riconoscendo il diritto all’indennizzo previsto dalla L. 210/92 per la famiglia del bambino, veniva ritenuta “storica” e utilizzata come punto di riferimento in molte cause civili per danni, che sono state avviate successivamente.

Il Ministero della salute ricorda in una nota di aver “fatto ricorso alla Corte d’Appello che ha nominato un consulente tecnico d’ufficio: il dottor Lodi ha stroncato i presupposti della decisione del giudice del lavoro definendo “scientificamente irrilevanti” le ragioni della sentenza riminese”. Nel giudizio di secondo grado il medico “ha segnalato in modo minuzioso la non pertinenza e la non rilevanza degli studi in essa citati”.

“Il consulente della famiglia – ricorda sempre il Ministero – ha presentato le ricerche del medico inglese Wakefild, autore di un articolo su Lancet sui collegamenti tra vaccini e autismo, che poi venne ritrattato dai coautori e, alla fine, ritirato dalla rivista stessa”. “Sono studi irrilevanti – ha scritto il perito – smentiti dalla comunità scientifica”. Inoltre “nella storia clinica del bambino non c’è un’oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino Mpr, vi è solo il fatto che i due eventi avvengano uno prima e uno dopo, ma come dimostrato, ciò non è sufficiente a mettere in relazione i due eventi”.

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18 Febbraio 2015

CATANIA – Alla fine del girone di andata la squadra dell’Ordine dei Medici ed Odontoiatri della provincia di Catania è prima in classifica. Il torneo, che si svolge annualmente da ventuno edizioni, coinvolge squadre dei diversi Ordini professionali: Medici, Architetti, Notai, Magistrati, Avvocati, Commercialisti, Ingegneri, Chimici. Su nove partite disputate finora i Medici ne hanno vinte otto e pareggiata una. Proprio nell’ultimo incontro c’è stata la netta vittoria per 5-0 sui Commercialisti, secondi in classifica e che avevano vinto tutte le precedenti partite.

La squadra è guidata da Mauro Meli, ginecologo dell’A.S.P. di Catania, che fino all’anno scorso ha partecipato come calciatore a quasi tutte le edizioni vincendone diverse, insieme agli attuali veterani.

Il presidente Massimo Buscema già dallo scorso anno ha voluto caratterizzare la partecipazione dell’Ordine dei Medici ed Odontoiatri di Catania, aprendo la partecipazione a tutti i colleghi interessati: attraverso il sito dell’Ordine c’è stato grande coinvolgimento di nomi nuovi che stanno dando il loro contributo insieme ai colleghi più esperti.

La squadra svolge regolari allenamenti bisettimanali ed è brillantemente supportata dal preparatore atletico Gino Del Tevere. La forza della squadra è quella legata al gruppo dei tanti atleti che si alternano in campo, con una panchina lunga e di livello e con l’esperienza di colleghi non giovanissimi ma forti tecnicamente (Percolla, Valenti, Zingali, Cocuzza, Reibaldi, Latteri, Conti, Grasso, D’Antone, Maugeri, Meli, Zappata, Impallomeni, Paratore, Priolo, Barbagallo e Nicolosi) e la corsa e l’entusiasmo dei giovani colleghi (Sardo, Befumo, Cacia, Judica, Papotto, Ciccia, Annunziata, Bellinvia, Zerbo, Zelante, Schisano).

La squadra dei Medici si conferma solida in difesa, anche grazie all’apporto di un centrocampo che svolge una buona funzione di filtro, migliore attacco con 32 reti segnate in nove partite, e migliore differenza reti: i primi tre in classifica cannonieri sono medici. Si riesce così in definitiva a coniugare la preziosa attività professionale con momenti di condivisione e attività sportiva.

18/02/2015

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18 Febbraio 2015

L’associazione socio-culturale Axada, che nel mese di luglio del 2014 ha festeggiato il suo quarto anniversario dalla fondazione, rappresenta ormai un punto riferimento consolidato per la realtà giovanile catanese e della Sicilia centro-orientale, tanto da annoverare il superamento della soglia dei 500 iscritti già nel primo periodo del nuovo anno sociale. Il patrimonio umano che muove l’Associazione è costituito in prevalenza da giovani medici e professionisti operanti nella sanità, ma sono presenti anche studenti di medicina e di altri corsi di laurea dell’ateneo catanese (odontoiatria, psicologia, biologia, giurisprudenza, infermieristica) nonché giovani professionisti appartenenti ad altri ambiti. Tale eterogeneità di composizione è proprio quell’elemento che ha conferito e conferisce ad Axada le potenzialità per poter divenire, in maniera sempre più netta, una preziosa fonte di energie creative e di risorse umane e professionali da mettere a disposizione della società, per perseguire l’ambizioso progetto di migliorarne alcuni aspetti. Altra finalità dell’Associazione è quella di promuovere momenti di socializzazione fra i suoi iscritti, per potenziare la coesione del gruppo con la conoscenza reciproca e favorire il libero scambio di idee, fondamentale terreno fertile per la nascita di progetti nuovi e di notevole interesse per tutti. In generale, le attività dell’Associazione si muovono su tre sfere di ambiti differenti ma complementari: da una parte, l’assistenzialismo su base volontaria e le attività di sensibilizzazione ad assumere comportamenti solidali e socialmente utili (quali per esempio l’attività di assistenza sanitaria gratuita, l’annuale campagna di sensibilizzazione alla donazione di sangue e il banco farmaceutico); dall’altra, l’organizzazione di congressi e di attività teorico pratiche di pertinenza sanitaria finalizzati alla formazione degli studenti e all’aggiornamento dei medici, con attribuzione di crediti universitari ADE e di crediti ECM; “least but not last”, gli eventi formativi di interesse più generale (quali per esempio i corsi di lingua inglese e spagnola, i cineforum, i “momenti letterari” con approfondimenti su varie tematiche e la redazione di un periodico online dell’associazione) e i momenti di aggregazione giovanile.

L’apertura del nuovo anno sociale è stata bandita nell’ottobre del 2014 dal congresso dal titolo “L’Endometriosi oggi”, e dal piacevole ritorno del corso di clown- therapy che, anche nella sua nuova edizione, ha permesso di formare 76 nuovi volontari che presteranno servizio nelle degenze pediatriche dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria “Policlinico – Vittorio Emanuele” nel corso dell’anno 2015. Il gruppo di soci che hanno partecipato alla precedente edizione del corso di clown therapy Axada ha avuto modo inoltre di conoscerne il padre fondatore di tale disciplina, Patch Adams, in visita a Catania nel mese di giugno scorso, un medico che al tempo stesso lavora come attivista per la pace, la giustizia e la cura del prossimo e ha da poco aperto negli Stati Uniti un centro per dispensare terapie gratuite a chiunque ne abbia di bisogno.

Il 2015 è stato inaugurato dalla seconda edizione del “Corso di Tecniche Chirurgiche di base”, di particolare utilità per tutti i soci che opereranno o che lavorano già in ambito sanitario, perché costituito soprattutto da attività di carattere pratico, svolte sotto la guida di chirurghi tutor qualificati.

Inoltre, come di consueto, sono in programma numerose iniziative di aggiornamento e di formazione di natura congressuale, su patologie ad elevata ricorrenza e su altri argomenti molto attuali. A dare il via a tale tipologia di attività associativa sarà il Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Catania, il Prof. Massimo Buscema, che il 24 gennaio terrà un congresso sui tumori della tiroide presso l’aula magna del Policlinico Universitario etneo. Si elencano di seguito alcune delle altre problematiche che verranno affrontate nei congressi dell’anno sociale in corso, tutte con approccio multidisciplinare: herpes simplex genitalis; carcinoma del colon retto; malattie croniche e deficit dell’accrescimento; diete, nutri-fitointegratori e nutrizione clinica enterale – parenterale per prevenzione e supporto di patologie varie. Inoltre l’Associazione sarà responsabile dell’organizzazione del “Primo meeting cardiologico catanese”, dal titolo “Updates in Hearth failure”, e promuoverà incontri di informazione e formazione su tematiche di pertinenza sanitaria di più ampio respiro, quali “Qualità, good e malpractice in sanità” e “La rivista medico scientifica”.

Infine, si segnala che entro il 2015 verranno attivate dall’associazione delle opportunità di scambio con l’estero ai fini della formazione professionale e di volontariato.

L’associazione socio-culturale Axada è aperta in qualsiasi momento dell’anno sociale ad accogliere tutti coloro i quali volessero contribuire direttamente con il proprio entusiasmo e le proprie idee a coltivare e far crescere i progetti già esistenti, coloro i quali avessero desiderio di avanzare nuove proposte, ma anche chiunque volesse esclusivamente fruire dei servizi e delle numerose attività già esistenti (http://www.axadacatania.com/), e sempre in coerenza con lo spirito fondante del gruppo, ben concettualizzato dal motto dell’associazione: ”Per Aspera ad Astra!”.

Dott.ssa Michela Cannarozzo

18 Febbraio 2015

Il divario tra Nord e Sud, soprattutto in ambito sanitario, sembra ancora molto lontano dall’estinzione, anzi pare aumentare di anno in anno, anche a causa dell’attuale crisi dei sistemi produttivi e dei servizi. Dal rapporto annuale Istat emerge che i cittadini siciliani sono insoddisfatti dei propri servizi sanitari, un giudizio negativo che nel dettaglio riguarda non solo i servizi igienici, le strutture sanitarie, le liste d’attesa e il rapporto medico – paziente, ma anche la professionalità medico-sanitaria. Il declino attuale della Sicilia si può leggere anche nel crescente numero di studenti siciliani che scelgono di intraprendere la faticosa via dei “fuorisede”, proseguendo gli studi in altre regioni, spesso con un biglietto di sola andata. Secondo dati recentissimi, sono circa 36.000 gli universitari siciliani fuorisede, circa un quarto dell’intera popolazione universitaria siciliana, con Milano, Bologna, Padova, Torino, ma anche Pisa, Roma e Siena fra le mete più gettonate. Oltre a medicina ed infermieristica, la scelta di studiare fuori riguarda anche ingegneria, economia, marketing, giurisprudenza e psicologia.

Questo fenomeno implica inoltre uno spostamento di risorse finanziarie che vanno ad arricchire gli atenei del centro-nord e di risorse umane che contribuiranno a far crescere le società e i sistemi produttivi di quelle regioni. Tutto ciò è un sintomo non solo della crisi del mercato del lavoro ma anche di quello della formazione di livello elevato, e ne è ulteriore riprova la scarsissima capacità del sistema formativo di attrarre studenti da altre regioni.

Per questo si fa pressante la necessità di ripensare la formazione medica, per ricondurla ai suoi veri scopi, e di instaurare un nuovo rapporto di crescita reciproca tra territorio e giovani professionisti della sanità.

L’O.M.S. ha individuato nella formazione e nell’aggiornamento uno degli strumenti fondamentali per il perseguimento della Salute del cittadino. Quando si parla di un settore strategico e fondamentale per il territorio come la sanità, l’inadeguatezza del sistema formativo può assumere proporzioni devastanti, ancor di più se sommato allo scarso rapporto con il territorio in termini di organizzazione, di produttività, di inserimento professionale e di medicina preventiva.

Purtroppo, nonostante l’impegno istituzionale ed organizzativo, la formazione (specialistica e non) in sanità, soprattutto in sanità giovanile, è spesso travolta dalla frenesia degli oneri di reparto e di ambulatorio, dalla crescente burocrazia e dalla mancanza di metodologie didattiche innovative che riescano a coincidere con un efficace apprendimento.

Per ottenere questo risulta di fondamentale importanza seguire il “principio di inscindibilità” delle funzioni di didattica, ricerca ed assistenza che caratterizza l’attività esercitata presso le Aziende Ospedaliere Universitarie e le Scuole di Medicina delle Università.

Questo principio è stato già recepito negli Stati Uniti ed in numerosi altri Paesi europei, nei quali i nosocomi di formazione sanitaria, denominati “Teaching Hospital”, costituiscono il perno del sistema formativo e assistenziale sanitario universitario.

I Teaching Hospital sono degli “ospedali d’insegnamento” che forniscono istruzione e formazione per i futuri e gli attuali medici, infermieri e altri professionisti della salute, oltre a garantire assistenza medica ai pazienti. Essi sono generalmente collegati con le Scuole di Medicina o le Università, e possono essere di proprietà dell’università o far parte del sistema sanitario regionale o nazionale. Gli ospedali universitari svolgono anche attività di ricerca e sono centri di sperimentazione e di innovazione tecnologica.

Tutti i Teaching Hospital dei maggiori Paesi occidentali costituiscono un fiore all’occhiello delle realtà in cui essi operano e, indipendentemente dalle diverse modalità di finanziamento e di organizzazione, rappresentano il motore della formazione sia dei professionisti della sanità che della ricerca clinica.

Questo risultato, a mio avviso, è stato raggiunto perché in questi Paesi è maturata una forte consapevolezza che tra le priorità negli investimenti deve esserci quello in formazione e ricerca, specie di tipo sanitario.

In relazione al Paese preso in considerazione, è possibile osservare diverse peculiarità conseguenti ai modelli di relazione tra Sistema Sanitario ed Università, al sistema di finanziamento e alla Governance. Nel suddetto quadro internazionale e con riferimento ai rapporti università – Teaching Hospital, possono individuarsi principalmente due modelli:

  1. il “cooperation model” in cui l’ospedale e la scuola di medicina sono indipendenti tra di loro e regolano l’attività comune sulla base di accordi;
  2.  “l’integration model” in cui la scuola di medicina è pienamente integrata nell’ambito del Teaching Hospital influenzando una serie di processi decisionali e prevedendo la presenza dei suoi membri negli organi di governo.

I “Teaching Hospital” sono prevalentemente istituzioni pubbliche o organizzazioni “no profit” (Paesi Bassi), ma è possibile registrare una presenza di privati prevalentemente nell’esperienza americana e, in modo più limitato, in quella spagnola.

Nell’”integration model” la Scuola di Medicina è inglobata all’interno del Teaching Hospital. In pratica l’integrazione permette la creazione di un unico soggetto che esercita una ben definita e specifica funzione che garantisce autonomia rispetto a eventuali ingerenze sia dell’Università sia del servizio sanitario. In tutti i modelli al finanziamento dell’attività assistenziale concorre il sistema sanitario in base alle regole stabilite dal Paese di riferimento, mentre le attività di didattica e di ricerca sono finanziate mediante l’assegnazione di risorse garantite da soggetti diversi, in particolare provenienti dall’Università e da altri soggetti pubblici centrali (ad esempio, il Ministero dell’Educazione nei Paesi Bassi, l’Institut National de la Santè et de la Recherche Medicale in Francia) o territoriali (ad esempio i Lander nel caso tedesco).

Solo perseguendo il modello del Teaching Hospital, incentivando fortemente i finanziamenti privati e potenziando in maniera mirata la formazione d’eccellenza, sarà possibile fare del nostro Paese, che già brilla per equità di accesso alle cure, un modello da seguire tanto nella formazione sanitaria quanto nella qualità dei servizi assistenziali.

Dott. Salvatore Giovanni Vitale – Consigliere Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Catania