Ricerca Medico
Albo Online

News dal mondo della Sanità

18 Febbraio 2015

«Tragedie come quella accaduta a Catania, nell’ipotesi che si dovesse accertare, eventualmente, che essa sia dipesa anche o addirittura solo da fattori organizzativi, potrebbero verificarsi anche a Roma come a Milano, perché oggi, da nord a sud, in particolare in ambito sanitario, quello che ha il budget più critico, gli equilibri tra Governo Centrale, Governi Regionali, e Amministrazioni Locali (comprese quelle delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere) non consentono di dar corso ad alcuna vera riforma sistematica, in quanto, ormai da diversi anni, le riduzioni di spesa hanno la meglio sulla sicurezza: se non si ammette quest’evidenza, qualunque approccio al problema è inutile».

Lo sottolinea un comunicato del presidente di Aaroi-Emac Alessandro Vergallo che si oppone alla «caccia alle streghe» scatenata dalla vicenda di cronaca di Catania dove una neonata ha perso la vita subito dopo la nascita, durante il tragitto in ambulanza tra Catania e Ragusa alla ricerca di un posto in Rianimazione e all’ «indice accusatorio» puntato contro le «vittime sacrificali da mettere alla gogna» ossia i medici. «Vi sono state proclamazioni improvvide, – precisa ancora Vergallo – da cui è trasparsa una velata presunzione di colpevolezza dei medici coinvolti nella tragica vicenda. Del resto, i medici, nell’intero nostro Paese e non solo in Sicilia, sono ormai talmente rassegnati a dover essere i capri espiatori di ogni caso di presunta malasanità, ormai ridotta con troppa e sospetta faciloneria a malamedicina, da non tentare quasi più di opporre resistenza a gogne mediatiche di ogni genere, alle quali sono sistematicamente condannati ancor prima di un processo nelle sedi competenti.

Ci troviamo, da tempo e nell’intero Paese, – prosegue Vergallo – di fronte ad una carenza insostenibile di posti-letto salvavita, di cui peraltro, proprio in Sicilia, va dato atto che con il DA 14/01/2015 «Riqualificazione e rifunzionalizzazione della rete ospedaliera territoriale», pubblicato sulla G.U.R.S. risalente al 23 Gennaio u. s., si dispone specificamente che «le Aziende Sanitarie attivino i posti letto di Rianimazione previsti dalla programmazione regionale e non ancora attivati. Pertanto, – conclude il Presidente dell’Aaroi-Emac – è indispensabile che almeno in tutti gli Ospedali, pubblici e privati, dotati di punto nascita, sia sempre presente un Anestesista Rianimatore in servizio di guardia anestesiologica separata dalla guardia rianimatoria, h24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, in modo che sia evitato il rischio che debbano correre precipitosamente in sala operatoria o in sala parto l’Anestesista in servizio di pronta disponibilità da casa, oppure, forse peggio, il Rianimatore in servizio presso l’Unità di degenza costituita dalla Rianimazione, che deve abbandonare i pazienti degenti in Rianimazione, dove è più che mai evidente la necessità della continuità assistenziale».

Articolo originale

16/02/2015

18 Febbraio 2015

Per la Commissione Pediatria del Sindacato, un Ssn che si rispetti dovrebbe attivarsi per monitorare l’attuazione delle linee guida sui punti nascita nelle Regioni, piuttosto che aspettare l’evento avverso per indignarsi e ricercare colpevoli. Soprattutto il taglio dei Pl non deve colpire quelli di Terapia intensiva neonatale

“Gli accertamenti di responsabilità in corso ci diranno se l’evento fosse realisticamente evitabile e l’indagine della magistratura farà il suo corso. Speriamo soltanto che, alla fine, non siano i medici e gli operatori sanitari ad essere riconosciuti come colpevoli, dopo aver letto le immancabili dichiarazioni del mondo della politica, le minacce di commissariamento, gli annunci di dimissioni, di commissioni d’inchiesta, di interventi dei Nas e le promesse di responsabili che pagheranno”.

È quanto dichiara in una nota la Commissione Pediatria Anaao Assomed che lancia alcuni quesiti: “Può la politica sfilarsi dalle responsabilità, dichiarando sconcerto e sorpresa? Oppure, più realisticamente, dovrebbe assumersi la responsabilità di omissioni di organizzazione e di controlli, che ci consegnano la percezione di un sistema pletorico e magari costoso, quanto differenziato per aree geografiche e disorganizzato?”.

“Un Servizio Sanitario Nazionale che si rispetti, soprattutto dopo l’accordo Stato Regioni del 2010 – sottolinea il sindacato –  dovrebbe attivarsi per monitorare l’attuazione delle linee guida nelle varie realtà regionali, piuttosto che aspettare l’evento avverso per indignarsi e ricercare colpevoli. Chiedere che ogni punto nascita, pubblico e privato, sia dotato di una Terapia Intensiva Neonatale mi pare velleitario. Ma che ogni punto nascita sia dotato di una assistenza neonatale efficiente e dedicata h. 24 ci sembra doveroso. Una rete neonatale efficiente prende in carico il paziente dal momento dell’attivazione, garantendo un monitoraggio dei posti letto di terapia intensiva ed un trasporto protetto con personale ed attrezzature dedicate (STEN).Tutto questo si chiama organizzazione in rete. A chi tocca il dovere di renderne esecutiva l’applicazione? E speriamo pure che, nel taglio generalizzato di posti letto, effetto della spending review, non sia finito anche il taglio di posti letto di Terapia Intensiva Neonatale”.

16/02/2015

Articolo originale

18 Febbraio 2015

Le dimissioni dell’assessore alla Salute siciliano Lucia Borsellino «non erano richieste», ma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha inviato una task force sul posto, si aspetta chiarezza e verità sul caso della piccola Nicole, la neonata morta in ambulanza dopo essere stata rifiutata da tre ospedali di Catania. «Nessuno aveva chiesto le sue dimissioni – dichiara – così come nessuno le ha chiesto di ritirarle, quindi ognuno faccia le proprie valutazioni».

La ministra della Salute si è mostrata molto colpita dalla vicenda: «E’ una di quelle situazioni che non ti fanno dormire la notte. Vedere le foto della mamma quando era incinta – spiega – non è una cosa che può lasciare indifferenti. Bisogna rimuovere le falle del sistema perché non si ripeta più. Ci sono segnali preoccupanti per quanto riguarda l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza e dei protocolli per la programmazione, ma non mi posso pronunciare finché non avrò in mano i dati delle ispezioni fatte».

Nel pool inviato dal ministero, spiega Francesco Bevere, il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, «ci sono anche professionisti di Agenas, esperti tra i più capaci nel dirimere le tematiche dell’organizzazione delle emergenze. Agenas farà il suo lavoro rendendo possibile un approfondimento laddove richiesto».

Il punto sulle indagini. Dai primi atti degli ispettori del ministero della Sanità in Sicilia emerge che la casa di cura in cui Nicole è nata – la Casa di Cura Gibiino – non ha segnalato la gravità del caso alle Unità di terapia intensiva neonatale contattate e che il 118 avrebbe dovuto inviare la bambina nell’Unità di terapia intensiva neonatale più vicina, a Messina. Che aveva la disponibilità del posto letto ma non è stata contattata perché fuori distretto.

Le persone indagate dalla Procura per omicidio colposo sono nove: 5 medici che hanno operato tra la clinica privata dove è avvenuto il parto e il trasferimento in ambulanza della piccola, 2 persone del 118 e altre 2 di altrettante unità di terapia intensiva neonatale. «Stiamo verificando – ha spiegato il procuratore di Catania, Giovanni Salvi – le responsabilità penali. È una vicenda dolorosa e occorrerà tempo».

Il fronte dei medici punta il dito sulle difficoltà in cui versa la sanità italiana in seguito ai tagli e alla cattiva gestione L’Anaao Assomed siciliano, il principale sindacato dei medici, contesta il «comportamento irresponsabile delle figure istituzionali» che in «un affrettato clima di irrazionale scarica-barile» hanno fatto ricadere le responsabilità sui medici. «Come mai – si chiede il sinadacato – ad oggi non è stato attivato il Servizio di trasporto emergenze neonatali (Sten) nel bacino Catania, Ragusa, Siracusa?».

Per l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica (Aaroi-Emac), è accaduto a Catania ma potrebbe accadere a Roma come a Milano, se si taglia sulla sicurezza: «Ormai da diversi anni – sottolinea il presidente Alessandro Vergallo – le riduzioni di spesa hanno la meglio sulla sicurezza. Se non si ammette quest’evidenza, qualunque approccio al problema è inutile».

Rosanna Magnano

16/02/2015

Articolo originale 

17 Febbraio 2015

Il Prof.Antonio Cianci è direttore della clinica ostetrica del Policlinico di Catania. Sulla triste vicenda che ha portato alla morte della piccola Nicole il Professore non ha dubbi: è un problema prettamente organizzativo, la politica deve cambiare. Esiste un problema di organizzazione delle strutture sanitarie in Sicilia, aggravato dalla situazione di incertezza causata dall’assenza dei direttori generali. Tutto questo, secondo il Professor Cianci, è frutto di una gestione politica della Sanità disattenta ai veri bisogni dei operatori che ogni giorno lavorano nelle grandi strutture delle principali città siciliane.

Professore com’è possibile che oggi, nel 2015, una bambina possa morire in questo modo?

“Che sia morta in questo modo è veramente spiacevole. Pur non conoscendo i fatti nello specifico, e sapendo che un neonato può avere problemi alla nascita, sicuramente dovrebbe avere una migliore assistenza e migliori possibilità di sopravvivenza”.

E’ un problema che secondo lei riguarda più la parte medica o quella politica della Sanità?

“Nel caso specifico, non posso dire con precisione di chi sia la responsabilità. E’ certo però che la nostra organizzazione sanitaria è carente perchè la politica non sostiene adeguatamente gli ospedali e l’attività sanitaria siciliana. In particolar modo quegli ospedali, come il Policlinico dove lavoro io stesso, dove viene svolto il peso maggiore dell’assistenza sanitaria. Questi non sono adeguatamente riforniti di medici e personale paramedico e attrezzature rispetto alla mole di lavoro che si svolge”.

Quindi secondo lei è un problema più che altro organizzativo. 

“E’ assolutamente un problema organizzativo. Mi viene in mente quella locuzione latina “mentre Sagunto viene espugnata a Roma si discute”, ecco mi pare che a Palermo si discute ma le persone negli ospedali muoiono o hanno problemi di assistenza, senza che questi vengano minimanente affrontati in maniera celere come richiederebbe la necessità”

Cosa si può fare concretamente per migliorare la situazione, affinché una situazione come questa non avvenga mai più?

“Io credo che ci siano degli ospedali di riferimento nelle regioni e questi debbano essere costantemente aggiornati sia dal punto di vista delle tecnologie che dal punto di vista del personale. Si può fare un piano di ristrutturazione delle strutture ma non si possono coinvolgere ospedali importanti e ambulatori di provincia allo stesso modo, questo è il risultato di queste politiche”.

Cosa sono le UTIN ? come funzionano?

“Le UTIN sono le rianimazioni dei neonati, queste servono per assistere i bambini immaturi o neonati che hanno difficoltà alla nascita, oppure come nel nostro caso neonati che nascono con malformazioni e devono essere subito operati dal chirurgo pediatra. Bene, questi posti di UTIN sono dislocati nei grossi ospedali cittadini ma risultano costantemente occupati, Forse sono insufficienti i posti, le attrezzature ed il personale, ma è certo che ogni volta che nasce un prematuro parte una serie di consultazioni tra le varie UTIN alla ricerca del posto utile. Questo non è possibile, Catania è una grossa città del meridione e deve essere in grado di offrire sempre ricovero ai neonati che nascono con problemi”.

Cosa si sente di dire, infine, alla politica?

“Alla politica mi sento di dire che possono continuare a discutere ma non è possibile pensare che un grande ospedale come il nostro ancora non abbia un direttore generale, che abbia un facente funzioni che ha dei limiti di poteri, e quindi tutte le difficoltà che ogni giorno emergono vengono rimandate al mittente. Questa non è mala sanità è mala politica. Anzi i medici vanno applauditi e lodati per gli sforzi che fanno per portare avanti questi ospedali nonostante le mille difficoltà”.

Mattia S. Gangi

Articolo originale 

15 Febbraio 2015

Costituito un gruppo di lavoro congiunto tra Ordine dei medici e Cassa previdenziale. Oliveti: “Particolarmente appropriato impegnarsi in questo ulteriore sforzo istituzionale congiunto”. Conte: “Abbiamo messo il lavoro fatto con i broker a disposizione del Gruppo di Lavoro, come spunto di riflessione per una proposta comune”

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri e l’Ente previdenziale di categoria hanno infatti costituito un gruppo di lavoro comune con l’obiettivo di giungere a una copertura che tuteli tutte le categorie di medici e odontoiatri. I due enti si pongono così anche come interlocutori naturali per meglio definire il perimetro della responsabilità medica.
Al Gruppo di lavoro parteciperanno, perla Fnomceo, il Segretario generale Luigi Conte, il Direttore Marco Cavallo, i componenti del Comitato centrale Sergio Bovenga e Sandro Sanvenero e, per l’Enpam, il consigliere Giacomo Milillo, il vice presidente Roberto Lala e il vice presidente Vicario Giampiero Malagnino.
“Sia la Fondazione Enpam sia la Fnomceo hanno avviato nel corso del 2014 ricerche e iniziative per fornire agli iscritti le possibili risposte all’obbligo di legge – ha dichiarato il presidente della Fondazione Enpam Alberto Oliveti –. È ora particolarmente appropriato impegnarsi in questo ulteriore sforzo istituzionale congiunto”.
“La Fnomceo – precisa Luigi Conte – da quando questa nuova legge è entrata in vigore, è impegnata nella messa a punto di un progetto che possa rispondere alle esigenze dei colleghi, con l’obiettivo di portare serenità nell’esercizio professionale quotidiano. Abbiamo messo il lavoro fatto con i broker a disposizione del Gruppo di Lavoro, come spunto di riflessione per una proposta comune. Ci siamo assunti questo impegno come prioritario per rispondere a questa problematica emergente per tutti i colleghi”.

Fonte originale

10 Febbraio 2015

Da qualche tempo si registra l’imperversare di forte preoccupazione da parte dei colleghi laureati non medici iscritti alle scuole di specializzazione di area sanitaria o aspiranti specializzandi, conseguente alla diffusione di voci relative ad una presunta azione volta a dequalificare la formazione dei non medici, limitandone l’accesso ai ruoli del Servizio Sanitario Nazionale, nonché a disinnescare gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato n. 6037 del 17 dicembre 2013, che, come è noto, obbliga i Ministeri competenti a valorizzare il ruolo degli specializzandi non medici attraverso opportuni riconoscimenti economici. Tale stato d’animo, alimentato da notizie talora diffuse probabilmente in assenza della conoscenza di tutti gli elementi del caso, si accompagna ad una sempre meno celata vis polemica nei confronti dell’operato del Gruppo di lavoro incaricato dal MIUR di esitare una proposta di riordino e di razionalizzare dell’offerta formativa delle scuole di specializzazione di medicina, in ossequio a precisi adempimenti di legge che hanno investito i soli medici specializzandi (DL 104/2013 e DL 90/2014). Tuttavia, la nostra Associazione, che ha contribuito ai lavori del predetto Gruppo di lavoro tecnico (non tavolo politico), non ha mancato di sollecitare il MIUR al fine di provvedere ad un opportuno riordino del percorso formativo anche per gli specializzandi non medici, che ha delle specificità che meritano una propria dignità culturale e professionale. D’altra parte, come è noto, il SIGM, nell’ottica di un approccio multi-professionale e multi-disciplinare, da sempre sostiene la causa dei colleghi specializzandi non medici.

Dopo aver effettuato gli approfondimenti del caso, informiamo che il Consiglio Nazionale Universitario (CUN), in data 16/17 dicembre 2014, ad integrazione dell’approvazione della proposta di riordino dei percorsi formativi dei medici, esitata dal predetto Gruppo di lavoro ministeriale, ha recepito la proposta di riordino già formulata nel 2011 dai rispettivi referenti dei settori scientifico disciplinari per quanto concerne le scuole di specializzazione di riferimento per odontoiatri, farmacisti e fisici. Contestualmente, il MIUR ha approvato una risoluzione che recita come di seguito: “In relazione alle Scuole di Specializzazione con accesso anche per i non medici il CUN sottolinea che il laureati non medici, al pari dei medici, necessitano del Diploma di Specializzazione ai fini dell’accesso ai ruoli dirigenziali del SSN. Richiede quindi che attraverso uno specifico Decreto Ministeriale si provveda, con urgenza, previa istruttoria e revisione da parte del CUN, al riordino dell’Ordinamento Didattico, nonché alla riorganizzazione delle classi, delle tipologie e della durata delle scuole di specializzazione di area sanitaria, di cui al vigente DM 1 agosto 2005, con accesso misto per i medici e per i non medici. Tali scuole sono attualmente: Microbiologia e Virologia, Patologia Clinica e Biochimica Clinica, Genetica Medica, Farmacologia e Tossicologia Medica.
Ne discende che, come da auspici e richiesta formulata anche dalla nostra Associazione, anche il percorso formativo-professionalizzante post lauream di tutti i non medici dovrebbe essere soggetto, con apposita decretazione, ad un opportuno riordino, fermi restando sia il requisito del possesso del diploma di specializzazione per l’accesso dei non medici ai ruoli della dirigenza del SSN sia i diritti acquisiti a mezzo della Sentenza del Consiglio di Stato n. 6037 del 17 dicembre 2013. Del resto, in nessuna occasione la nostra Associazione ha mai riscontrato presso i Ministeri competenti elementi che andassero nella direzione di penalizzare gli specializzandi non medici.
Ci permettiamo, pertanto, di suggerire ai colleghi specializzandi non medici di spendere le proprie energie al fine di sostenere il predetto percorso di riforma, elaborando al contempo una proposta di riordino dei percorsi formativi di riferimento, tenendo conto delle esigenze culturali delle varie discipline e cercando di coniugare le esigenze degli attuali specializzandi con quelle degli aspiranti specializzandi. Inoltre, ci permettiamo di rinnovare l’invito a trovare punti di convergenza tra le giovani generazioni di tutte le professioni dell’ambito bio-sanitario, sia al fine di reperire le indispensabili risorse da investire nella formazione sia al fine di ottenere una adeguata programmazione dei fabbisogni di professionalità richieste dal SSN. Con particolare riferimento a questo ultimo punto, ci preme confutare le analisi proposte dai sindacati ospedalieri che, perseguendo le finalità di una parte del sistema salute, non sembrano tenere nel dovuto conto gli attuali e futuri scenari e bisogni di salute, che orientano il sistema ad un’assistenza integrata tra ospedale e territorio (che richiede più medici generalisti, nonché medici specialisti maggiormente vocati al trattamento delle multi-cronicità e delle co-morbosità) e non più ad un ormai superato assetto ospedalo-centrico. Né, per quanto attiene alla durata dei percorsi formativi, ci sembra che le citate analisi, peraltro parimenti utilizzate per stimare un recupero di risorse da investire nella formazione post lauream dei medici, sembrano sottintendere come alcuni dei percorsi specialistici in altri Paesi Membri dell’UE siano delle sub-specialties ovvero non conferiscano in maniera pedissequa le competenze professionali attribuite da taluni diplomi di specializzazione nel nostro Paese. Occorre, pertanto, produrre delle analisi di sistema che orientino alla sostenibilità, alla produttività ed alla competitività e non dare credito a visioni di parte, che appaiono talora più orientate a difendere gli assetti esistenti piuttosto che essere lungimiranti.
Nel rinnovare piena disponibilità di collaborazione ai colleghi specializzandi non medici, auspichiamo che si possa condividere, nel rispetto delle differenti specificità e competenze, una comune battaglia finalizzata a recuperare risorse dal superamento degli sprechi, dell’inappropriatezza e delle posizioni di rendita espressione di una visione di parte, in modo da re-investirle in formazione e ricerca, assets strategici del sistema salute.

Fonte originale